Siamo destinati a soccombere. E non solo perché al terrorista di Berlino che si è lanciato contro la folla del Gay Pride era noto per essersi radicalizzato ma, anziché tenerlo a bada, si sono limitati a fargli un colloquio. Non tanto perché facciamo finta di non vedere che il nemico lo abbiamo in casa, mentre pensiamo che il problema siano Trump e “le destre”. Ma perché un pezzo di questa nostra società, giovani attivisti sempre alla ricerca di una buona causa da combattere, è a tal punto ideologizzata da dispiacersi che l’attentatore – Abdul Ballout – sia musulmano e non un maschio bianco eterosessuale.
“Quello che mi ha scioccato è stato che la prima cosa che ho pensato è stata: spero che non sia un immigrato, spero che sia una persona bianca cristiana, ma non era così”, ha detto un’attivista il giorno dopo l’attentato di Berlino in cui ha perso la vita una persone e decine sono quelle ferite. Qual è il problema? Il problema è che trattandosi di un immigrato radicalizzato, va a farsi benedire tutta la narrazione intersezionali di femministe, lgbt, antirazzisti e antifascisti. Che riescono a mettere insieme la battaglia ambientalista, Pro Pal, per i diritti e per le donne nonostante in gran parte siano evidentemente in contrasto. Come fai a sbandierare il vessillo della Palestina, se Hamas considera meno che niente le donne e mette al bando gli omosessuali? E come fai ad accusare il mondo occidentale di ogni nefandezza contro i diritti Lgbt se poi è nei Paesi arabi, e non nei nostri, che gli omosessuali sono davvero minacciati? E come fai a dare le colpe di ogni male alle “destre”, se poi gli Abdul continuano a stuprare, uccidere, fare stragi?
La frase di questa attivista, a cui sarà sicuramente “sfuggita”, magari voleva dire altro, racconta più di mille editoriali il motivo per cui – dicevamo – siamo destinati a soccombere sotto le nostre ideologie inclusive e buoniste. In fondo, il giorno dopo l’attentato di Modena – svolto con le stesse identiche metodologie di Berlino – venne convocata una piazza ma non tanto contro l’attacco, bensì contro l’odio “razzista” di “avvoltoi e sciacalli” che si sarebbe sviluppato a seguito di quella drammatica vicenda. Quindi, perché stupirci se l’attivista sperava che l’attentatore fosse bianco e cristiano, così da farlo rientrare nei suoi canoni ideologici?
In fondo la ragazza del video non è mica l’unica. Repubblica è andata alla veglia dopo l’attentato alla Porta di Brandeburgo e racconta proprio che la principale preoccupazione degli attivisti non è tanto che un altro musulmano rifaccia quello che ha fatto Abdul. Ma che la destra sfrutti la faccenda a suo vantaggio elettorale. Dice Alicia: ““Da quando la polizia ha reso pubblico il suo nome hanno iniziato a marciarci sopra. Ma noi non vogliamo che questa tragedia venga usata da chi, in realtà, ha sempre ostacolato i diritti della nostra comunità lgbtq+”. Ribadisce Louisa: “La destra sfrutta sempre tragedie come questa”. Conclude Albert: “È importante che oggi ci sia così tanta gente qui. Dimostra che non lasciamo vincere l’estrema destra. Molte persone potrebbero credergli, perché questa vicenda si inserisce perfettamente nella loro narrativa. La useranno anche in vista delle elezioni. Per questo dobbiamo restare uniti”. Insomma: un arabo ha attentato al Pride, ma si preoccupano per Afd.
“E quello che mi ha scioccato è stato che la prima cosa che ho pensato è stata: spero che non sia un immigrato, spero che sia una persona bianca cristiana, ma non era così”.
— Leonardo Panetta (@LeonardoPanetta) July 27, 2026
A Berlino, il giorno dopo l'attentato con un'auto contro la parata del Gay Pride di Berlino, un’attivista… pic.twitter.com/AYvl5kKcdI
Secondo ChatGpt, questa è la traduzione di quanto affermato dall’attavista:
“Quando abbiamo ricevuto la notizia che al CSD (Christopher Street Day, il Pride) un’auto era piombata sulla folla e che c’era un uomo a bordo, la prima cosa che ho pensato – e questo per me è stato scioccante – è stata: ‘Spero che non sia un musulmano, spero che non sia una persona di origine araba, spero che sia un cristiano bianco’. Ma non è stato così.”
Una versione ancora più letterale è:
“Abbiamo ricevuto la notizia che durante il CSD un’auto era finita contro la folla. C’era un uomo nell’auto e la prima cosa che ho pensato è stata: ‘Spero che non sia un musulmano, spero che non sia una persona di origine araba, spero che sia un cristiano bianco’. Ma non era così.”
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


