
Leopoli l’altra notte è stata oggetto di pesanti bombardamenti russi, che hanno causato nuove vittime civili e diffuse distruzioni. Leopoli è una città storicamente polacca, che ospitava una importante comunità ebraica, di cui era parte anche la famiglia Schlein e che durante l’occupazione nazista fu crudelmente massacrata; si stimano circa 100mila morti, compresi donne e bambini. Leopoli fu poi occupata dall’Unione Sovietica e quindi annessa all’Ucraina come bottino di guerra; la popolazione fu per la maggior parte deportata in Polonia.
Seguendo il ragionamento dei pro-Pal, i polacchi dovrebbero combattere per riprendere il controllo di Leopoli, così come i friulani dovrebbero sgozzare sloveni e croati, rivendicando l’Istria e Fiume e vendicando le foibe e la pulizia etnica di cui si resero responsabili le truppe titine. E invece la Polonia concorre attivamente alla difesa di Leopoli e dei propri confini contro l’aggressione russa.
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Le piazze organizzate dalla sinistra e dalla CGIL ignorano il dramma dell’Ucraina, non proclamano scioperi e mobilitazioni, non promuovono spedizioni umanitarie, ma inneggiano ai terroristi di Hamas che si propongono di replicare l’Olocausto di cui gli ebrei sono già stati vittime, anche nella martoriata città di Leopoli. La cosa che più mi ferisce è il coinvolgimento di tanti giovani che in buona fede credono di lottare per una giusta causa e non si rendono conto di essere strumentalizzati da forze oscure e politicanti senza scrupoli.
Lo slogan “dal fiume al mare” è il programma di un nuovo Olocausto fondato sulla cancellazione dello Stato di Israele. Io invece dico “da Leopoli a Tel Aviv” in difesa del popolo ebraico e dei valori comuni dell’occidente cristiano, liberale e democratico
Marco Baldassarri, 6 ottobre 20925
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