
Il nonno di tutti i filosofetti utilité e vanité, l’opinionista da salottino più o meno televisivo Massimo Cacciari trova ideologico, ballistico vedere la violenza a sinistra, se mai il problema sono le invettive meloniane che fomentano “il solito anticomunismo incendiario e violento”. Davvero? Per aver detto donna Giorgia il minimo sindacale e cioè che questi si compiacciono del sangue? E avrebbe potuto meglio dire: puntano a farci fuori, non solo metaforicamente e lo dicono, lo urlano. Cacciari si facesse spiegare dove sta il linguaggio incendiario dal nipotino Tommy, già luogotenente di Casarini col compito di rendergli più facile la vita da sindaco veneziano; uscisse una buona volta dall’autoreferenzialità banderuola da tintura eccessiva e compulsasse un po’ i giornali, i social dove per il killeraggio dell’attivista trumpiano Kirk, ammazzato da un bamboccio antifà in amore con un trans, c’è chi gode “sborrando”, chi si esalta, rievoca le bierre e predica: è solo l’inizio, e riprende gli slogan della sinistra da tastiera e da palco, “rest in piss” che sarebbe a dire riposa nel tuo piscio, affogati nel piscio Kirk; andasse a vedere il nostro pensatore quell’osceno articolo del Corriere in cui si perculava la vedova “col trucco impeccabile le unghie perfette” e la si malediceva in fama di cristiana; non basta al filosofo che incantava le signore con la verbosità culturale e la finta irriverenza dei conformisti? O non le vuole vedere le prime pagine della rassegna stampa ogni mattina?
Allora considerasse che al Washington Post una giornalista afroamericana che si sballava col video di Kirk cui scoppia la gola è stata immediatamente e opportunamente silurata mentre da noi, nell’Italia incendiaria meloniana, chi diffonde la stessa diarrea finisce dritto in televisione, anche quelle dell’un tempo esecrato, maledetto Cavaliere del quale si diceva: ucciderlo non è abbastanza. Oppure riflettesse su come l’attrice militante Whoopi Goldberg, questa macchietta con rivendicati problemi di droghe e di alcool, contigua prima ai Clinton, quindi agli Obama – mai mancare un palchetto propagandistico! – infine alla coppia Biden-Harris, insiste senza mezzi termini che bisogna soffocare la faccenda del balordo di colore che ha trucidato una rifugiata ucraina sulla metro di Charlotte.
Se ancora non gli basta, il Cacciari mobile “qual piuma al vento” potrebbe considerare la scena miserabile, oscena nel senso di Carmelo Bene, fuori di scena, dei cosiddetti attivisti Propal all’università di Pisa. Ma forse è meglio non suggerirglielo, il filosofo della fuffa razionale potrebbe riassaporare, proustianamente, altre perdute oscenità padovane, quando si formava alle incendiarie, democratiche lezioni del maestro sommo Toni Negri. Una scena talmente insopportabile che perfino uno molto critico su Israele come me si sorprende a esclamare: Mossad dove sei. Ma prendetele queste scimmiette bercianti, “frii palestai, frii palestai!”, che vanno addosso a un disgraziato di professore, Rino Casella, docente di Diritto pubblico comparato, gli strappano il microfono, cominciano a concionare nei soliti deliri tossici, alzano la voce, minacciano, impediscono, salgono in cattedra, letteralmente, fisicamente, maleodoranti, lerci, tenuta da centro sociale, braghe unte da pastasciutta antifà, canotte unisex in disperata caccia di un deodorante, eccoli qua “tutte e tutti” i salisiani dell’intifada, ecco la loro compostezza mite, riflessiva di sinistra come la vede il professor Cacciari. Ridono, sputano, intimidiscono, delirano. Ai loro posti, gli altri frequentanti del Polo Piagge dell’Università di Pisa tacciono, ammutoliti, marmorei, indifferenti o intimiditi, ma più indifferenti.
Questa dell’eterna farsa giovanile tragica e prevaricatrice non è censura? Non è violenza? Il disgraziato professore si agita, si disunisce, non sa dove correre, dove andare, cerca di riprendersi il microfono ma lo spingono via, gli ridono in faccia, lui urla “siete dei fascisti” e prova come può a reagire, a ribellarsi, ma gli fanno sapere senza tanti complimenti che è meglio se si toglie dai coglioni prima che gli succeda qualcosa, che le lezioni le decidono loro. Esattamente come ai bei tempi di Negri che incitava a far fuori “con la scopa di Dio” i colleghi in fama di reazionari, fama decisa da lui. Imbonitore e vigliacco il Negri, senza il coraggio delle sue malefatte, andatevi a riprendere su youtube come Enzo Tortora rimetteva a cuccia l’isterico teorico riparato a Parigi per sottrarsi alla giustizia. Cose che evidentemente ai vecchi discepoli non dispiacciono, questione di feeling, di dna. Pisa non è un accidente, Pisa siamo noi, è ogni università. Oggi e ieri e sempre. E questo sarebbe il regime incendiario della camicia nera o bruna Meloni? Una cosa la dice bene Elena Del Rosso, consigliera pisana candidata con Fratelli d’Italia: “Se non reagiamo, se non denunciamo, permettiamo che la libertà di insegnamento e di opinione diventino parole vuote. Dichiarazioni che restano sulla carta mentre il pensiero dissidente viene zittito, isolato, perseguitato”.
Tutto giusto ma troppo poco e troppo tardi: pensiero dissidente? Quale? Quello di chi si reca in università per fare il suo mestiere, per fare lezione? E gli va bene se non lo pestano al grido “frii palestai, facciamo fuori gli ebrei”? C’è un lapsus patologico che non risparmia nessuno a destra: sentirsi sempre, romanticamente, dissidenti per dire sbagliati, santa canaglia da compatire e magari, masochisticamente, da punire, infami in cerca di redenzione. La destra arrivata al potere sente di doversi far perdonare i trascorsi neofascisti anche quando anagraficamente non c’entra niente, però lo sente, nella convinzione, assurda, patetica, che conviene non disturbare, abbozzare e farsi di schiuma se si vuol durare. La sinistra neocomunista, sempre comunista però non tradisce nessuno scrupolo, nessun imbarazzo anzi rivendica la sua parte peggiore, violenta, settaria, menzognera. Tendenzialmente criminale o come minimo sodale dei criminali, dei sicari. “Ah, come ho sborrato a vedere il fascista Kirk crepare affogato nel suo sangue”. Per dire: occhio che presto tocca a voi.
Il gioco è squallido quanto scoperto: non accontentarsi mai, reagire con la faziosità, attaccare sempre, più la destra impresentabile cerca di rendersi presentabile, accettabile e più le viene risposto che è inutile, che debbono sparire tutti nelle fogne, appesi per il rovescio. Ed è un gioco che funziona se ci sono ministri che sprecano il loro tempo a cacciarsi nei covi festaioli e pseudoculturali della sinistra fanatica che li insulta, li minaccia, “farete tutti la fine di Kirk”, al che questi poveracci piagnucolano sui social come Calimero: “E’ un’ingiustizia però, ce l’hanno con me perché sono piccolo e nero, non sta bene, non è democratico”.
vi
Democratico? Ma se sulla presunta “Tele Meloni” ogni santo giorno dobbiamo sentire qualche demenziale servizio sul fatto che gli italiani sono ancora dei fascisti che preferiscono l’auto propria, dunque bisogna rieducarli, ma adesso ci pensa l’Europa imponendo una volta per tutte l’elettrica, se deve andare così e va così allora dobbiamo, possiamo solo trarne quanto segue: che o Tele Meloni non esiste o è succube o è complice o una cosa sola con Tele Lella. E chi bazzica la Rai sa che resta tutto così, che la destra dei parvenu si accontenta di qualche lisciata da pastone politico, degli affari commerciali, ma “cheta non movere” e in Rai non si muove neanche una pianta secca, continuano a comandare “gli altri”, per dire gli stessi. Come quel giornalista sportivo che su Kirk ha commentato, tutto giulivo: “Hanno addrizzato la mira”, proprio così.
Se pure un ministro culturale Giuli va a canciare in favore della Flotilla, convinto che “le Brigate Rosse non possono tornare”, non ha capito niente o si mente: sono già tornate, non spareranno, per ora, ma sono tornate per dire mai andate via nel delirio strozzato, negli occhi fuor dalle orbite, nella diffamazione che trasuda odio, nella necrofilia ideologica, nell’annunciare le solite impiccagioni per i piedi, le solite sventagliate di mitra. E chi ha memoria di quegli anni sa che comincia sempre dalle parole, dagli slogan apparentemente infantili, innocui.
Non torna il terrorismo per la semplice ragione che non è mai tramontato nelle università come a Pisa, nelle scuole di ogni ordine e grado, nei media. E se quel povero disgraziato di professore verrà lasciato solo, come verrà lasciato, di fronte alle rappresaglie dell’istituto e alla mostrificazione dei media, allora ogni considerazione e ogni piagnisteo sarà peggio che inutile, sarà ipocrita. Sì, tocca che la destra coi complessi di colpa si svegli e scopra o riscopra la decenza. Se, come oggi ricorda Federico Punzi su Atlantico, in poche ore si sussegono tre casi raccapriccianti, protagonisti sempre gli eroi delle categorie protette di sinistra, tra cui tre bambini rom che massacrano e sfigurano un coetaneo senza una ragione, “con una ferocia mai vista” dice chi lo ha soccorso e lo ha curato, e da destra nessuno fiata, se non si dice che la situazione romana, milanese, italiana è fuori controllo per l’offensiva clandestina e islamista, e non lo si dice nell’illusione di durare, beh, allora va obiettato a questi che non glielo ha ordinato il medico di andare a comandare, e che loro dureranno pure, fin che durano, ma a non salvarsi è il Paese. Stanno già cominciando con le solite formule maleodoranti: il professore pisano è un fascista, se l’è cercata, dovevano farlo fuori, frii palestain. A questo punto sì, facciamo pure un incontro sulla libertà di parola come dice il mio amico Cruciani, ma per invitare chi? Per confrontarsi con chi? Coi maranza protetti dal Pd che più delinquono e più li lasciano liberi? Con quelli che vengono a dirti sei come Kirk e farai la stessa fine?
Max Del Papa, 16 settembre 2025
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).