“Se Hamas non smette di giustiziare, entreremo noi e li uccideremo tutti”

La minaccia di Donald Trump ai jihadisti nella Striscia che stanno dando la caccia ai clan rivali

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La tensione nella Striscia di Gaza rimane alta, nonostante il cessate il fuoco recentemente raggiunto grazie al piano di pace promosso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il piano, annunciato il 29 settembre 2025, include un disarmo di Hamas, la liberazione di tutti gli ostaggi detenuti nel territorio e la creazione di un’amministrazione temporanea internazionale per garantire stabilità nella regione.

Hamas ha manifestato una disponibilità condizionata ad alcune parti del piano, accettando di liberare gli ostaggi e consegnare i corpi di coloro che hanno perso la vita durante la prigionia, ma ha richiesto modifiche a diversi punti della proposta. Trump ha risposto invitando Israele a interrompere i bombardamenti su Gaza per facilitare il rilascio degli ostaggi e l’avanzamento dei negoziati.

Rilascio degli ostaggi e pressioni su Hamas

Dal 3 ottobre, Hamas ha iniziato a rilasciare progressivamente ostaggi e corpi dei deceduti, un processo che conta attualmente nove salme consegnate e altre diciannove ancora da localizzare. La Croce Rossa ha ricevuto due corpi nella serata di ieri, ma secondo un rappresentante di Hamas, risulterebbero necessarie apparecchiature aggiuntive per la conclusione del processo.

Donald Trump ha lanciato un messaggio chiaro al gruppo: “Se Hamas non rispetterà l’accordo, Israele potrà tornare ad attaccare Gaza con la mia approvazione”. Il tycoon ha definito questa una fase cruciale del suo piano per la sicurezza e la pace nella regione, sottolineando l’importanza del disarmo di Hamas.

Hamas e il controllo su Gaza

Dopo il cessate il fuoco, Hamas ha richiamato circa 7.000 membri delle sue forze di sicurezza per garantire il controllo su alcune aree di Gaza. Tuttavia, l’ufficio media del gruppo ha negato tali movimenti, dichiarando che si tratta di “disinformazione deliberata”. Nei giorni successivi all’accordo, sono scoppiati scontri a Gaza City tra miliziani di Hamas e uomini armati di clan locali, evidenziando tensioni che complicano ulteriormente la stabilità nel territorio.

Le dichiarazioni di Trump sulla possibilità per Hamas di fungere da forza di polizia temporanea a Gaza hanno causato reazioni contrastanti. Il presidente ha dichiarato che questa concessione è stata fatta per mantenere l’ordine in attesa del progredire dei negoziati. Ma oggi la posizione del presidente Usa è cambiata ed è netta: “Se Hamas continua a uccidere persone a Gaza, cosa che non era prevista dall’accordo, non avremo altra scelta che entrare e ucciderli”.

Il ruolo dell’Italia

Il piano di pace ha coinvolto molte nazioni, tra cui Italia, Egitto, Qatar e Turchia. La premier italiana Giorgia Meloni ha offerto immediata disponibilità per inviare aiuti umanitari a Gaza, come ospedali da campo e medici specializzati. Antonio Tajani, ministro degli Esteri, ha dichiarato che l’Italia è pronta a contribuire anche alla ricostruzione del territorio devastato, forte dell’esperienza maturata negli interventi post-terremoto. Meloni, inoltre, ha espresso la volontà politica di rafforzare l’impegno italiano nelle missioni internazionali di monitoraggio del cessate il fuoco.

La premier ha partecipato al vertice internazionale di Sharm el-Sheikh, presieduto da Trump, insieme a venti leader mondiali. Durante il vertice, sono stati firmati documenti chiave per il futuro della regione, sottoscritti anche dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e da altri mediatori internazionali.

Violenza a Gaza e condanna internazionale

La situazione a Gaza è ulteriormente peggiorata con l’emergere di video che mostrano esecuzioni pubbliche da parte dei miliziani di Hamas. Settimana scorsa, sette persone accusate di tradimento sono state giustiziate davanti a una folla, inclusi bambini e adolescenti. Le immagini hanno suscitato sdegno nelle comunità internazionali, con dichiarazioni di forte condanna da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese e delle Nazioni Unite.

Le dichiarazioni del segretario generale dell’Onu, António Guterres, hanno sottolineato la necessità di fermare le violazioni dei diritti umani e lavorare verso una soluzione stabile e condivisa per il futuro di Gaza.

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