Sinner-Mattarella: da chi ha lesa Maestà, Maestà non ci va

Una delle imprese storiche dello sport italiano disertata dalle massime Autorità. A Wimbledon i Regnanti di Gran Bretagna e il Re Felipe VI per sostenere il "suo" Alcaraz

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sinner mattarella

Il Clostebol, che ha tenuto Jannick Sinner, lontano dai campi di tennis per una squalifica di tre mesi, ha coinciso con una gran figura di m*** dei mediocri che per quasi un anno avevano tentato, con scarso successo, di costruire l’immagine di un atleta dopato, in grado di vincere solo perché un millesimo o poco più di pomata vietata era scivolata sulla sua pelle. Dopo la vittoria sul Centrale del Club di tennis più prestigioso del mondo, i “rancorosi” di professione si stanno interrogando su cosa di più avrebbe potuto fare il campione altoatesino…imbottendosi di Clostebol.

Ma peggio del Clostebol, hanno fatto le massime autorità dello Stato “missed in action” nel palco di Wimbledon. E primo fra tutti il Presidente Sergio Mattarella. Nell’Agenda del Quirinale non figurano (salvo errori dei redattori del sito ufficiale) altri impegni coincidenti con la data della finale del 13 luglio. Neanche l’impegno per scrivere al Presidente Macron gli auguri per la presa della Bastiglia che, come noto, coincide con la data odierna.

M nel palco delle massime autorità oltre all’Ambasciatore italiano a Londra e consorte, c’era solo Angelo Binaghi, presidente della Federazione Tennis, considerato giustamente fra gli uomini più fortunati nella storia del tennis italiano. Assente anche il neo presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che nello sperticarsi di lodi ex post ha giustificato la sua assenza perché non avrebbe trovato un aereo in grado di riportarlo in tempo in Italia per la Giunta del Coni.

Come da cerimoniale e come da stile, in quel palco non c’erano uomini di governo, come il premier inglese Starmer o il suo collega spagnolo Pedro Sanchez (alle prese con problemi ben più seri di mantenimento della cadrega) o la premier italiana Giorgia Meloni. Ma Carlitos Alcaraz aveva nel Re di Spagna, Felipe VI, un tifoso di eccezione. Con la nuova generazione della Royal Family inglese schierata e attenta dall’inizio alla fine (bimbi inclusi usciti dal Club orgogliosi delle palline da tennis firmate da Sinner), sono rimaste vuote (e prontamente riutilizzate), solo le sedie dei portabandiera della Repubblica italiana.

Bei tempi quando il Presidente Sandro Pertini aveva solo da fare ancora il gesto dell’ombrello per manifestare tutta la sua gioia per la vittoria della Nazionale di calcio, sui detestati cugini tedeschi, nel 1982. Rispetto a quella vittoria, l’impresa di Sinner di ieri è forse ancora più clamorosa perché unica: mai un italiano aveva vinto nel tempio del tennis mondiale. Un italiano vero, come avrebbe detto Cotugno visto che il primo ringraziamento di Sinner è andato al suo Paese, l’Italia: “Siete voi che mi date la forza di continuare. L’Italia è un Paese che merita tanto, sono onorato di rappresentarlo e sto cercando di farlo al meglio. Il vostro supporto mi dà veramente tanto. Grazie a tutti, ci vediamo a casa”.

Nel gennaio scorso tutte le vestali del politically correct, si erano accanite contro Sinner perché aveva rifiutato l’invito del Presidente Mattarella di “salire” – si dice così – al Quirinale per celebrare i successi del tennis italiano nel 2024, oltre alla vittoria bis all’Australian Open. “Lesa maestà” si era detto e Maestà si è persa l’occasione di essere a Wimbledon più italiano di Sinner, che parlerà anche con inflessione altoatesina, ma accende certo più cuore e più passione…di tanti veri italiani.

Bruno Dardani, 14 luglio 2025

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