Cronaca

Scontri con la polizia e bandiere bruciate: lo sciopero pro Pal smaschera il finto pacifismo

Cassonetti incendiati, treni fermi e poliziotti aggrediti. Tutto “per Gaza”, ma in realtà contro Israele, l’Occidente e il governo. Risultato? Nessuno

sciopero pro pal Foto di archivio manifestazione Pro Pal
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Eccoli di nuovo, gli eterni indignati. Quelli che ogni settimana trovano una scusa per “bloccare tutto”, scioperare, marciare contro qualcosa o qualcuno — in genere contro Israele, contro la Nato, contro gli Usa e ovviamente contro Giorgia Meloni, che ormai è diventata il bersaglio universale del malcontento organizzato. Oggi la motivazione ufficiale è la solita: Gaza. Ma in realtà l’obiettivo dei pro Pal è sempre e solo uno: la delegittimazione sistematica dell’Occidente, del governo, dell’ordine democratico liberale. Con tanto di botte alle forze dell’ordine.

Dai treni alle scuole, dai porti al trasporto locale, fino alla sanità. La mobilitazione indetta dalle sigle sindacali di base chiama in causa i principali comparti e mira a solidarizzare con il popolo palestinese e con la Global Sumud Flotilla. E ovviamente non mancano iniziative patetiche e violenze. A Milano, migliaia in piazza con bandiere palestinesi, striscioni che gridano “Stop al genocidio” (parola ormai svuotata di senso) e ovviamente con l’immancabile corteo partito da Cadorna.

Il grido è sempre lo stesso: “Blocchiamo tutto”. E nel mentre — guarda caso — vanno a fuoco le bandiere di Israele, dell’Unione Europea, della Nato e degli Stati Uniti. In piazza della Repubblica, le stesse immagini che piacciono tanto agli ayatollah e a certi canali di propaganda iraniana. Come si fa a chiamarlo “sciopero per la pace”? In zona Centrale i soliti scontri con la polizia: i manifestanti hanno provato a raggiungere la stazione, forzando il blocco degli agenti. E già immaginiamo le ridicole accuse della sinistra a uomini e donne delle forze dell’ordine, vittime anche di insulti e slogan offensivi.

Purtroppo non è tutto. A Trieste alcuni manifestanti hanno lanciato sassi contro le Forze dell’Ordine e spostato cassonetti sulla carreggiata. Gli agenti hanno risposto con lanci di lacrimogeni per disperdere i gruppi più violenti. A Bologna, invece, lanci di fumogeni e uova contro i reparti schierati.Tensioni anche sul ponte di Stalingrado, dove alcuni fumogeni sono stati lanciati sui binari e uno pneumatico è stato dato alle fiamme.

Sempre a Bologna collettivi, studenti, professori con l’aria ispirata da rivoluzione permanente e frasi prefabbricate che girano da decenni. “Blocchiamo l’università”, dicono. “Fermiamo il genocidio”. Bruciano i cassonetti, lanciano slogan contro Israele e inneggiano alla Flotilla, che a sentirla così sembra un brand di pannolini alternativi, invece è la nuova trovata militante per fare casino a spese del contribuente. Ma lo sciopero — ci tengono a precisare — è anche “contro l’economia di guerra, contro la Nato, contro Re Army Europe”, parole di Federico Guerra, dell’Usb. Roba da panico geopolitico: un sindacato che, mentre l’Europa cerca di capire come affrontare la nuova minaccia multipolare, fa campagna contro la difesa comune. Però con “il cuore alla Palestina”, ci mancherebbe. Cuore e slogan, come sempre.

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Nel frattempo, a Firenze si blocca l’autostrada A1, con “code fino a 52 minuti” tra Firenze Sud e Calenzano. Quindi, mentre si grida alla libertà e ai diritti umani, si impedisce a migliaia di lavoratori di tornare a casa, a camionisti di consegnare merce, ad ambulanze — magari — di passare. Democrazia, sì, ma solo per chi la pensa uguale. Gli altri, fermi in coda. A Genova, stesso film: blocchi ai varchi portuali, studenti e docenti che si uniscono “ai lavoratori e ai cittadini” per “impedire l’economia di guerra”. Robe da matti. E poi, l’immancabile morale a senso unico. Dal camioncino con l’altoparlante si spara la perla: “Lo Stato ha le stesse responsabilità di Israele”. Chi contesta viene zittito, etichettato come fascista, guerrafondaio o peggio. Circolazione dei treni sospesa a Torino, dove centinaia di persone si sono fiondate sui binari che vanno da Porta Nuova a Lingotto.

Per fortuna, non tutto il sindacato ha perso la bussola. La Cisl, con una dignità sempre più rara in questo panorama, si è chiamata fuori da questo sciopero strumentale. Daniela Fumarola ricorda che sì, si può anche condannare quanto accade a Gaza, ma senza trasformare le piazze in teatri ideologici da anni Settanta. “Abbiamo scelto di non incendiare ma di costruire” la sua lucida analisi. E in effetti, qualcuno che ancora crede che un sindacato debba occuparsi dei lavoratori, e non delle relazioni internazionali, per fortuna esiste.

Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia ha colto nel segno: “In una Palestina di Hamas, manifestazioni come queste non esisterebbero”. Verissimo. Ma provate a spiegare questa sottigliezza ai ragazzi col passamontagna e la kefiah. Lì la libertà di espressione vale solo se serve ad attaccare Israele. Se sei dissidente a Gaza? Beh, buona fortuna. Quello che stiamo vedendo allo sciopero di oggi, ancora una volta, è l’ennesima rappresentazione di un dissenso vuoto, rabbioso e totalmente autoreferenziale, che non porta nulla di concreto se non disagi ai cittadini e spot a buon mercato per l’estremismo ideologico. Bloccare tutto? Sì, lo fate ogni settimana. Ma una domanda resta: chi mai vi prende sul serio, ormai?

Franco Lodige, 22 settembre 2025

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