Olimpiadi Milano-Cortina 2026

Sia lode a Federica Brignone: “Io a Sanremo? No, ci vanno i cantanti”

La campionessa olimpica (due ori) a Milano-Cortina rifiuta l'ipotesi di fare la passerella al Festival. E confessa: "La seconda manche? Non volevo scendere"

Federica Brignone a Sanremo Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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C’è un momento, nelle parole di Federica Brignone, che vale più delle medaglie. È quando racconta il traguardo: «Ho sentito il boato. E ho detto: ti prego, ti prego…». Dentro quel sussurro c’è tutto: la pressione di scendere il Gigante con il primo tempo nella prima manche, l’attesa di un Paese intero, la consapevolezza di avere già fatto la storia e, insieme, la paura di non essere abbastanza aggressiva. Poi il numero uno sul tabellone. E l’abbandono: «Mamma mia, che follia!».

Brignone non aveva aspettative, dice al Corriere della Sera. E forse è proprio questo il segreto. Dopo quindici anni al vertice, due Coppe del Mondo e una carriera costruita curva dopo curva, sa che le medaglie olimpiche in casa fanno la differenza soprattutto “mediaticamente”. Non cambiano il suo status di atleta. Cambiano il rumore intorno. E il rumore, si sa, è la parte più difficile.

Nella prima manche si sente «persino troppo rilassata». Si rimprovera da sola: svegliati, devi spingere. Attaccare, tagliare, andare dritta. Nella seconda, invece, la tensione è quasi fisica: «Mi sembrava che m’esplodesse tutto». Non voleva scendere, confessa. Ma lo sport di altissimo livello è anche questo: farsi violenza, entrare in uno stato d’allerta totale «come quando hai paura di morire» e lasciare andare la sciata.

Dieci mesi fa era in ospedale. Non sapeva nemmeno se sarebbe riuscita a partecipare. Il suo vero traguardo era tornare atleta, non vincere l’oro. «Se fossi venuta solo per vincere, non ce l’avrei mai fatta». È la frase che spiega tutto: la leggerezza nasce dall’aver già attraversato il peggio. E infatti, se potesse scambiare quelle due medaglie, lo farebbe solo per una cosa: non avere mai avuto l’infortunio. Non per i soldi – «non me ne frega niente» dei 360mila euro di premi – non per la gloria, non per il mattone. Per il corpo, per la libertà di giocare a tennis senza chiedersi se potrà ancora farlo.

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In queste ore farà l’antidoping, festeggerà con la squadra, si chiuderà sotto la doccia. Poi tornerà al J Medical per capire come reagiscono gamba e corpo dopo uno sforzo così intenso. Il futuro? «Vedremo». A 35 anni, nessuna promessa. Solo la volontà di godersi il momento.

E poi c’è la domanda inevitabile, quasi automatica in Italia: dopo aver cantato Mameli, andrai a Sanremo? La risposta è secca, sorridente, definitiva: «No grazie. Resto sciatrice, faccio fare ai cantanti il loro lavoro». In un Paese dove ogni campione viene subito proiettato verso il palco del Festival di Sanremo, Brignone compie un gesto controcorrente. Rifiuta la passerella, rifiuta la trasformazione in personaggio televisivo. Non c’è snobismo, ma coerenza: la sua arena è la pista, non l’Ariston.

È forse questa la vera notizia. Non l’oro, non il boato, non le telefonate di Tomba o Compagnoni. Ma la scelta di restare al proprio posto, quando tutti ti vogliono altrove. La tigre sul casco – «seria, forte e concentrata» – non serve a intimidire le avversarie. Serve a ricordare a se stessa chi è. Una sciatrice. Non un’ospite da prima serata.

E in tempi di sovraesposizione permanente, è quasi rivoluzionario.

Franco Lodige, 16 febbraio 2026

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