
Ci son di quei personaggi, particolarmente in Italia, che sembrano creati espressamente dal Padreterno per starti sulle balle anche quando l’umana decenza o ipocrisia suggerirebbero il contrario. Uno di questi, senza fare il nome Ranucci, e da gran tempo ispira un leggerissimo fastidio a maggior ragione oggi che si pone effettivamente come eroe wagneriano, ma con un sovraccumulo di ybris mitologica, diciamola così.
In attesa ancora di scoprire chi fosse la sua Brunilde, provvidenzialmente maldestra, Sigfrid si affida alla sua Dietlinde, quella che sta a La7, e raccoglie lo spettacolo tutto italiano della solidarietà appena enfatica per cui viene universalmente sommerso di enfasi acritica; particolarmente da destra dove cadono nella solita sindrome di Stoccolma, ah, sì, siamo destroidi, ci vergogniamo un po’, facciamo schifo ma tu degnati di raccogliere o se preferisci raccattare la nostra vicinanza, nessuno critichi Sigfrid, lui è uno di noi, siamo tutti Sigfrid, viva l’informazione ardita, non siamo degni di te ma tu perdonaci Sigfrid.
Sigfrid, con vaga degnazione non scevra da ideologico disprezzo, cavalca l’onda che lo sospinge nell’abbraccio della sinistra solidale, circolare. E sono quelli che esultavano per Charlie Kirk, sparato in gola; tradivano osceni pruriti o di irritazione al cordoglio; dicevano che se l’era cercata e l’aveva trovata per mano di uno di loro (falso come certe inchieste di Report: era la quintessenza del woke, inzuppato di gender, trans, bellaciao e antifà), irridevano il dolore.
Quelli che invocano il pluralismo umanitario, il rispetto, se la tirano da schiena dritta, fuori dai giochi, fuori dal sistema, ma quando il loro mentore a 5 Stelle era presidente del Consiglio, gli stavano tutti attorno, come micini con la gatta (e potevamo scegliere allegorie meno indulgenti): lo coccolavano, lo consigliavano, sostenevano i suoi provvedimenti repressivi e liberticidi — “questo ve lo consento, questo non potete farlo”; difendevano i suoi sprechi, dai bonus a sprofondo perduto ai banchi rotanti.
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Che spreco di indipendenza! Mai visto niente di simile, perfino nel tradizionale servilismo giornalistico italico. E adesso vanno in piazza, urlacchiando: “Basta con le querele temerarie!”, mentre si vantano di querelare a pallettoni tutto ciò che si muove, “così mi pago le vacanze”.
Ma che spettacolo, degno del sarcasmo di Flaiano, di Longanesi. Per non farsi mancare niente, i nostri sedicenti indipendenti hanno subito tacciato i colpevoli di un attentato su cui ancora si sa niente, nell’ordine: Giorgia Meloni, la mafia dell’eolico, Giorgia Meloni, i servizi segreti, Giorgia Meloni, Aldo Moro, Giorgia Meloni, la mafia siciliana, Giorgia Meloni, Berlusconi postumo & Dell’Utri, Giorgia Meloni, Trump, Giorgia Meloni piazza Fontana, Giorgia Meloni, le destre nazi-fasciste, Giorgia Meloni, le destre nazi-naziste, Giorgia Meloni, il Mossad, Giorgia Meloni, i sionisti, Giorgia Meloni Manomozza quello di Piedone lo Sbirro, Giorgia Meloni.
E Sigfrid che fa? Dal suo anello nibelungico di certezze e di abbracci ci va giù pesante approfittando dell’attuale condizione di insindacabilità, lui è la quintessenza del giornalista libero, puro, adamantino, cristallino, talmente indipendente che viene festeggiato come dopo un gol alla finale dei mondiali dalla Lella e dal Giuseppi con tutti i rispettivi micini di complemento, il che lascia come minimo perplessi, ma siamo in Italia dove tutti sanno stare al mondo e chi ha qualcosa da obiettare, beh, saltasse per aria con i suoi cazzo di scrupoli moralistici.
Siccome ormai con quel sorriso Sigfrid può dire ciò che vuole, ebbene non si tiene e coglie la palla al balzo per additare, vedi un po’, Giorgia Meloni se non quale mandante almeno almeno ispiratrice o comunque e sempre carogna malevola: “In questi giorni raccolgo solidarietà bipartisan, ma si sta rivelando ipocrita: da una parte solidarietà, dall’altra qualcuno sta armando il Garante della privacy per punire Report e dare un segnale esemplare a altre trasmissioni. Ciò che dico lo affermo con cognizione di causa, e lo si vedrà nelle prossime ore. Chiedo che il Garante europeo verifichi come sta operando il Garante della privacy italiano, perché sembra agire come un’emanazione del governo”.
Il Verbo molto incarnato ha parlato, Report non si discute, è la Verità, le tavole della legge, il Decalogo disceso, noi facciamo come ci pare – la faccenda in questione è il celeberrimo metodo Report, usato sul Sangiuliano in nome della democrazia gossippara, mai sui 5stelle – e il Garante può andare a quel paese.
Perché siamo la libertà, la democrazia, l’informazione, e chi dubita della verità è un mandante morale, è emanazione del governo. Eh va beh, ma così è giocare sporco. Va bene, lo sappiamo tutti che s’avanza la candidatura col Movimento, però anche meno, dai: bocce ferme, tu e le tue groupie, Sigfrid.
Invece no. C’è l’occasione di un gol a porta vuota, vorrai mica lasciartelo scappare. Tanto più che tanto, le destre nazi-meloni che si son pappate la democrazia di questo paese, si scuseranno una volta di più spremendo solidarietà a fondo perduto, fustigandosi all’anatema: “siete ipocriti, siete persecutori, con voi non c’è democrazia, lo dico con cognizione di causa”.
Così son serviti gli erogatori di solidarietà a prescindere che inducono l’impressione di una logica di appartenenza in tutto analoga a quella politica: sì, siamo diversi o almeno lo sembriamo ma in realtà stiamo tutti dentro al gioco degli eletti e allora ci stringiamo fra noi, ci riconosciamo come quelli che si appartengono.
Solo che più si offrono e più ricevono in risposta accuse di ipocrisia, malevolenza, complottismo, eversione, mafiosità di potere. E allora tu che fai, non la secerni la solidarietà al martire fortunatamente illeso? No, ormai non si sa più dove metterla, è un’overdose, in più è controproducente.
Il caso Sigfrid è esemplare dell’immutabilità di un Paese: dove la destra si vergogna di essere destra, al punto che non lo è più, è evaporata, e la sinistra non si vergogna di essere sinistra, al punto che lo è in eterno, non cambia di un millimetro.
Max Del Papa, 24 ottobre 2025
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