
A Pescara, un uomo è morto dopo essere stato colpito con un Taser dalla Polizia. Prima che si riaccenda il dibattito sulla violenza delle nostre Forze dell’ordine, con la consueta mistura di superficialità, pregiudizio e indignazione fuori luogo, è bene ribadire alcune verità inconfutabili. Il Taser non è uno strumento di tortura, ma un dispositivo di difesa e contenimento adottato da pressoché tutte le polizie del mondo. L’Italia è arrivata tra le ultime all’introduzione, dopo una lunghissima sperimentazione e — dato emblematico — persino dopo la Gendarmeria vaticana.
È un’arma non letale che riduce al minimo le colluttazioni, i traumi e i rischi per chi deve intervenire e per chi viene fermato. È particolarmente utile negli interventi con soggetti alterati, aggressivi o potenzialmente armati, dove l’alternativa concreta sarebbe il ricorso alla forza fisica diretta, con esiti ben più gravi. In molti casi, il solo estrarlo è sufficiente a dissuadere comportamenti pericolosi. In altri, consente di bloccare in pochi secondi una situazione che potrebbe degenerare con danni per tutti i presenti.
Come ogni tecnologia (e come ogni farmaco), non è esente da rischi. Alcuni soggetti — per patologie pregresse o per condizioni fisiologiche particolari — possono reagire in modo fatale anche a uno stimolo elettrico controllato. Ma, allora, dovremmo forse smettere di usare gli antibiotici, perché in rari casi scatenano uno shock anafilattico? Ovviamente no perché sarebbe insensato, pericoloso e profondamente irrazionale. Soprattutto, però, le malattie ci colpiscono, per lo più, senza che possiamo impedirlo, mentre opporsi con violenza, minacce o resistenza a un intervento delle forze dell’ordine è una decisione illecita volontaria e (per lo più) cosciente. Nessuno muore per il Taser se si consegna alla Polizia senza fare resistenza.
Non conosco, nel dettaglio, come siano andati i fatti a Pescara e sarebbe scorretto trarre conclusioni sulla base delle poche notizie giornalistiche. Tuttavia, in generale, se devo affidarmi alla mia esperienza personale e alla conoscenza del sistema, posso dire con convinzione che le nostre forze di polizia, salvo rarissime eccezioni, peccano semmai di eccessiva prudenza e di una pazienza al limite della sopportazione davanti a violenze, insulti, minacce. Una tolleranza che talvolta trovo perfino ingiusta e lesiva delle Istituzioni che gli operanti stessi rappresentano. In via del tutto generale, accusare i poliziotti italiani di un sistematico uso eccessivo della forza è semplicemente ridicolo.
Il Taser, in questo scenario, non è un problema: è parte della soluzione. È uno strumento irrinunciabile per tutelare l’incolumità di tutti, compresi gli arrestati. E, se ogni tanto salva una vita in meno, salva di regola moltissime vite in più, non solo quelle in divisa.
Giorgio Carta, 4 giugno 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).