Sinistra ridicola: segue il galletto Macron sulla Palestina per attaccare la Meloni

Dal Pd al M5s, opposizione in pressing per il riconoscimento di Gaza. Ma in Europa la posizione di Parigi non entusiasma (anzi)

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Schlein Macron Conte

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole della sinistra: anche sulla questione palestinese, l’opposizione preferisce il gioco delle etichette e delle accuse piuttosto che confrontarsi nel merito. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che da giorni ripete con chiarezza la posizione dell’Italia – due popoli, due Stati, ma con il reciproco riconoscimento – viene preso di mira da una sinistra che ormai rincorre acriticamente qualsiasi mossa provenga da Parigi o da Berlino.

“Ambiguo”, “reticente”, “timido”. Gli aggettivi si sprecano, ma la sostanza è una sola: la sinistra vuole che l’Italia riconosca unilateralmente lo Stato di Palestina, come ha fatto Emmanuel Macron. Peccato che proprio la cautela e il senso di responsabilità espressi da Tajani – e approvati all’unanimità dal Consiglio nazionale di Forza Italia – siano oggi l’unico argine alla propaganda e all’approssimazione.

“La nostra posizione è chiara – ha spiegato il vicepremier – sì alla soluzione dei due Stati, ma il riconoscimento di uno deve andare di pari passo con quello dell’altro. La pace non si costruisce a senso unico”. Parole di buon senso, che trovano eco anche nel presidente della Camera Lorenzo Fontana: “Serve capire se queste scelte aiutano o aggravano il conflitto”, ha osservato con equilibrio, sottolineando il rischio che certe forzature diplomatiche possano avere l’effetto contrario a quello sperato.

Ma per l’opposizione, l’unica via è l’adesione acritica all’agenda d’Oltralpe, del resto quando non ci sono idee bisogna copiare. Elly Schlein, dal palco del Pd, si spinge ad accusare Tajani di “dichiarazioni incomprensibili” e torna a battere sul riconoscimento immediato della Palestina, ignorando volutamente le responsabilità di Hamas e l’illegalità di certi governi che ancora oggi non riconoscono Israele. Giuseppe Conte, come da copione, alza i toni sui social: parla di “governo criminale” in riferimento a Israele e accusa la premier Meloni di “vergogna nazionale”, dimenticando forse che fu proprio lui, da presidente del Consiglio, a firmare accordi con Netanyahu.

A fare eco alla solita retorica ci sono Riccardo Magi di +Europa, Avs, Rifondazione Comunista: la linea è una sola, riconoscere la Palestina ora e subito, senza condizioni. Nessuna parola, invece, sui continui attacchi a Israele, sui razzi di Hamas, sull’uso dei civili come scudi umani. Troppo scomodo, forse. E nel mirino, naturalmente, c’è sempre Tajani. Beppe Provenzano del Pd arriva persino a mettere in discussione le basi diplomatiche: “Ma il nostro ministro sa di cosa parla?”, si chiede con tono da professore fuori luogo. Eppure, come noto, l’Italia riconosce Israele dal 1949. Dimentica – o fa finta di dimenticare – che è proprio il governo di Tel Aviv a dover avere garanzie prima di qualsiasi passo verso la pace. Insomma, da sinistra si invocano atti simbolici, dimenticando il contesto, le responsabilità e soprattutto la sicurezza. Tajani e il governo Meloni, al contrario, portano avanti una linea equilibrata, realista e in linea con la storica posizione italiana: pace sì, ma non a costo della verità.

Ma c’è un’altra brutta notizia per la sinistra: in Europa, a sostenere la posizione di Macron, c’è solo lei. Non contiamo il socialista spagnolo Sanchez, tra i principali avversari di Israele. Nemmeno il governo laburista britannico per ora non si sbilancia. Interpellato sulla decisione francese, uno dei membri senior del gabinetto, il ministro della Scienza Peter Kyle ha assicurato che il Regno resta impegnato a riconoscere la Palestina. Ma non si è sbilanciato su alcuna scadenza temporale, rinviandolo a quando “saranno raggiunte le condizioni della statalità”. Per la Germania è solo una soluzione “negoziata” tra le due parti può determinare “pace e sicurezza per israeliani e palestinesi”. Ecco perché Berlino “non ha intenzione di riconoscere uno Stato palestinese nel breve termine”. E ancora, nemmeno la Danimarca è pronta a sposare la linea di Parigi. “Rispetto la decisione di Macron di voler riconoscere la Palestina come Stato e condivido pienamente il desiderio di progredire verso una soluzione a due Stati” ha dichiarato il Ministro degli Esteri danese, Lars L›kke Rasmussen.

Insomma, se i principali attori internazionali non hanno la minima intenzione di salire sul carro di Macron, la sinistra italiana c’è. Non tanto per il sostegno alla Palestina, che è innegabile sia chiaro, quanto per attaccare il governo Meloni, che continua a restare forte nei sondaggi con buona pace di chi getta fango un giorno sì e l’altro pure. Difficilmente Pd & Co. riusciranno a mettere in difficoltà l’esecutivo. Anzi, il destino sarà molto simile a quello di Macron: l’irrilevanza.

Franco Lodige, 26 luglio 2025

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