La Ripartenza

Sfide, burocrazia e investimenti: il ruolo dei capitali esteri a La Ripartenza

La prima tavola rotonda condotta da Nicola Porro: "Le scartoffie rallentano il nostro modo di operare"

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Tavola rotonda 1
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I lavori della Ripartenza di Nicola Porro a Milano hanno dedicato un intero tavolo di dibattito al ruolo dei capitali esteri nell’economia italiana. Durante la sessione dedicata agli investimenti, i vertici di alcune tra le principali multinazionali attive nel Paese si sono confrontati sulla capacità dell’Italia di attrarre risorse in un contesto globale sempre più competitivo e sulla stessa capacità, e sui limiti, dell’Italia di essere competitiva nel mercato su ogni livello, da quello più pratico a quello fiscale.

Mara Panajia, presidente e amministratore delegato Henkel Italia, ha sottolineato che l’Italia è una realtà “complessa” anche perché è “un Paese per vecchi perché operiamo in mercati ormai maturi, con un discorso di natalità fortemente in calo, e la piramide demografica è al contrario”. E nel nostro Paese c’è anche un discorso di burocrazia lenta, “che pur essendo migliorata rallenta il nostro modo di operare. Per avere l’approvazione di un fotovoltaico ci sono serviti due anni con lo stabilimento esistente, in Spagna in due anni ne abbiamo fatti due”. Panaja ha poi spiegato come una donna, moglie e madre è riuscita a fare carriera conciliando tutto nel modo migliore possibile: “Ho accettato dei sacrifici lasciando qui la mia famiglia facendo la commute con Dusseldorf. Ho scelto di fare sacrifici che sono pesati dal punto di vista personale ma ho dovuto convivere con i sensi di colpa perché è stata una mia scelta e mio marito mi ha supportata”.

Jörg Eberhart, Amministratore delegato di ITA Airways, ha spiegato lo spirito dell’azienda, nata come “start-up con 30 persone che hanno cominciato da 0 e lo spirito di Ita è diverso da quello Alitalia per rendere possibile questo investimento”. Ha poi sottolineato che “tutte le aziende di grande dimensione nascono per essere competitive a livello mondiale e non domestico e questo aspetto è stato negato dalla commissione Europea: hanno detto che questa non è la nostra competenza ma lo è la tutela dei consumatori”. Come investitori esteri, ha aggiunto, “talvolta ci manca la fiducia nei contratti perché alla fine, se io ricomincio ad discutere sui temi che diciamo, non crea sicurezza”. L’investimento di Lufthansa, ha concluso, “è per la crescita di Ita, il piano industriale deve essere ambizioso per investimenti nel lungo raggio”. Per fare un investimento su cinque macchine con il leasing “siamo a un investimento di un miliardo e mezzo”, ha proseguito, specificando che attualmente i voli partono solo da Roma, e non da Milano, perché “c’è massa critica sull’hub di Fiumicino. Fare due hub sarebbe eccessivo come investimento”.

Sulla burocrazia, anche Simone Demarchi di Axpo ha sottolineato le difficoltà italiane e ha sottolineato anche le storture sulla transizione, fortunatamente ora energetica e non più green: “Fate il green, il nucleare, ma facciamo cose di buon senso, perché poi il buon senso del padre di famiglia è quello. Si diceva che ci si mettono due anni per delle aziende a fare a autorizzare a fare le cose di buon senso, perché in quel caso, per un’azienda come Henkel, ma come le altre, fare il fotovoltaico sul tetto di uno stabilimento è estremamente di buon senso”. E ha rivendicato che non è essere green avere buon senso e che la Ue ha fatto anche cose di buon senso, come il bankering, ossia “l rifornimento all’interno dei porti commerciali che anziché essere alimentati a olio combustibile solo alimentati a gas liquefatto”. Il che è un “enorme vantaggio: chiunque abbia vissuto o viva a Genova, o nei porti commerciali, nelle giornate d’estate vede delle cappe grigie nere sulla città, perché quando le navi navi traghetti, piuttosto che le navi container, sono ferme, per stare in porto e bruciano. Bruciare gas anziché bruciare olio combustibile non sarà a 100% green ma è molto più pulito molto più sensato”. E questo è stato fatto con i fondi del Pnrr: “Noi abbiamo dato i soldi all’armatore e lui ha creato questa nave che va oltre Livorno, prende il gas e con questo gas mentre il traghetto viene caricato o scaricato riforniamo la nave”.

Tutto gira sugli investimenti e sulla capacità di farli, come ha spiegato Pasquale Frega di Phillip Morris, che ha sottolineato che come azienda “investiamo ma non siamo supportati dalle istituzioni. Però continuiamo a investire: a Bologna negli ultimi 5 anni ha assunto 3000 persone con età media di 31 anni e abbiamo aiutato 1100 imprese agricole che impiegano complessivamente 28.000 persone a fare la transizione generazionale, perché la agricoltura era in difficoltà. Gli abbiamo dato la possibilità di acquisti visibili di acquisti decennali, quindi impegnandoci ad acquistare il tabacco per 10 anni: abbiamo in imbottito le loro aziende di tecnologia, di formazione, con le nuove generazioni che a quel punto hanno deciso grazie al nostro supporto di continuare il lavoro dei propri genitori”. Questo è possibile anche grazie a stipendi superiori alla media, fondamentali per trattare i giovani talenti e non farli andare all’estero: “Mi sento fortunato a presentare un’azienda che sta facendo questo lavoro”, soprattutto con i giovani che di solito “emigrano, vanno fuori perché c’è maggior richiesta”, anche considerando il fatto che i giovani d’oggi hanno una visione del lavoro diversa rispetto al passato: “Sono molto attente a una serie di cose, la visione dell’azienda e all’equilibrio personale rispetto al lavoro. Per esempio rispetto alla mia generazione, dove eravamo molto più spostati sul lavoro, hanno un po’ di incertezza sul futuro e quindi se vogliono godere più la vita oggi”.

Particolarmente interessante anche l’intervento di Matteo Sarzana di Airbnb, azienda spesso criticata, il quale ha spiegato al contrario che il modello di Airbnb “prevede che ospitiamo in piattaforme le case degli italiani: il visitatore paga l’affitto e di tutti i soldi l’85% resta al proprietario, quindi in Italia. Questo, oltre alle trattenute come la cedolare secca che versiamo senza colpo ferire, oltre alla tassa di soggiorno che versiamo direttamente ai comuni: c’è una ricaduta reale”. Ma ha anche sottolineato che “senza Airbnb queste olimpiadi non le avremmo potute fare: oggi a Milano e nelle località delle Olimpiadi sono presenti 3 volte i turisti che sono presenti normalmente, dove li mettevi? Sono persone che non sarebbero arrivate senza una piattaforma come Airbnb, che dà garanzia che quell’alloggio esista, che le recensioni siano verificate e che se c’è un problema risolva tutto. Abbiamo un servizio clienti 24/24 e 7/7: chi li avrebbe accolti?”. Ma ora l’Italia deve cambiare paradigma sul turismo, perché finora è stato vissuto come “servizio accessorio ma il turismo è la più grande impresa dell’Italia e, o superiamo la dicotomia case/alberghi, oppure non sfrutteremo mai dal punto di vista economico quello che il nostro Paese è in grado di fare. Sono miliardi”.

Dal punto di vista fiscale, Nicola Porro per presentare Marco Cerrato ha sottolineato che “l’Italia non un Paese a bassa fiscalità per le imprese”, però l’idea e la traiettoria è di cambiare, passando dall’idea di passare da un modello repressivo a un modello preventivo in cui si può negoziare. “C’è un grosso investimento del governo su questa linea, stanno lavorando per spiegare il presupposto di mettere a punto questo tax control framework” e la mappa del rischio “viene discussa una volta che viene certificata dal fisco e “inizia il percorso a regime per cui tutto ciò che può essere problematico lo si affronta preventivamente. È fondamentale questo concetto”.

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