Senza volerlo Gratteri ci spiega perché è vitale votare Sì

Le parole del procuratore contro il Foglio riaccendono il dibattito sul potere della magistratura e sulla necessità di riequilibrare il sistema giudiziario

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Quando Nicola Gratteri esprime a chiare lettere il suo disprezzo nei confronti dei giornalisti del Foglio e minaccia: “con voi facciamo i conti”, non sta solo lanciando una sfida a un singolo giornale. Sta svelando, senza volerlo, la vera e drammatica dimensione del potere che la magistratura esercita quotidianamente sulla vita dei cittadini, su quella dei giornalisti e sulla democrazia tutta.

In queste poche parole, Gratteri conferma una realtà che troppo spesso viene minimizzata o ignorata: la concentrazione di potere nelle mani di chi controlla la giustizia rappresenta una minaccia costante e tangibile per la libertà di espressione e per i diritti fondamentali. La giustizia non è un’entità neutrale, come in molti in queste ore vorrebbero farci credere, ma una potentissima arma politica che, nelle mani di chi la gestisce, può trasformarsi in uno strumento di ricatto e di pressione.

Non si tratta soltanto di un conflitto tra magistratura e stampa. È la prova evidente di un’enorme distorsione del sistema. Un procuratore che non esita ad affermare “faremo i conti”, rivolgendosi ai cronisti di un giornale per delle libere opinioni, offre un segnale inequivocabile: non siamo di fronte a una giustizia che tutela i cittadini, ma a un “potere parallelo” che si muove secondo logiche proprie, spesso estranee al buon senso e al rispetto delle libertà fondamentali.

Ecco perché Gratteri, con la sua stessa affermazione, finisce per fornire la vera chiave di lettura del referendum sulla giustizia. Quando un esponente di primo piano della magistratura si sente così forte da minacciare un mezzo di informazione a lui sgradito, non fa altro che confermare la necessità di una riforma profonda del sistema giudiziario. Una riforma che riequilibri il sistema dei poteri e riporti entro normali dinamiche democratiche un settore che negli anni è diventato troppo grande, troppo potente e troppo distante dalla realtà quotidiana.

Il referendum sulla giustizia rappresenta dunque una necessità non più rinviabile per evitare che un sistema giudiziario autoreferenziale continui a incidere sulla vita politica e sociale del Paese senza un adeguato equilibrio dei poteri. È, prima di tutto, un atto di difesa della libertà di pensiero e della possibilità di esprimersi senza dover temere ritorsioni da parte di chi detiene il potere.

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Il messaggio è fin troppo chiaro e non ha bisogno di molti giri di parole: se non vogliamo che la giustizia rimanga uno strumento di pressione, se non vogliamo che le procure possano trasformarsi in uno strumento di intimidazione per la libertà di stampa e di opinione, è indispensabile cambiare le regole del gioco.

E proprio Nicola Gratteri, senza volerlo, ci ha fornito la spinta finale per prendere coscienza dello stato reale delle cose: con quella minaccia rivolta alla redazione del Foglio egli stesso ha messo a nudo il sistema di potere che oggi è necessario riformare.

Salvatore di Bartolo, 14 marzo 2026

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