
Belen Rodriguez, chi era costei? Una showgirl, una influencer, una famosa, una che ce l’ha fatta. “Sì, sarà quello che sarà ma intanto lei è lei e voi siete dei rosiconi”. Come per la Ferragni, per Corona. Torna il servilismo medievalistico, fatalistico per chi “ce l’ha fatta” a prescindere dai mezzi, dai modi, per pura ragione di censo, emulativo, per osmosi, torna e soppianta il forcaiolismo incarognito di stampo grillino, ormai esausto: anche la percezione sociale, dirottata dai media, dalla pubblicità, vive di oscillazioni, di risacche. Belen, dunque, non si discute, si ama, si ammira: bene, non è più vero, anche la “showgirl” è caduta in disgrazia, cascata in uno di quei tabù che non si debbono sfidare.
Belen va bene fino a quando apre la bocca per temi consoni, se invece la adopera per denunciare che dopo il vaccino non si è più ripresa, che da quando lo ha preso non è più stata la stessa, che si è sentita – lei come tanti che conosce, come tutti quelli che conosce – appassire di colpo e da anni fatica a reggersi, non ha forze, cerca di sostenersi con integratori che però lasciano il tempo che trovano e lo sfinimento intatto, allora Belen diventa altro. Diventa una stupida, una cialtrona, peggio: una Taide, una avventuriera indegna di qualsiasi rispetto. Bene, vi dirò che, almeno in questo caso, io stimo più lei che tutti voi. Perché lei (unica tra i cosiddetti vip) ha avuto il coraggio di dire la verità e la verità la sanno tutti, quelli che ci stanno passando, come me, e quelli che hanno paura di passarci e allora si tappano le orecchie e fanno i versacci. “Facesse che vuole”, come diceva padre Pio, che era santo, a chi gli stava sui coglioni, ma le cose stanno come stanno e prendersela con Belen siccome per una volta ha detto la verità, non serve a cambiarle: di vaccino si sta male e si continuerà a stare male, non solo in America, dove l’hanno capito e non lo nascondono, ma perfino qui, anche se alcuni luminari illuminati dagli spot garantiscono di no e se la pigliano con Heather Parisi. O con Belen.
Proprio vero che europei, in essi gli italiani, e americani non sembrano abitare lo stesso pianeta, che coesistono su mondi diversi, incompatibili: di là una amministrazione in fama di irresponsabile e squilibrata ha fermato, demolito un sistema che non nascondeva semmai rivendicava le sue mascalzonate virtuose, la censura strutturale sugli effetti avversi, i colossali affari farmaceutici alimentati da una propaganda terroristica a senso unico; e lo ha fatto, l’esecrato ministro Kennedy, con la forza dei numeri, dei riscontri clinici e dei fatti, insomma della sacra scienza che si invoca solo e fin quando conviene, altrimenti si ignora, si rimuove. Ogni volta che qualcuno gli dà del farabutto o del malato mentale, Kennedy gli sbatte in faccia i suoi conflitti d’interessi, le sue autentiche porcate e quello ammutolisce, sparisce. Per questa strada, in pochi mesi ha letteralmente ripulito una ragnatela di istituzioni sanitarie più corrose che corrotte. Da noi tutto deve restare com’è, di passaggio tra un regime e l’altro e, non si sa come, continuano a dettar legge quattro virologi squalificati, che non ne hanno detta una giusta, che si contraddicono su tutto, e teniamo un ministro che grottescamente “si stupisce” (si legga l’articolo di Mario Giordano su “la Verità”) delle cose che dovrebbe risolvere, avendole “apprese dai giornali”.
La malafede degli antibelen è palese e sta precisamente in questo: che la “showgirl”, o come preferite chiamarla, non ha affatto sostenuto di essersi ammalata a causa del sacro vaccino Covid, quanto, più prudentemente, più onestamente, di essersi sentita male dopo quel vaccino; e che da allora non riesce a riprendersi: ed è l’unica cosa che andava detta e, allo stesso tempo, che non poteva essere taciuta. Chi scrive, scrive per esperienza personale: due dosi e subito la medesima sensazione di disfarsi, di morire, come una bestia che ti mangia dentro, il corpo che non risponde più come prima, quel percepirsi invalido e sempre di più, quel non riuscire a fare le cose di prima. Poi mi hanno scoperto un cancro del sangue, un linfoma, che sarà mai, un caso, una combinazione, “perché, prima non ci si ammalava?”. Ma certo, e poi adesso c’è Trump, il riscaldamento globale, lo stile di vita, il saggio di danza. Dire che anche “prima” ci si ammalava è come dire che il fumo non provoca il cancro perché Camilleri fumava 10 pacchetti al giorno (io l’ho conosciuto, intervistato, in due ore di intervista ha fatto fuori almeno 40 sigarette, sono uscito rincoglionito dal fumo passivo, ma lui si è fatto morire perché non reggeva più la cecità, aveva i polmoni di un subacqueo 18enne, sono quei capolavori insondabili della genetica). Ed io mi sono sentito ammettere, in camera caritatis, da certi medici ultravaccinisti, che “era stato quello”: “Però se lo scrivi ti denuncio”. Viva la scienza che non è democratica.
Abbiamo una commissione Covid dalla quale vorrei tanto essere ascoltato, anzi audito, che fa più fino, anche perché so da fonte diretta che, lì dentro, mi leggono tutti: “Però meglio di no, tu sei pericoloso”. Sì, e sapete perché? Perché ho raccontato quello che è capitato a me e a migliaia come me che mi scrivono, mi raccontano, con tutti i vari vippetti, artisti, colleghi, intellettuali pensosi, che en privée mi dicevano: ma sei matto, hai ragione ma così ti fai fuori da solo, non lavori più. Previsione esatta, ma io stavo morendo lo stesso.
Adesso tocca a Belen, unica e scriteriata. E io, una tantum, la rispetto al punto che vorrei leggesse queste righe come una lettera: non lavorerai più, ti segheranno ovunque, avrai tutte le porte chiuse, in televisione, dappertutto, niente più Sanremo (dove i lesionati che non stanno in piedi vanno a dire che è stato un caso e comunque adesso sono “nuovi, sono migliori”, fortuna il vaccino se non non sarei qui), niente copertine, ti derubricheranno al livello di una Flavia Vento, una Daniela Martani, e andrà ancora bene se non scopriranno che non sei proprio raccomandabile, che insomma sei una Taide, che non saprai chi è, non avrai letto Dante e Terenzio, non sai niente della famigerata risposta, “ingentes”, ma insomma, ecco, possiamo cavarcela con il mestiere di etera, di peccatrice. Così ti faranno passare d’ora in poi. Solo che chi dopo, non necessariamente a causa, ma certamente dopo quella siringa non sta più in piedi, si sente appassire ogni giorno, non ha più una vita, perché questa vi assicuro non è vita, che se ne fa dell’adulazione, delle copertine, delle ospitate se, subito dopo, e per sempre, deve riattaccarsi a una flebo di vitamine?
Cara Belen, da ultimo ti annuncio la disgrazia peggiore: finirai maledetta in fama di “novax”, tu che ti sei vaccinata, da tutte le parti: dagli ultrà del siero come dai talebani, ti accuseranno di “avere tradito” in ogni senso, ti compatiranno e insieme ti malediranno, ti augureranno di morire in ogni caso (esperienza stravissuta, anche questa) e, non bastasse, verrai risucchiata, se non stai attenta, dalla tribù dei novax deliranti, non migliore dall’altra degli vax ortodossi: sono gli ultrafanatici che marciano a complotti, che “sanno tutto ciò che non sanno”, perché “quello che sai è falso, quello che non sai è vero”, e questi ti romperanno i coglioni con la solita domanda, “perché l’hai fatto? Io non l’ho fatto perché io avevo capito, a me non la si fa, io sono nato furbo”, e le torri gemelle, e lo sbarco sulla luna, e il sionismo che stritola il mondo, e questi coi loro occhi fissi, da pazzi ti inseguiranno per farti fare la testimonial di alghe, pozioni, gommine “anticancro”, e tu scoprirai che la vita non era quella di prima, di fuochi fatui, di copertine e adulazioni, non ti conoscerà più nessuno, sarai la cagna, la reietta, scoprirai che in un mondo di farisei la vita che ti resta è questa, è orrenda, fa schifo, non si salva nessuno, e, soprattutto, non è vita, non più, non tornerà più anche se questo oramai lo hai capito.
Max del Papa, 19 gennaio 2026
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