Javier Milei è sotto attacco, ma i numeri – e i sondaggi – raccontano una storia di successi. Dovrebbe esserci un limite anche alla propaganda travestita da giornalismo. L’articolo di Gennaro Carotenuto pubblicato dal Domani oggi (“Piovono pietre su Javier Milei – Argentina tra scandali e rabbia”) è un concentrato di insinuazioni e giustizialismo: accuse di corruzione senza condanne, presunto disprezzo dei disabili per dipingere il mostro Milei e – of course – la disumanità del liberismo, anzi del “turboliberismo” e titoli gridati. Ma i fatti, quelli veri, smontano questa narrazione forcaiola, intrisa dei soliti luoghi comuni statalisti.
Primo: lo scandalo Andis è solo oggetto di indagine preliminare. Nessuna accusa formale, nessuna condanna. Lo ha scritto AP News, che parla di perquisizioni e sequestri, ma nessuna imputazione contro Milei o la sorella Karina (l’altro mostro occulto). Lo stesso El País ha riportato la smentita secca del presidente: “Todo es mentira”.
Secondo: sul tema disabilità, Milei non ha “disprezzato” nessuno. Ha posto il veto a leggi che aumentavano la spesa pubblica per coerenza con la sua politica di surplus fiscale e lotta al clientelismo. Come ricorda The Guardian, era una scelta di rigore nei conti, eliminazione di truffe e sprechi, non un atto discriminatorio.
Terzo: i risultati concreti e qui ne cito qui solo alcuni. Con Milei l’Argentina ha registrato per la prima volta in 16 anni un surplus primario di bilancio e ha avviato la più radicale riduzione della spesa pubblica clientelare dell’America Latina. Lo documenta il nostro dossier su liberistitaliani.it, dove riportiamo con completezza i dati ufficiali, i numeri del ministero dell’Economia di Buenos Aires, ma questi risultati il Domani li ignora, perché sono fatti e notizie certificate.
E non solo: la povertà in Argentina è scesa dal 53% al 38% in un solo anno grazie al freno all’inflazione, come riportato da El País e Financial Times. Ancora più significativo, l’UNICEF ha certificato che 1,7 milioni di bambini sono usciti dalla povertà monetaria tra la prima e la seconda metà del 2024, con un calo di 14 punti percentuali della povertà infantile. E lo stesso UNICEF ha registrato un miglioramento nei tassi di sopravvivenza infantile: un dato che nessun propagandista potrà smentire.
Ma c’è un’ultima verità che nemmeno il Domani ha potuto negare in questo pezzo che tende a distruggere la figura del presidente argentino: Milei è in vantaggio nei sondaggi con circa il 45% del consenso. È scritto nello stesso pezzo di Carotenuto. Ora, se Milei fosse davvero il mostro antisociale descritto dal Domani, come potrebbe essere ancora avanti e con un consenso così ampio? La risposta è semplice: perché gli argentini vedono oltre il fango e riconoscono, nei numeri e nelle riforme, il segno di un cambiamento autentico rispetto a 100 anni di politiche stataliste che hanno portato alla distruzione dell’Argentina.
Ed è qui che si misura la distanza tra la realtà e la propaganda: mentre Milei riduce povertà e mortalità infantile, i chierici dello statalismo si limitano a produrre veleno. Questa è la vecchia Italia del socialismo di sinistra, di destra; di centro e a 5 Stelle, delle clientele e delle rendite di posizione che parla attraverso le loro penne, perché Milei fa paura a costoro. Ma il vento nuovo, almeno in Argentina, sta già spazzando via tanto il parassitismo quanto i loro servi col calamaio.
Andrea Bernaudo, 29 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


