Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata democratica grande paladina dell’ala progressista americana, l’altro giorno ha partecipato alle celebrazioni dell’Eid al-Adha nel Bronx di New York indossando un hijab. Video e foto, che la ritraggono con il capo coperto secondo la tradizione islamica, stanno facendo il giro dei social scatenando dure critiche provenienti soprattutto dalle femministe della comunità musulmana.
Il motivo è presto detto: mentre da sempre si presenta come paladina dei diritti femminili, la Ocasio-Cortez ieri ha scelto di vantare un simbolo che per milioni di donne nel mondo rappresenta oppressione e controllo patriarcale. Il gesto è particolarmente grave e sottende uno strano doppiopesismo proprio perché arriva da una donna che ha costruito la sua carriera denunciando il patriarcato americano. Per anni Ocasio-Cortez ha paragonato gli Stati Uniti a una distopia, sostenendo che le americane rischiassero di diventare ancelle sottomesse al potere degli uomini. Eppure, quando si tratta di corteggiare l’elettorato musulmano, non esita a indossare proprio quel capo che in molti Paesi islamici è imposto per legge, spesso con estrema violenza e talvolta conduce alla morte le donne che non lo utilizzano.
E così, mentre lei posa con il velo come fosse un accessorio folkloristico, in Iran le donne vengono torturate e uccise per essersi rifiutate di portarlo. In medio oriente i fondamentalisti impongono l’hijab, cancellando ogni barlume di diritto femminile. In Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo, solo da pochi anni, il velo integrale non è più la norma ma ancora oggi rappresenta un simbolo di inferiorità sociale. Milioni di donne musulmane coraggiose rischiano la vita ogni giorno per liberarsene. Loro lottano per toglierselo, la Ocasio lo indossa per fare bella figura e cercare di cavare qualche voto in più dalla comunità islamica.
Ma questa storia non se la beve più nessuno; nessuno crede più al semplice rispetto culturale. Il progressismo socialista internazionale applica due registri agli antipodi: condanna con ferocia ogni forma di conservatorismo occidentale ma si genuflette con insolito piacere di fronte a un islam politico che reprime sistematicamente i diritti delle donne. Indossare l’hijab in un contesto di festa è ridicolo se chi lo fa si dice da sempre paladina dei diritti delle donne.
Ocasio-Cortez, insieme al suo collega oggi sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha giurato sul Corano e ha portato i riti del Ramadan in Municipio, è dunque uno dei tanti simboli di una certa sinistra moralmente defunta: pronta a sacrificare i principi universali di libertà e uguaglianza sull’altare del multiculturalismo relativista. Pronta a difendere tout court la laicità negli USA come conquista irrinunciabile, pronta a parlare di parità tra uomo e donna e della necessità di abbattere il sistema patriarcale, ma straordinariamente sorridente sotto un velo che in tutto il mondo islamico viene imposto alle donne. Dopotutto i voti in qualche modo bisogna pur guadagnarseli…
Alessandro Bonelli, 29 maggio 2026
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