“Spezziamo il blocco navale”. La sinistra vuole portarci in guerra contro Israele

La metamorfosi del compagno Fratoianni: dai cortei contro il riarmo alla richiesta di una forza multinazionale per rompere il blocco di Gaza

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Fratoianni gaza (1)

La sinistra vuole portarci in guerra. Contro Israele. Non è una boutade, ma tragica realtà. Nelle ultime ore si sono moltiplicati gli appelli per spezzare il blocco navale di Tel Aviv su Gaza. Un messaggio di vicinanza alla Flotilla ma anche un’irresponsabile presa di posizione nel contesto internazionale. Roba da pazzi, qualcuno dirà. E giustamente, anche perchè gli appelli arrivano da coloro che si sono autoproclamati pacifisti.

Avete presente Nicola Fratoianni? Sì, quello che ogni tre per due ci spiega che “l’Europa non deve consegnare il proprio futuro alla logica della guerra”, che “il riarmo è una follia”, che “bisogna investire nella pace”, che “le armi non risolvono nulla”. Ecco, oggi Fratoianni ha deciso che sì, si può usare la forza militare. Finalmente, direte voi? No, aspettate: ma solo se si tratta di proteggere la Flotilla pro-Palestina e magari puntare le nostre navi contro Israele.

Già, perché questo è il paradosso tragicomico in cui sguazza certa sinistra che ha perso ogni contatto con la realtà. Ieri, rivolgendosi a Giorgia Meloni, Fratoianni si è lanciato con toni da tribuno della plebe: “Giorgia Meloni ma fai sul serio? No perché ho letto che chiedi ai leader dell’opposizione se vogliamo che tu dichiari guerra ad Israele. Noi non vogliamo mai che nessuno dichiari guerra”. Eh già, guai a parlare di guerra. Ma un attimo dopo, lo stesso Fratoianni, lo stesso che fino a ieri insultava chi proponeva investimenti nella Difesa, che si indignava per ogni euro speso in armamenti, ora invoca… una forza multinazionale armata.

“Visto che sei alle Nazioni Unite potresti promuovere lì la necessità di una forza multinazionale che spezzi il blocco illegale che Israele sta imponendo a Gaza, quello che non fa entrare medicine, acqua, aiuti alimentari” la sua sparata. Tradotto: usiamo le navi da guerra. Le stesse che Fratoianni non voleva si costruissero. Usiamo i missili, i radar, i droni. Tutto quello che secondo lui è “militarismo tossico” va benissimo, purché serva contro Israele. Perché ormai è chiaro: per certa sinistra, il problema non è la guerra, ma chi la fa.

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Se a combattere sono gli ucraini per difendersi da Putin, no, non va bene. Se sono gli israeliani dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre, nemmeno. Ma se a combattere è un gruppo di attivisti che si autoproclamano “missione umanitaria” e vogliono violare un blocco navale con l’appoggio armato della nostra Marina Militare, allora via libera. “Dovreste farlo voi quello che fa la Flotilla, altro che inutile, altro che irresponsabili quelli che sono imbarcati su quelle navi”, ha aggiunto nella sua filippica. Ecco, questo è il punto. Altro che Forze Armate come strumento dissuasivo o difensivo. Fratoianni le vuole usare come scorta armata di attivisti politici. Ma la Marina italiana non è un Uber militare per pacifisti con il kalashnikov in tasca. “Voi le dovreste proteggere, o meglio, andateci voi a forzare quel blocco…” la chiosa con la giusta dose di vittimismo.

Perfetto: Fratoianni – come molti altri del suo schieramento – vuole mandare i nostri militari — quelli a cui lui stesso ha sempre negato fondi— contro una democrazia occidentale alleata, Israele. Ma con quale legittimità? Chi lo ha deciso? Le Nazioni Unite? No. Il Parlamento italiano? Neanche. Lo decide lui, Fratoianni, evidentemente autoproclamatosi ministro degli Esteri della Repubblica della Flotilla: “…perché del genocidio in mondovisione non ne possiamo più”. Ecco la parola magica: genocidio. Usata così, senza cautela, senza giuridica serietà, con una leggerezza offensiva. Perché non c’è mai la minima preoccupazione per Hamas, per i civili israeliani, per i bambini uccisi nei kibbutz. No: per Fratoianni esiste una sola parte della storia, e tutto il resto è propaganda. Altro che “diritto internazionale”.

La sinistra oggi si scopre interventista. Ma solo se a tirare le bombe siamo noi contro Israele. Il suo pacifismo si ferma dove inizia l’ideologia. La coerenza? Un optional. Gli armamenti fanno schifo finché non servono a dare ragione alla sua narrativa. E la cosa davvero grottesca è che questi signori, che vorrebbero affondare il Made in Italy della Difesa, oggi chiedono di usare le nostre navi da guerra per scortare barche cariche di attivisti politicizzati, magari con un bell’hashtag sulla vela e una GoPro sul casco. Ma sapete qual è la vera notizia? Che stavolta, a giocare alla guerra, non è la destra. È la sinistra dei salotti, delle Ong, dei cortei col kefiah. E allora, cari compagni, la prossima volta che parlate di “genocidi” e “forze multinazionali”, almeno abbiate il coraggio di dire una cosa semplice: le armi servono. Dipende solo a chi le dai e contro chi le usi. E questo, per uno che si dice pacifista, dovrebbe essere il vero problema.

A riportare un po’ di buonsenso ci ha pensato Giorgia Meloni, che ha lanciato un appello “alla responsabilità di tutti, anche alle forze politiche, anche ai loro parlamentari, che sono pagati per lavorare nelle istituzioni, non per costringere le istituzioni a lavorare per loro: adesso bisogna aiutare le istituzioni della Repubblica Italiana a trovare delle soluzioni e difendere l’incolumità delle persone”, incolumità che “non si può rischiare per fare iniziative che, diciamoci la verità, sembrano prevalentemente fatte non per consegnare gli aiuti ma per creare problemi al governo”. Il premier ha sfidato così l’opposizione: “Qual è l’alternativa se non si accetta questa proposta? Forzare il blocco navale di Israele? Mandare le navi della Marina militare e dichiarare guerra a Israele? Su questo mi aspetto una risposta molto chiara da parte dei leader dei partiti dell’opposizione che hanno i loro parlamentari a bordo di queste navi. Il problema è che qui non stiamo giocando a bocce perché stiamo parlando di una guerra“.

Avranno capito? Oppure Fratoianni & Co. continueranno a sponsorizzare l’intervento militare contro Israele? Ok il pacifismo a targhe alterne, ma non è il caso di giocare con questioni così serie…

Franco Lodige, 25 settembre 2025

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