
Vittorio Sgarbi è perfettamente in grado di intendere e di volere. Lo dice il giudice. Che però dice anche un’altra cosa: Sgarbi non può sposarsi. È la conclusione, che sembra un tantinello contraddittoria, del Tribunale di Roma. Che da una parte boccia la richiesta della figlia del critico d’arte, Evelina, di attribuire al padre un amministratore di sostegno. E dall’altra, chiede a una perizia medica di stabilire se Sgarbi “sia in grado di comprendere il significato e le conseguenze personali, patrimoniali e giuridiche, delle decisioni di particolare complessità e rilevanza”. Come contrarre matrimonio con Sabrina Colle, la donna con cui sta – e ci auguriamo che le toghe non debbano essere chiamate anche a valutare gli accordi reciproci sulla vita coniugale – da decenni.
Dunque, Sgarbi sa scrivere un saggio sull’arte e la montagna, sa andare in tv a parlarne, sa dare interviste, sa votare, ragiona lucidamente, ma chissà se è abbastanza lucido per sposarsi. Possibile che siamo arrivati a questo punto? Che sia rimesso a una Corte il diritto di convolare a nozze con una donna? Che, lo ripetiamo, non è la badante comparsa sei mesi fa e improvvisamente diventata compagna dell’anziano obnubilato; è la compagna di Sgarbi da anni. Ieri, peraltro, Sabrina Colle, che ha annunciato che farà causa a Evelina e al suo avvocato, ha ricordato che già a ottobre lei e il compagno avevano convenuto di rinviare il matrimonio, “essendo altre le urgenze che meritavano la nostra attenzione”. La nostra attenzione, forse, la merita l’arbitrio che questo sistema conferisce ai magistrati.
Franco Lodige, 24 dicembre 2025
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