Caffè avvelenato

Sgarbi torchiato, risarcito invece l’immigrato con 23 precedenti

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Qui al bar vogliamo bene a Vittorio Sgarbi. E gliene abbiamo voluto ancora di più quando si è ammalato. Perciò ieri abbiamo esultato alla notizia della sua assoluzione nel caso del quadro rubato. Perciò oggi abbiamo bevuto un caffè, dolcissimo e per nulla avvelenato, alla sua salute.

Quella che un’indagine evidentemente poco fondata ha contribuito a compromettere – a qualcuno andò peggio che a lui: indimenticabili il calvario e la morte di Enzo Tortora. La reputazione macchiata, la depressione per la carriera politica stroncata. Anche chi, a Vittorio, ha fatto venire meno quella fiducia, forse dovrebbe riflettere: la tentazione gratteriana di mettere tutto dentro lo stesso calderone, a volte, serpeggia pure nel centrodestra.

Quando giudice e pubblico ministero sono davvero separati, l’imputato, nonostante la pena, è più garantito. Anche la vicenda di Sgarbi a noi sembra un buon motivo per mettere mano alla magistratura, per mettere in sana competizione le toghe, per porre fine allo scandalo delle correnti, per ridurre – si spera – la pletora di errori che pagano gli italiani con risarcimenti alle vittime, invero miseri, ma quasi mai i loro autori. I magistrati hanno torchiato un uomo innocente e hanno rimesso in libertà un immigrato con 23 precedenti. Qui al bar non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio, ma non ne possiamo più.

Il Barista, 17 febbraio 2026

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