Siete in condominio? Stangata in arrivo: la proposta di legge è devastante

L'ultima idea promette sicurezza e trasparenza, ma in realtà moltiplica obblighi, certificazioni e consulenze. A pagare, come sempre, sono i proprietari di casa

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C’è un vizio antico della politica italiana che torna puntuale come le tasse: se qualcosa funziona male, la soluzione non è semplificare, ma complicare. Se un settore ha problemi, non si riducono i costi, si creano nuovi obblighi. Il condominio, microcosmo perfetto dei mali del Paese, è l’ultimo bersaglio di questa pulsione regolatoria fuori controllo. Sì, perché la proposta in ballo mira a trasformare il condominio in una società, in una vera e propria Spa.

Alla Camera è stata depositata una proposta di legge che promette di “modernizzare” la disciplina condominiale. Parliamo dell’atto 2692, che sarà presentato domani in un evento alla Sala del Cenacolo a Montecitorio, riporta Il Sole 24 Ore. Le parole d’ordine sono sempre le stesse: più sicurezza, meno contenzioso, più trasparenza. Peccato che, tradotte dal politichese all’italiano corrente, significhino una sola cosa: più adempimenti, più burocrazia, più spese a carico dei proprietari.

Il cuore della riforma è un’esplosione di obblighi professionali. L’amministratore dovrà essere iscritto a un elenco nazionale al ministero delle Imprese, avere una laurea (anche se è un semplice condomino che gestisce lo stabile), stipulare polizze, sottostare a controlli. L’obiettivo appare chiaro, cristallino: si punta a eliminare “l’amministratore condomino”. Nei condomìni più grandi – con più di venti proprietari – arriva persino il revisore obbligatorio, con rendiconti certificati e depositati in Camera di Commercio. Tutto molto elegante sulla carta. Tutto molto costoso nella realtà.

Ma il capolavoro è il capitolo “sicurezza”. Oggi esiste già l’anagrafe condominiale. Evidentemente non basta. La proposta introduce l’obbligo di verificare e certificare ogni anno le informazioni sulle parti comuni da parte di “una società di consulenza per la sicurezza e salute certificata”. Traduzione: un nuovo balzello fisso, un nuovo incarico da pagare, un nuovo mercato garantito per società specializzate. Che naturalmente non lavorano gratis. Anche perché parliamoci chiaro: in un palazzo di ottant’anni fa un problema si trova sempre, anche ogni mese. In buona sostanza ci saranno più controlli e verifiche di quelli programmati per i ponti presenti in tutto il paese. Un po’ troppo, no?

Qui il punto politico è evidente. Non siamo davanti solo alla mania normativa dei legislatori, ma a un modello ormai consolidato: si crea un obbligo di legge e, contestualmente, si crea il bisogno di un professionista che lo soddisfi. Un sistema perfetto, tranne che per chi paga. E a pagare, come sempre, sono i proprietari di casa, già spremuti da tasse, bonus contraddittori, vincoli urbanistici e adempimenti infiniti.

Si dice che così si ridurrà il contenzioso. L’esperienza insegna il contrario: più regole, più certificazioni, più carte, più occasioni di ricorso. Si dice che servirà a combattere il lavoro nero e il riciclaggio. Peccato che il condominio medio italiano non sia un covo di evasori internazionali, ma un insieme di famiglie che cercano di tenere in piedi ascensori, tetti e caldaie.

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Il risultato finale è prevedibile: amministratori più cari, consulenze obbligatorie, costi che aumentano e assemblee sempre più paralizzate. Altro che semplificazione. Altro che tutela dei cittadini. In un Paese normale ci si chiederebbe come ridurre il peso dello Stato nella vita quotidiana. In Italia, invece, si pensa sempre a come infilare un nuovo timbro, una nuova certificazione, un nuovo albo. Il condominio diventa così l’ennesimo laboratorio di una politica che confonde il governo con la regolazione e la sicurezza con la burocrazia.

E alla fine, come sempre, qualcuno brinda: non i proprietari, ma chi da questa legge farà affari certi. Pagati, naturalmente, da chi ha la sfortuna di possedere una casa.

Franco Lodige, 16 dicembre 2025

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