
“Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche”, scriveva Jean-Paul Sartre il secolo scorso, sintetizzando il significato dell’esistenza dell’uomo insieme alle sue responsabilità verso sé stesso e verso il mondo. Una lezione quella del filosofo francese estremamente attuale ancora oggi e che, per quanto riguarda l’industria della finanza e degli investimenti in particolare, invita ciascuno ad essere conscio delle proprie azioni e a saper guardare anche oltre il rendimento immediato. Non perchè il guadagno non sia l’obiettivo (legittimo) di ciascun risparmiatore, ma al contrario perchè senza valori forti e condivisi quali la tutela dell’ambiente e la sostenibilità non si crea vera ricchezza. Si rischia piuttosto di distruggerla. Pienamente consapevole di questo Schroders – colosso dell’investimento globale presente in 37 Paesi nel mondo con un patrimonio in gestione di 642 miliardi di euro – ha deciso di inaugurare la serie “MyStory”. Obiettivo: sensibilizzare gli investitori a pensare al “nostro” futuro in modo condiviso e responsabile. Un invito, insomma, a guardare le scelte finanziare, i mercati, da una diversa angolazione, potremmo dire a “osservarli dal basso”, per comprendere l’impatto che gli investimenti possono avere sulla società e come sia fondamentale valutare e misurare tale impatto al fine di generare rendimenti interessanti. “In qualità di investitori, il modo in cui indirizziamo il capitale non determina solo i rendimenti finanziari che otteniamo, ma anche la tipologia di impatto che abbiamo sul mondo. Comprendere l’impatto che le aziende hanno sulla società e sul pianeta è cruciale per determinare i loro costi reali e, in ultima istanza, i loro profitti netti”, ricorda Carolina Minio Paluello, Global Head of Product, Solutions & Quant di Schroders. Per questo il gruppo ha curato una ricca scaletta di episodi, per affrontare le tematiche più attuali del nostro vivere quotidiano e le sue trasformazioni, a partire da quelle tecnologiche e al loro utilizzo a servizio dei Paesi in via di sviluppo.
Safaricom e i pagamenti digitali in Kenia
Nel primo episodio di “My Story”, Katherine Davidson – Portfolio Manager, Global & International Equities – spiega infatti come il sistema di pagamento basato sulla telefonia mobile lanciato da Safaricom, il più grande operatore cellulare keniano che con la sua rete 3G serve il 94% della popolazione, abbia avuto un impatto trasformativo sul Paese africano. Nel 2007, Safaricom ha infatti lanciato il sistema di pagamenti mobile M-Pesa, che ha permesso a milioni di persone di effettuare transazioni istantanee e sicure senza contanti tramite SMS, senza il bisogno di avere un conto corrente. “Safaricom presenta un track record di crescita e profittabilità attraente. Con il 75% della popolazione keniana sotto i 35 anni, è anche ben posizionata in un mercato giovane, nel quale ci aspettiamo un boom dei business e dei servizi basati sulla connettività”, sottolinea Davidson. Insomma il caso Safaricom si è dimostrato essere un volano di sviluppo per la popolazione, la piccola imprenditoria e il commercio locale, ma ha anche aperto un’opportunità potenzialmente interessante per l’industria degli investimenti. Non si può infatti dimenticare l’effetto trasformativo che M-Pesa ha avuto sulla società. “Questa tecnologia prosegue Katherine Davidson – ha migliorato notevolmente le condizioni di vita di milioni di kenioti, allontanando molte famiglie dalla soglia di povertà. Safaricom ha commissionato a Kpmg uno studio per quantificare il suo impatto più ampio sulla società e ha così scoperto che il ‘valore reale’ del proprio business è pari a 10 volte i suoi profitti, il che equivale a oltre il 6% del Pil del Kenya, guidato in via diretta e indiretta dalla creazione di posti di lavoro, infrastrutture e investimenti. Allo stesso modo noi, in qualità di investitori, monitoriamo la performance finanziaria, ma teniamo traccia anche degli impatti sociali e ambientali che un’azienda genera”.
Alstom, ora il treno corre a idrogeno
Il gruppo francese Alstom è riuscito a reinventare la stessa immagine del treno, rendendolo definitivamente verde e quindi davvero sostenibile. Un mezzo lontanissimo non solo dalle locomotive divora-carbone che ancora cento anni fa univano le città incuranti dell’inquinamento provocato ma anche dai convogli diesel che nei primi decenni post bellici sfidavano la concorrenza dell’automobile e del trasporto aereo. Alstom ha infatti lanciato di recente il primo treno a idrogeno: si chiama “Coradia iLint” e può percorrere oltre 900 chilometri con un solo pieno, collegando per esempio Milano con Parigi o Vienna. “Alstom è riuscita a reinventarsi. Nel 2015 ha ceduto la divisione energetica che stava vivendo un periodo di crisi, tornando a concentrarsi sul settore ferroviario. Oggi dovrebbe trarre vantaggio dai piani di promozione del trasporto su rotaia, sostenibile e sicuro. Due sono i fattori incoraggianti. Il primo è che i treni stessi sono sempre più efficienti e meno inquinanti. Il secondo è il persistente aumento del traffico su rotaia di passeggeri e merci, a scapito di altri mezzi di trasporto più inquinanti e costosi. Nel complesso, a livello globale è attesa nei decenni a venire un’impennata del trasporto di persone e merci. Il settore ferroviario ne sarà avvantaggiato”, spiega Nicholette MacDonald-Brown, Head of European Blend Equities. Tanto che per far fronte alla domanda crescente, la messa a terra dei binari procede a ritmo serrato dagli Stati Uniti alla Cina e anche in Europa per l’alta velocità; nuove linee ferroviarie sono inoltre corso di realizzazione in Africa. Senza contare che, non appena la pandemia sarà sconfitta, ci si attende acceleri ulteriormente la riscoperta del treno come mezzo di trasporto sia d’affari che di svago, e si prevede un aumento della redditività generata da questo settore. “Tra i principali mezzi di trasporto il treno ha un impatto più contenuto in termini di emissioni di carbonio, rispettivamente pari ad appena un ottavo e a un terzo di quelle del trasporto aereo e su gomma. Ci aspettiamo che il settore ferroviario tragga vantaggio dall’impegno dei governi e delle aziende per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni”, conclude Nicholette MacDonald-Brown.
Il Recovery Plan e il progetto Hyperloop
I treni di Alstom a idrogeno sono già operativi in Germania e in altri Paesi. Un business perfettamente allineato alla spinta impressa dal Recovery Plan per l’innovazione e la sostenibilità anche sul fronte delle infrastrutture e dei trasporti. Fino, con uno sguardo prospettico, ad arrivare alla sfida di Hyperloop, il futuribile treno superveloce nato da una intuizione di Elon Musk, il papà delle auto elettriche Tesla e dei viaggi nello spazio con SpaceX, su cui sono al lavoro diversi imprenditori. Tra questi Richard Branson, fondatore di Virgin group che nel novembre del 2020 ha eseguito un primo test con passeggeri percorrendo 500 metri in 15 secondi. L’idea è quella di trasportare persone e merci in una capsula sospesa grazie alla levitazione magnetica in tubo sottovuoto per ridurre l’attrito.
Perchè investire a ”impatto”
“Il modo in cui investiamo sta cambiando, guidato da un nuovo paradigma riguardo a come vengono analizzate e valutate le aziende. Se un tempo si considerava solo il rischio e il rendimento, ora misuriamo una terza dimensione – il rischio di impatto”, rimarca Carolina Minio Paluello, aggiungendo come in Schroders, “ricerchiamo le società posizionate per avere successo nel lungo periodo. Siamo convinti che le aziende con uno scopo che va oltre il profitto saranno più durevoli, il che nel lungo termine tende a generare migliori rendimenti corretti per il rischio per gli investitori”. Un’attenzione quella di Schroders alla sostenibilità e all’impact investing suggellata dal recente ingresso nel Global Impact Investing Network, un’influente organizzazione no-profit che mira ad accrescere la diffusione e l’efficacia dell’investimento a impatto: il Network conta 350 membri a livello globale, tra cui BlueOrchard – società pioniera nell’impact investing e parte del Gruppo Schroders – che dal 2001 genera impatti positivi per ambiente e comunità di tutto il mondo, fornendo al contempo interessanti rendimenti agli investitori. “Siamo da sempre un’organizzazione ‘purpose-driven’ e il nostro focus sull’impact investing mira a conseguire rendimenti finanziari solidi, ponendo molta enfasi sull’impatto che i nostri investimenti hanno sulle persone e sul pianeta”, commenta Peter Harrison, Group Chief Executive di Schroders: “i nostri clienti sono sempre più consapevoli della stretta correlazione tra impatti sociali e rendimenti finanziari, e diventare membri del Global Impact Investing Network supporterà il nostro percorso, teso a renderci uno dei leader globali in questo ambito”.
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