
È italiano l’uomo che ha accoltellato ieri mattina una donna in piazza Gae Aulenti, colpendola alla schiena con una lama lunga 25 centimetri. L’assalitore si chiama Vincenzo Lanni, ha 59 anni ed era stato già arrestato anni fa per aver colpito, sempre con un coltello, una coppia di pensionati.
Sono state dunque smentite le prime ricostruzioni basate chiaramente sul sentiment popolare che, visto l’identikit medio di chi utilizza i coltelli per strada, attribuivano a maranza o a migranti irregolari l’aggressione spietata contro la dirigente di Finlombarda, plausibilmente come si sente spesso nel capoluogo meneghino per una tentata rapina.
Tanto è bastato a parte della sinistra e dei progressisti per ringalluzzirsi e tacciare di razzismo o xenofobia chiunque parli di emergenza sicurezza. Eppure questa visione rimane quantomeno lavativa e pressappochista: se la maggior parte dei cittadini milanesi e italiani, sentendo una notizia del genere, di primo acchito attribuisce la paternità del gesto alla criminalità dei migranti che popolano le strade, evidentemente è per un motivo preciso: perché il problema criminalità a Milano, come nelle altre grandi città italiane, esiste ed è concreto.
In questo specifico caso si è trattato di uno squilibrato (e anche per questa ragione si potrebbe aprire un ampio dibattito: per quale motivo un uomo ritenuto mentalmente instabile che aveva già accoltellato due persone ha avuto la libertà di tornare a colpire? Davvero non c’erano state avvisaglie di ulteriori violenze durante il suo percorso riabilitativo?), ma è innegabile che la maggior parte dei crimini, soprattutto quelli con arma bianca, vengono commessi da irregolari clandestini o dai maranza, un mix di giovanissimi italiani descolarizzati e immigrati di seconda generazione che si strutturano in baby gang.
Inoltre, è innegabile che anche la violenza di oggi, per quanto non possa essere inquadrata in una dinamica di criminalità “quotidiana”, essendo una violenza imprevedibile e senza apparente motivo, rappresenta comunque una sconfitta per la città. Beppe Sala ormai è trincerato a Palazzo Marino, senza comunicare se non con frasi fatte e senza convincere la cittadinanza che un cambiamento è davvero possibile. E ormai per la sinistra l’unica magra consolazione rimasta non è nient’altro che questa: quando si consuma una tragedia, sperare che quest’ultima non sia stata provocata dalle loro “risorse” ma da un autoctono. Così da poter dire scaltramente che il problema criminalità è un problema trasversale, bypassando il terreno ben più difficile delle soluzioni.
Alessandro Bonelli, 4 novembre 2025
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