Sospeso il trasferimento: mamma Catherine riabbraccia i suoi figli

La marcia indietro: i bimbi della famiglia nel bosco non dovranno cambiare casa famiglia

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famiglia nel bosco

Si apre un piccolo spiraglio nella tragica vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco. Dopo ben 25 giorni, a mamma Catherine, descritta come un problema per i suoi figli nell’ultima relazione inviata dalla casa famiglia al Tribunale dei minori, è stato concesso di poterli riabbracciare. Lo spiega il Centro, quotidiano abruzzese diretto da Luca Telese.

Come si legge in un redazionale del primo aprile “a convincere i giudici a sospendere l’allontanamento sono state le ultime relazioni della casa famiglia e la marcia indietro della stessa struttura che, il 23 marzo scorso, ha comunicato la propria disponibilità a proseguire l’accoglienza dei minori presso la casa di accoglienza”. Tuttavia, sempre nel pezzo viene sottolineato, sempre secondo i responsabili della struttura, che la decisione di allontanarli era “in via temporanea, auspicando che la situazione globale possa rasserenarsi al più presto, e in attesa degli ulteriori sviluppi del procedimento e delle determinazioni definitive che il Tribunale vorrà assumere”.

Inoltre, nelle relazioni citate dai magistrati, i bambini vengono definiti “sereni” e integrati all’interno della struttura, al passo con l’attività didattica. “Trascorsa la comprensibile commozione in occasione del distacco” dalla madre – sottolinea il Tribunale – “i minori si sono presto tranquillizzati”.

Quindi, sembra che i giudici abbiamo recepito il fatto che questi tre sfortunatissimi bambini abbiano “leggermente” sofferto il secondo e ancor più doloroso strappo che è stato loro inflitto, cacciando la madre nel modo tragicamente ripreso da molte emittenti televisive. Ma, onde rassicurarci, ci spiegano che essi, dato che sono stati temprati dopo oltre quattro mesi di rieducazione imposta dallo Stato etico, non ci hanno messo molto a ricomporsi, rimettendosi sugli attenti.

Rimane solo un piccolo problema per la famiglia anglo-australiana, che ha avuto la fortuna di ricevere le amorevoli attenzioni del nostro sistema di tutele: per loro sembra che non si sia proprio un giudice a Berlino.

Claudio Romiti, 1° aprile 2026

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