Mi preme sottolineare che la surreale condizione della cosiddetta Famiglia nel bosco, che la cui separazione si sta prolungando oltre ogni immaginazione (la decisione dei giudici sull’istanza di ricongiungimento era attesa il 23 luglio, ma niente è ancora accaduto), sembra che stia passando quasi sottotraccia per gran parte dell’informazione nazionale. Al massimo alcune testate ripetono all’infinito il lungo elenco dei passi in avanti compiuti della coppia anglo-australiana per venire incontro alle prescrizioni del Tribunale dei minori dell’Aquila, ma senza esprimere una qualche critica circa il prolungamento di questo sostanziale regime di reclusione che stanno subendo i tre bambini. Con ciò venendo ancora una volta meno ad uno dei compiti principali della libera informazione, che dovrebbe concretizzarsi nel fare le pulci a chi rappresenta il potere in tutte le sue forme.
Tuttavia in quella che i progressisti amano definire società civile qualche voce autorevole in favore della famiglia Trevillion-Birmingham si fa sentire. È questo il caso di Susanna Tamaro, la quale ha definito la vicenda “un grandissimo scandalo”. Come riporta il sito ChietiToday.it, la celebre scrittrice ha espresso il suo lapidario commento in una intervista rilasciata all’Ansa, alla vigilia della consegna del Premio La Stele della Ienca 2026 all’Aquila.
“Non si capisce perché – esordisce la Tamaro – dopo quasi dieci mesi, (i bambini) non siano stati restituiti alla loro famiglia. I genitori hanno adeguato la casa, fatto frequentare la scuola e rispettato le prescrizioni pur di non perdere la famiglia. Tenerli ancora lontani dà un grande disagio all’immagine di un Paese civile”. L’articolo di ChietiToday prosegue spiegando come l’intellettuale triestina abbia maturato tale convinzione, soprattutto dopo aver incontrato di persona mamma Catherine a Roma, durante la presentazione del suo libro La mia verità: “All’inizio pensavo che fossero una famiglia di fricchettoni – racconta Tamaro – poi ho letto il libro e ho capito che Catherine è una persona straordinaria, con una preparazione pedagogica fuori dal comune. Nella loro scelta niente è lasciato al caso. È un progetto di vita integrale, naturale, certamente estremo, ma sostenuto da una linea educativa molto solida. I bambini sono amatissimi”.
“La scrittrice sottolinea – si legge ancora – che il volume non è un instant book sulla vicenda giudiziaria, ma il racconto della vita di una donna che ha vissuto e lavorato in diversi Paesi ed è stata addestratrice di cavalli. ‘Catherine e Nathan sono persone colte, preparate ed equilibrate’, ribadisce. Tamaro individua poi nelle difficoltà linguistiche una delle possibili origini del ‘cortocircuito’: “Non si possono affrontare questioni così complesse senza parlare la loro lingua madre. Anche i bambini hanno svolto i test psicologici senza l’inglese: siamo alla follia”.
E già, pare proprio che siamo di fronte alla follia di un sistema che sulla carta dovrebbe tutelare i minori e le famiglie in difficoltà, ma che in questo drammatico caso sta dimostrando che sembrano non esistere validi contrappesi istituzionali per limitare ogni eventuale abuso di potere. In questo senso solo l’introduzione di una legge, più volte promessa dall’attuale governo, che ponga dei solidi paletti agli interventi di allontanamento dei minori dalle proprie famiglie, che non dovrebbero mai avvenire in assenza di abusi, di violenze o di gravi e attuali rischi per gli stessi minori, sarebbe in grado di impedire lo scempio a cui stiamo assistendo da troppo tempo.
Pertanto, cari amici del centrodestra, se ci siete battetelo questo colpo, altrimenti le tre povere creature potrebbero restare ancora per molto tempo in questa sorta di limbo burocratico, ovviamente realizzato per il “loro bene supremo”, parola di giovane marmotta.
Claudio Romiti, 2 agosto 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


