Sì al vertice Trump-Putin. Ma occhio alle reali intenzioni dello zar

Accordo tra Mosca e Washington per l'incontro. Meloni sente il tycoon e Zelensky: pace sia giusta e duratura

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Trump-putin

Il Cremlino ha comunicato di aver raggiunto un accordo con gli Stati Uniti per organizzare un incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump, da tenersi “orientativamente la settimana prossima”. Tuttavia, ha escluso la possibilità di un colloquio con Volodymyr Zelensky, nonostante il presidente ucraino abbia nuovamente sollecitato un incontro come unico strumento per “trovare soluzioni concrete” alla crisi in corso.

Secondo alcune fonti della Casa Bianca, citate dal New York Post e da Politico, il coinvolgimento di Zelensky resta un punto centrale: le stesse fonti affermano che Trump acconsentirà a incontrare Putin solo se il leader russo accetterà a sua volta un faccia a faccia con l’omologo ucraino. “Su proposta della parte americana è stato sostanzialmente concordato un incontro tra i presidenti Putin e Trump”, ha dichiarato il consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, presente al colloquio di tre ore tenutosi mercoledì a Mosca tra il presidente russo e l’inviato americano Steve Witkoff. “Ora, insieme ai colleghi americani, stiamo iniziando la preparazione concreta”, ha aggiunto. “È stata presa in considerazione l’opzione di tenere l’incontro la prossima settimana, e siamo piuttosto ottimisti al riguardo”, ha affermato ancora Ushakov.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che Trump “è disponibile a incontrare sia il presidente Putin che il presidente Zelensky”, mentre lo stesso Trump ha riconosciuto che “ci sono buone chance di un incontro con Putin”. Il segretario di Stato Marco Rubio ha sottolineato che esiste “ancora molto lavoro” da fare prima che il vertice russo-americano possa concretizzarsi. Sarebbe il primo tra i due leader da quello tenutosi nel giugno 2021 tra Putin e Joe Biden. Secondo Ushakov, “anche la sede è stata concordata, in linea di principio”, e sarà annunciata “in seguito”.

Durante un incontro al Cremlino con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed al Nahyan, Putin ha indicato gli Emirati come uno dei possibili luoghi per ospitare il vertice: “Abbiamo molti amici – ha dichiarato il presidente russo – pronti ad aiutarci a organizzare eventi di questo tipo. Uno di questi amici è il presidente degli Emirati Arabi Uniti”. Riguardo a un eventuale incontro a tre che includa anche Zelensky, Putin ha osservato che si è ancora “lontani dal creare le condizioni” necessarie. Mosca ha più volte ribadito che un confronto diretto tra Putin e Zelensky dovrebbe avvenire solo al termine di un processo negoziale.

Ushakov ha riferito che, durante il colloquio con Witkoff, quest’ultimo ha soltanto “menzionato” l’ipotesi di un vertice tra Russia e Ucraina, e che “la parte russa ha deciso di non commentarlo del tutto”. Il Cremlino non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla scadenza dell’ultimatum posto da Trump per la cessazione delle ostilità, né sulla possibilità che, in caso contrario, possano essere imposte nuove sanzioni contro Mosca. Ushakov ha definito il confronto tra Putin e Witkoff “pragmatico e costruttivo”, aggiungendo che “sono state prese in considerazione idee per un ulteriore lavoro congiunto”.

Zelensky, nel frattempo, ha avuto consultazioni telefoniche con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il presidente ucraino ha ribadito che “l’Europa deve essere tra i partecipanti” alle trattative per la fine del conflitto in corso. Von der Leyen ha assicurato: “La posizione dell’Europa è chiara. Sosteniamo pienamente l’Ucraina e continueremo a svolgere un ruolo attivo per garantire una pace giusta e duratura”. Il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, ha dichiarato che durante il loro colloquio, Merz e Zelensky hanno “concordato di mantenersi in dialogo con i partner europei e con gli Stati Uniti” e che “il cancelliere ha confermato al presidente ucraino il suo sostegno”.

Anche Giorgia Meloni sta seguendo il dossier in prima persona. Il primo ministro ha avuto conversazioni telefoniche con Trump, Zelensky e Al Nahyan. Come confermato da Palazzo Chigi, la leader del governo si è in particolare confrontata con gli interlocutori sugli sforzi in corso per il raggiungimento di un cessate il fuoco e per un percorso negoziale che possa garantire una pace giusta e duratura in Ucraina, anche alla luce delle più recenti iniziative diplomatiche promosse dagli Stati Uniti.

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Tornando all’asse Mosca-Washington, l’ok del Cremlino all’incontro tra Trump e Putin non si traduce di conseguenza nella volontà di porre fine alla guerra. Il Cremlino sembra infatti intenzionato a continuare la guerra contro l’Ucraina, ma deve fare i conti con la posizione degli Usa: la priorità è evitare scontri eccessivi con gli americani, ma c’è già in conto la possibilità di un conflitto più aperto.

Non è possibile escludere che questa disponibilità per un faccia a faccia sia solo un mondo per ritardare l’ultimatum di Trump fissato l’8 agosto per ottenere un cessate il fuoco o procedere con le sanzioni secondarie. In altri termini, potrebbe essere solo un modo per prendere tempo e continuare a bombardare Kiev.

E c’è un altro dettaglio che non può passare inosservato: le condizioni sembra dettarle Putin. Non sono stati coinvolti nelle discussioni sulla pace né gli europei né gli ucraini. E, come anticipato, non ci sarà un incontro a tre con Zelensky. Ciò che voleva, anzi pretendeva, lo zar.

Franco Lodige, 8 agosto 2025

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