Sul caso senza fine della cosiddetta famiglia nel bosco torna a parlare l’illustre Tonino Cantelmi, consulente della coppia anglo-australiana, esprimendo un evidente disappunto circa l’assenza di indicazioni da parte degli organi competenti. “Dal nostro punto di vista – sostiene lo psichiatra e psicoterapeuta romano – tutte le criticità segnalate in passato non sono state né sottovalutate, né eluse. Non sono però note nuove determinazioni dell’autorità giudiziaria sulle condizioni necessarie per il rientro dei bambini nella famiglia”.
In estate Cantelmi ha più volte incontrato i due genitori, descrivendoli come due persone logorate da una situazione, ci permettiamo di aggiungere, che non trova una ragionevole spiegazione, soprattutto in considerazione dei molti passi in avanti compiuti da Catherine e Nathan per venire incontro alle richieste delle autorità competenti.
“In queste circostanze – sottolinea lo studioso – li ho visti davvero molto provati, faticano a trattenere la commozione. Qualunque stimolo rimandi il pensiero ai bimbi genera in loro un turbamento evidente. Segnalo che sono genitori molto provati. Sono genitori – aggiunge Cantelmi – aggrappati alla speranza di poter riunirsi con i figli. Questo è il pensiero al quale si aggrappano con una forza incredibile. Proprio questa speranza consente loro di andare avanti.” Una speranza che vorremmo in tanti con dividere con tutto il cuore, anche se in questa valle di lacrime in cui ci troviamo troppo spesso chi di speranza vive rischia di finire disperato.
In questi ultimi giorni, come riporta il Secolo d’Italia, ha ribadito il suo sdegno per la vicenda Susanna Tamaro, che non ha usato mezzi termini: “A questa famiglia avrebbero dovuto dare un premio, altroché.” Secondo la scrittrice alla base di questo caso non ci sarebbe la tutela dei bambini, bensì l’incapacità di accettare una libertà che esce dal recinto delle vite omologate.
In una intervista rilasciata a Libero, la Tamaro è durissima: “Una democrazia liberale ti deve consentire di vivere come vuoi se non fai del male a nessuno. E questa è la situazione. La loro colpa? Avere scelto una casa spartana, il gabinetto a secco, l’istruzione parentale e un’esistenza lontana dal rumore della modernità. Una vita diversa, non una vita pericolosa.”
Parole sante, parole condivisibili, parole che dovrebbero indignare e far promuovere una vasta campagna da parte della stampa nazionale, con lo scopo di sollecitare quanto meno una risposta da parte dei giudici di merito. Tuttavia, in realtà a tenere un faro acceso sulla vicenda e a cantare mapim mapom siamo rimasti in pochi, con la drammatica prospettiva di lasciar cadere nell’oblio il destino di cinque persone che non hanno mai fatto male nemmeno ad una mosca.
Claudio Romiti. 28 agosto 2026
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