A Pradamano, piccola città alle porte di Udine, tre amici di 13 e 14 anni (ancora senza smartphone, complimenti sinceri ai genitori) hanno fatto qualcosa di semplice ma, visti i tempi, rivoluzionario. Invece di passare le vacanze scrollando su Instagram hanno costruito un banchetto nel cortile di casa vicino alla piazza del paese e hanno messo in vendita limonata fresca, caffè, acqua e pasticcini. Lo scopo? Mettere da parte qualche soldo e comprarsi un vecchio Piaggio Ciao, il motorino che ha fatto sognare generazioni intere e che è praticamente sconosciuto alla maggior parte dei loro coetanei.
I ragazzi si svegliavano anche alle cinque del mattino per preparare tutto e per guadagnare qualche soldino anziché mettere il broncio ai genitori nel tentativo di farsi dare da loro l’ammontare per l’acquisto del Ciao. E stava anche funzionando: in pochi giorni avevano raccolto circa cento euro. L’iniziativa aveva chiaramente causato l’ilarità e la simpatia della cittadinanza come esempio di spirito d’intraprendenza, di sana voglia di fare rimboccandosi le maniche e guadagnando in autonomia. Un esempio, in altre parole, di libertà.
Poi è arrivato qualcuno che invece di sorridere e di comprare una limonata o più banalmente di passare oltre facendo spallucce, ha deciso di presentare addirittura una denuncia formale. Chiaramente ai giovani mancavano le autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande. Così la polizia locale è intervenuta (pare scusandosi…) e ha ammonito i tre ragazzi. Fine della storia, fine del sogno.
Questa storiaccia è lo specchio di un Paese che si prende troppo sul serio, nel quale tre adolescenti che vendono limonata nel cortile di casa vengono trattati come se gestissero un ristorante clandestino. Una nazione dove l’individuo medio storce il naso pure davanti a una piccola attività di giovani che muovono i primi passi nel mondo e allora, applicando la tanto amata burocrazia e i numerosi interminabili regolamenti, schiaccia ciò che un tempo era banale normalità.
Intere generazioni di ragazzi hanno venduto i propri giocattoli, bevande o dolci fatti in casa per comprarsi la bici o il motorino, coltivando peraltro il modo più semplice e più educativo di imparare il valore del lavoro e del sacrificio. Oggi invece si privilegia la sanzione, persino a dei tredicenni, rispetto allo spirito. Si fa perdere ai ragazzi il più banale briciolo di spirito d’iniziativa economica che in un paese che insegue ancora il sogno del posto fisso sarebbe ossigeno puro. E si premia, di fatto, chi non fa niente del suo tempo libero.
I tre amici non stavano rubando né stavano mettendo a rischio la salute pubblica. Stavano solo cercando di realizzare un piccolo sogno senza pesare sulla famiglia. Uno di loro ha detto di non aver avuto paura quando sono arrivati i vigili, ma di essere rimasto molto dispiaciuto: “Pensavo fosse una bella cosa e volevo andare avanti”.
Stiamo esplicitamente dicendo ai giovani che è meglio stare sul divano, chiedere soldi ai genitori o aspettare che qualcuno gli regali qualcosa, piuttosto che fare qualcosa di concreto.
Grazie al cielo la comunità sta reagendo. Molti si sono mobilitati, qualcuno ha già offerto contributi, i genitori stanno valutando una raccolta fondi. Non perché i ragazzi debbano ricevere un regalo ma perché il loro sforzo con i tempi che corrono merita di essere riconosciuto. E a chi ha segnalato questa attività manco fosse uno smercio di contrabbando non si può che dire: ripigliati!
Alessandro Bonelli, 7 agosto 2026
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