
Ho le lacrime. Non ci credo. Ma giura? Eh sì, è tutto vero: nel primo pomeriggio di un giorno da cani esce la notizia che ferma il mondo e non ha niente a che vedere con le fobie che la presunta “fine della storia” è costretta a riciclare per tenerci nella schiavitù della paura: guerre globali, pandemie da laboratorio, catastrofi climatiche nella testa di chi le vede (e nella tasca di chi ci guadagna), fino alle nostre tragedie minime, le Lelle che come apre bocca sono emorragie di eletti, i Conte che se la candidano e se la eleggono da soli, i Bone&Frato che se la candidano e se la eleggono meglio se con precedenti, le Ilaler Salis che si selfano in bici modaiola da provetta influencer griffata BCE. Tutto questo è minima immoralia, è niente: l’apocalisse vera è che Burioni, il virologo, lascia Facebook. Lo annuncia lui stesso con un fluviale intervento su Facebook: speriamo sia il canto del cigno, o dell’asino per scomodare un animale nobile che però lui suole paragonare agli infedeli del vaccino e del suo stesso verbo.
Intervento alluvionale anche per la spocchia a denominazione di origine controllata: Burioni si epicizza, e Virgilio usa meno canti per celebrare Enea. “Dieci anni fa, mentre ero a La Jolla a insegnare insieme alla mia famiglia…”. Comincia così la Burioneide una vita spericolata “che, da professore ordinario del San Raffaele, non potevo certo immaginare.”. Come dicono tutti quelli che si sentono famosi e ce lo vogliono far sapere. L’addio dell’allegro virologo è straziante, ma lievemente piombato: come tutti i soddisfatti di sè, egli articola le preziose, originalissime, imperdibili riflessioni, quasi un flusso di coscienza, in punti numerati, didattici, a beneficio di asini, sorci, insomma di chi lo segue a partire dai novax cui ha più volte riservato epiteti senza limiti (qui ne ha anche per l’intollerato Kennedy jr, sistemato con scientifica autorevolezza: “Dopo dieci anni il mondo è cambiato, è arrivata e fortunatamente passata una pandemia, la scienza ha fatto passi da gigante, ma anche l’ignoranza non è rimasta ferma (basta guardare chi è il ministro della Sanità negli USA)”.
Alle corte: “È arrivato il momento di cambiare e tra poco trasferirò la mia attività divulgativa (sic) su Substack, ed è doveroso spiegarvi il perché”. Che noi riassumiamo alla buona: va su Substack perché sta diventando di moda e consente di monetizzare. “Sono disposto a impiegare gratuitamente il mio tempo e la mia competenza acquisita con faticoso studio per informare i cittadini, ma non per fare arricchire ulteriormente qualcuno già ricchissimo”. Ce l’avrà con qualche collega che si è fatto la villa palladiana? Comunque si è accorto che i social lo sfruttano, popolare e autorevole com’è, ma non ha “intenzione di contribuire a un’agenda a me sconosciuta”, qualsiasi cosa voglia dire. Poi, si capisce che “sono in molti quelli che apprezzano questi scritti, ma dopo 10 anni sono stanco di essere utilizzato come sputacchiera”. Ma come? Tutti pazzi per Buro, e però lo sputacchiano? Mah, sarà che l’eccesso di ego-agnizione disperde un po’ la cognizione, si percepiscono solo le reazioni, mai le azioni. Burioni è quello che da anni nega, sprezzando ogni prova contraria, ed è una provocazione insopportabile, qualsiasi effetto avverso in capo ai vaccini Covid: basta la parola, come anni fa quel prodotto coadiuvante, parola sua, dal pulpitino di Fazio o dai social. Solo che da Fazio nessuno lo rimbecca, sui social sì e allora basta ciccate. Davvero? Burioni è lo stesso che ebbe a offendere con una sola parola, “capisco”, una ragazza in credito con la vita, e si vedeva (siamo diventati amici), senza neppure la decenza di scusarsi. Le sue uscite si potrebbero lasciare al tempo che trovano non fosse per un dettaglio: suonano vagamente funzionali, qualcuno ha parlato di finestra di Overton alla rovescia o anticipata: ora egli propone un registro dei contrari ai vaccini a mRNA, in modo da non curarli se si ammalano di cancro; ora si scaglia contro una dottoressa “novax” promossa in grado istituzionale, ora se la prende con due medici critici in commissione di rischio, e, quando il tremebondo ministro li silura, sbaraccando, esulta come un ultrà.
Non una specifica solo sua, va detto: succede quando ci si crede molto più di quanto non si sia e il tipo umano del virologo che abbiamo imparato a conoscere, e a riconoscere, è quello di uno che si è proprio montato la testa, su tutto lancia anatemi e soluzioni, discetta, ammonisce, ironizza, si propone, si considera immanente, si vede pensa provvidenziale, si immagina in politica, coacervo mistico fra stupor mundi e salvator mundi, calato dal Padreterno sulla terra per salvare i pazienti e i “somari maleducati”, altrimenti definiti “somari a 365 gradi” in una seducente fusione di geometria calendaristica. Di tanta speme questo oggi ci resta: “Siccome l’accesso ai miei contenuti sarà a pagamento, chi vuole sputare dovrà lasciare in ogni caso un numero di carta di credito. La quota mensile sarà irrisoria (sto cercando di capire come fare per non dovere pagare io, perché ci sono dei costi fissi sulle transazioni, penso che sarà meno di 2 euro) e non mi arricchirà certamente: servirà per ora a tenere lontani quelli che non sono interessati”. Marachello, marachello: tu sogni folle oceaniche di iscritti: “Ho deciso di darmi sei mesi di prova e mi sono prefisso un numero minimo di abbonati: se prima dell’estate vedo che non è stato raggiunto, chiuderò substack prendendo atto dello scarso interesse. Per questo fate solo abbonamenti mensili e non annuali, non potrei rimborsarvi”. Sì, abbiamo capito, è tutto meravigliosamente chiaro, ma anche lì se uno vuole la scatarrata arriva e pensare che uno rinunci a pagare una quota irrisoria per il piacere di insultarti, è ottimistico come credere che i vaccini non facciano niente, anzi addirittura immunizzino. “Scegliete Astrazeneca, è ottimo e sicuro”. Muore Camilla Canepa, a causa dell’Astrazeneca, certificata da un tribunale, e lui: “Non chiedete a me, chiedete ad Astrazeneca”. Che nel frattempo ha ritirato il suo vaccino. Serve altro? In una cosa questo ha ragione, agire per vie legali è inutile in Italia, inutile e folle, se no uno come me, nella mia condizione di paziente oncologico post vaccinale, l’avrebbe fatto subito, e “a 365 gradi”. Ma coi magistrati che fanno l’ovazione a Ranucci, mister 220 querele?
Tutto il resto francamente è noia e superflua noia consacrata al vittimismo di uno che quanto a sputacchi dovrebbe solo starsi zitto. Ma non temete voi che pendete dal Verbo, voi valete più di molti passeri e anche somari e Burioni mica vi abbandona: “Ovviamente continuerò con la divulgazione televisiva a Che Tempo Che Fa, con gli editoriali su La Repubblica e con i libri, uno dei quali lo sto scrivendo proprio ora e uscirà prossimamente”. Ovviamente. La pubblicità, anche semanticamente zoppicante, stilisticamente sgangherata, è l’anima del commercio e anche della Scienza. A proposito: l’eterno addio si chiude con una curiosa excusatio non petita: “PS: “negli ultimi quattro anni” non ho ricevuto un euro non solo da ognuno di voi che ha potuto leggere gratuitamente questa pagina (e ci mancherebbe, su Facebook… apposta trasloca), ma neanche – per citare una formula divenuta recentemente popolare – con “soggetti portatori di interesse in campo sanitario””. Bravo, lo spieghi al collega Pregliasco il quale rivendica l’opposto, “mi hanno pagato tutti quindi sono libero”, con ardita logica virologica a seguire la quale, si dovrebbe concludere che Burioni è schiavo di chissà quali condizionamenti.
Sempre in punto di logica, fuori da riferimenti personali, anche certe signorine su onlyfans, che non è una onlus, riferiscono con orgoglio di avere così tanti committenti da sentirsi obbligate solo verso loro stesse. Ma insomma se la vedessero loro, se c’è una cosa che abbiamo imparato a capire di questi virologi mediatici è la loro vanità, l’ambizione, la presunzione, quasi mai scevra da maleducazione: non ce n’è uno che non si sia segnalato per tracotanza e anche, diciamolo, per invidia o malanimo verso i colleghi-starlette. In definitiva, che un medico usi i social per far sapere che li abbandona, sentendosi in dovere di rassicurare i fan, tipo Lady Gaga, la dice lunga del disagio del tempo. Ed è questa, forse, al di là di ogni altra considerazione o sospetto, la vera ragione che induce un Burioni a sfilarsi dalle piattaforme non filtrate: cretini e molestatori sono dappertutto, ma uno così ce l’ha messa tutta per crearseli, stanarli, fomentarli. Lungi dall’azzardare l’ombra di un’autocritica, e per un medico è grave, lui si consacra ancor più al vertice e nel vortice dell’esaltazione coi toni supponenti che abbiamo imparato a riconoscergli: “Ho ricevuto offerte molto allettanti, ma ho ritenuto che non fossero compatibili con l’attività di divulgazione che avevo intenzione di condurre e che ho effettivamente condotto. Per fortuna guadagno bene facendo il professore e quello che ho mi basta e mi avanza”. Però si mette su Substack, a pagamento, quando potrebbe prodursi gra-dui-da-mende.
Ho le lacrime. Dal ridere.
Max Del Papa, 30 ottobre 2025
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