Se non ci fosse da preoccuparsi seriamente, farebbe ridere. Tutti questi geni della politica e aspiranti premier, questi maestri di giornalismo con un debole per se stessi sul palcoscenico di un teatro, questi illustri docenti universitari che amano citare solo le parti degli articoli della Costituzione che gli convengono: tutti a tuonare contro il riarmo difensivo europeo (e tutti in silenzio su quello, aggressivo e mostruoso, della Russia), tutti a raccomandare il ricorso alla diplomazia (immancabilmente definito “coraggioso”: quanto è facile esser coraggiosi con la libertà degli altri…) per evitare la guerra.
Fanno piangere e ridere allo stesso tempo. Perché la guerra più o meno mondiale, ma certamente europea e mediorientale in attesa di sviluppi taiwanesi, è già cominciata: altro che le “tensioni internazionali” di cui cinguettano i tg prima di tornare frettolosamente “ai fatti di casa nostra”. E nel mirino ci siamo noi, l’Occidente. Noi persone comuni, che pensiamo che non ci sia guerra mondiale senza almeno la replica delle stragi nelle trincee della Prima, e che preferiamo assaporare Inter-Juventus alla televisione invece di ricordare che già da quasi cinque anni abbiamo stragi nelle trincee d’Ucraina, qui ai confini dell’Europa. Noi che crediamo che prima di parlare di guerra europea si debba verificare quantomeno l’invasione di un Paese da parte dell’esercito agli ordini di un dittatore fanatico, stile Hitler nella Seconda: e che mentre ci struggiamo in poltrona sull’infinito drammone di Garlasco dimentichiamo che questa invasione è già stata lanciata in Ucraina nel febbraio dì quattro anni fa, solo con minore successo di quella della Polonia nel 1939, da un dittatore che si chiama Vladimir Putin.
La guerra di oggi contro di noi, cosiddetta ibrida perché prevede anche attacchi terroristici mascherati, azioni di hacker e disinformazione sistematica tramite social, si squaderna ogni sera nei nostri telegiornali e non finirà solo perché non abbiamo voglia di capire che ci riguarda in prima persona e preferiamo guardare X-Factor.
Siamo un po’ troppo distratti dall’anestetico delle nostre fatue comodità che riteniamo (a torto) eterne e intoccabili. E così confondiamo in un unico spettacolo, abbastanza distante da non toccarci, l’intrattenimento quotidiano e le immagini di drammi di ben altra natura che hanno luogo ad esempio in Medio Oriente, dove pure una guerra vera complementare a quella europea è ampiamente iniziata, tra massacri di civili, bombe sugli aeroporti e attacchi a infrastrutture petrolifere di prioritaria strategica importanza.
Il nostro vecchio caro pacifico mondo è ormai andato alla malora e noi siamo solo capaci di lamentarci perché volare in vacanza a Dubai o in Oman non è più sicuro: vabbè pazienza, andremo a Capo Verde o ai Caraibi, che problema c’è? Il problema è che la famosa guerra che i citati maestri di pensiero ci invitano a scongiurare professandoci pacifisti è già cominciata, e non solo sugli schermi della tv.
Mettere la testa sotto la sabbia non servirà: per impedire ad altri di usare le armi contro di noi, l’unico modo è averne di nostre per dissuaderlo. Come disse efficacemente un generale (cinese, non Vannacci): la pace e il dialogo vanno benissimo, ma quando arriva uno che ha deciso di pisciarti in testa, tu cosa fai?
Roberto Fabbri, 15 ottobre 2026
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