Società

Se Milano è cara e vi fa schifo, girate al largo

Dopo la vittoria di Mamdani a New York, l’odio verso la ricchezza e lo sviluppo urbano è diventato uno sport nazionale anche in Italia

beppe sala e zhoran mamdani Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La vittoria del socialista Zohran Mamdani a New York, emblema del fatto che ormai nemmeno la Grande Mela si salva dal populismo e dalla voglia di statalismo, ha riacceso polemiche, malumori e dibattiti anche in Italia.

Alla luce dell’esito elettorale americano, è così ripartita la corsa alla lamentela, al “bisogna dare un tetto agli affitti”, al “si stava meglio prima delle multinazionali”. E quale miglior bersaglio, nella nostra nazione, per polemizzare e far crescere l’indignazione verso il benessere e lo sviluppo economico, se non Milano?

Dopotutto il capoluogo lombardo è da anni nell’occhio del ciclone; dagli studenti che dormono in tenda per protestare contro il caro affitti ai tanti filosofi della prima cerchia che come orologi svizzeri hanno l’impellente necessità di dirci che “si stava meglio quando si stava peggio”.

Eh già, perché se una città è (anche) per ricchi, per certuni non è un motivo di orgoglio nonché una possibilità di sviluppo da cogliere, ma una totale e definitiva nota di demerito. Sia mai che anche nel nostro paese qualche mosca bianca si elevi dallo status di posto dove si mangia bene e basta. L’Italia, e così Milano, per molti ancora oggi dovrebbe essere un enorme pesante museo interamente vocato al turismo e alla vita lenta. Zero possibilità di sviluppo.

E quei molti pretendono anche di avere ragione. Quei molti non concepiscono l’importanza dei capitali stranieri, degli investimenti, del progresso urbano, dell’architettura verticale dei grattacieli. No, per quei molti ogni cantiere aperto a Milano è una lama affilata che penetra la carne dell’antico, del bello, della tradizione. Poi però hanno anche l’ardore di dirsi progressisti.

E chiaramente, quando si parla di indignazione economica, non si può non menzionare il tema affitti. Per quei molti, gli affitti a prezzi sempre più alti non sono indice di una ricchezza creata e incrementata per i proprietari di immobili (spesso appartenenti al ceto medio) che con l’aumento della domanda hanno la possibilità di massimizzare economicamente un bene di cui hanno diritto di disporre. No, l’aumento dei canoni di locazione è una chimera, una mostruosità che va azzoppata e risolta quanto prima. Con l’aiuto di chi? Beh, chiaramente dello Stato. Come? Boh. Che ci frega come, l’importante è indignarsi. E che qualcuno prometta, come Mamdani. New York ci ha insegnato che non c’è luogo sul pianeta dove la logica della promessa populista non può prosperare. Quindi può svilupparsi rigogliosa anche a Milano.

Andrebbe detto a questi signori che l’aumento dei canoni di locazione non è un fiore del male germogliato spontaneamente per favorire i terribili ricchi; i prezzi aumentano perché c’è qualcuno che li paga. Filosofeggiando questi signori perdono di vista la più banale logica economica: è la domanda che crea l’offerta.

Se Milano è cara e vi fa schifo, girate al largo quantomeno temporaneamente. I prezzi si abbasseranno e potrete tornare sulle dolci sponde del naviglio. No?

Tutto questo odio per lo sviluppo, per le varie “week” che rendono Milano un palcoscenico di rilevanza internazionale, per l’ascesa della città a capitale europea è assurdo. E comunque basta fare un weekend a Londra o Parigi per comprendere che Milano non è neanche così proibitiva. È vero, i salari sono diversi. Ma, anche in questo caso, urge ricordare che se una poké costa 15€ è perché c’è sempre la fila fuori. Eppure il chiagnefottismo dei radical chic continua imperterrito.

Milano è perfetta? Minimamente. Ci sono delle urgenze che vanno risolte quanto prima, come la mancanza di sicurezza ormai a qualsiasi ora del giorno, o una viabilità martoriata tra ztl e ciclabili spuntate come funghi in autunno. Certamente il problema della città però non sono i soldi o il rinnovamento economico, l’approcciarsi coraggiosamente al mondo che cambia.

Nota a margine per i fan dem del socialismo che oggi guardano già a New York come modello senza che Mamdani sia ancora entrato in ufficio e criticano l’amministrazione milanese di essere conniventi con i riccastri: lo sapete che Milano da 15 anni è amministrata dalla sinistra, vero? Così, per dire.

Alessandro Bonelli, 9 novembre 2025

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