
Consapevole di bussare alla porta di chi della rassegna stampa ha fatto un rito di libertà e spirito critico, propongo, sottovoce, un particolare excursus che cerca di scoprire l’esclusiva rappresentazione che alcune testate russe danno dell’esercitazione NATO Steadfast Dart 2026.
Parole che, temo, non giungeranno mai ai lettori degli articoli in commento, i Russi. Ma vale la pena di scriverle perché un popolo non dovrebbe mai essere prigioniero di una narrazione deformata con la quale la realtà viene piegata a esigenze propagandistiche.
A gennaio ha preso avvio l’esercitazione NATO denominata Steadfast Dart 2026. Teatro: la Germania. L’operazione sta per concludersi in questi ultimi giorni di febbraio.
L’obiettivo è quello di testare e affinare la capacità, di uomini, mezzi e strutture logistiche, di schierarsi rapidamente e in modo coordinato all’interno Territorio dell’Alleanza in caso di crisi.
In un sistema democratico, questa è la motivazione, politica e militare, unica, complessa, ma reale. Operazione necessaria oggi più di ieri, perché le minacce all’Europa non sono più fantasie astratte. Sul sito del nostro Ministero della Difesa tutto è spiegato nel dettaglio.
E con un po’ di orgoglio apprendiamo che il comando della componente terrestre, quest’anno, è affidato all’Italia. Per quanto riguarda gli altri commenti, ai lettori che non conoscono il russo, posso assicurare che i contenuti, peraltro brevi, valgono la piccola fatica di raggiungere la pagina e, con l’aiuto del traduttore del browser, ottenere la versione italiana.
Naturale chiedersi se quelle righe denuncino una grande paura o, più verosimilmente una malcelata intenzione di legittimare, agli occhi della popolazione, una effettiva iniziativa militare russa contro l’Europa. Si rimane un po’ incerti. Pochi sanno dell’esercitazione alleata, ma su questi temi apparentemente tecnici e lontani, chi vi ha interesse, può costruire le narrazioni più comode. Con esse una certa opinione pubblica viene guidata, rassicurata o spaventata. Vale la pena, ogni tanto, fermarsi a leggere come altrove raccontano ciò che da noi passa quasi inosservato.
Spbnews78.rui titola senza mezzi termini “La NATO lancia nuove esercitazioni per combattere la Russia” e scrive: “Ufficialmente, le finalità non sono ancora state annunciate, ma il loro obiettivo è chiaro: la preparazione a una guerra con la Russia, che l’Europa cercherà di iniziare con l’isolamento di Kaliningrad e il tentativo di conquistare altri territori. Non è una novità per noi. Risponderemo con dignità”
Diverse testate vedono nell’esercitazione NATO una aperta volontà di guerra con la Russia. E tuttavia è vero semmai il contrario: la NATO, si esercita proprio per poter contrastare un eventuale attacco russo.
Il 26 gennaio Russianrt.comii pubblica l’intervista con il politologo Rafael Ordukhanyan che, tra l’altro, afferma in conclusione che “Ora la NATO si concentra sul movimento delle truppe all’interno dell’Europa. Va chiaro che si tratta di esercitarsi in un attacco alla Russia lungo tutto il fronte. Questa non è più una dichiarazione politica, ma militare-tecnica che l’Europa si sta preparando a combattere con la Federazione Russa. E Mosca deve tenere conto di questo nella sua dottrina militare”.
Il 7 febbraio sulla testata Topnews.ruiii l’esperto Kedmi dà fondo alle sue competenze per vaticinare il sicuro fallimento delle esercitazioni NATO alla luce della Forza avversaria russa dichiarando: “La domanda è: quando pianificano queste esercitazioni, quando le conducono, tengono conto di ciò che ha il nemico (Russia)? Devono rispondere a opportunità reali, azioni reali. Tengono conto di “Oreshnikiv” o no?”.
Secondo Kedmi la NATO non ha sufficientemente considerato la potenza avversaria. Suona infine come minaccioso ammonimento “Stanno giocando i propri giochi in queste esercitazioni, o stanno tenendo conto delle armi nucleari tattiche, che possono e saranno usate se inizieranno le ostilità?”.
Anche Eadaily.comv non esita a individuare nell’operazione Steadfast Dart 2026 un asserito inequivocabile intento di prepararsi alla guerra contro la Russia.
Nessuna sorpresa. È verissimo che, se ai nostri confini non ci fosse la Russia, sicuramente non ci sarebbero esercitazioni NATO proprio in quell’area. Che motivo avrebbero 13 paesi alleati di testare la propria capacità di dispiegamento rapido e operatività nel proprio territorio? Il dubbio sorge quando il corrispondente Kots descrive con precisione, e con tanto di foto, non solo quali siano gli armamenti NATO, con ciò dimostrando, laddove residuassero dubbi, che ci osservano attentamente, ma insinua anche obiettivi, francamene non previsti dall’operazione.
Afferma l’inviato che i veri obiettivi sono già evidenti: i preparativi per la guerra con la Russia, che inizieranno con l’isolamento dell’enclave di Kaliningrad e con rivendicazioni territoriali”. In parole povere: “Königsberg è per i tedeschi, andatevene, occupanti”. […] cercheranno di toglierci Kaliningrad. Perché? E per costringere il nostro esercito a sfondare a Kaliningrad attraverso il corridoio di Suvalki. Che attualmente è attivamente fortificato e minato”.
Kots prosegue con assoluta sicurezza a descrivere un supposto piano NATO: l’esercito russo sarebbe attirato in una “trappola preimpostata”, dove disperderebbe il proprio potenziale offensivo contro “i denti del drago NATO”, per poi essere annientato dalle forze d’aria occidentali.
Il tutto condito da metafore cinematografiche: “Jedi splendenti contro Sith arretrati” Affermazione conclusiva: il corridoio di Suwalki sarà monitorato da droni 24 ore su 24, impedendo ai carri armati russi di avanzare finché la “svolta” non sarà assicurata da operatori con i “gamepad” in mano”.
Di tono più pacato altre testate russe tra le quali RG.ruvi che descrive semplicemente l’operazione e riconosce che “L’esercitazione è anche la più grande manovra dell’alleanza dalla fine della Guerra Fredda“.
Credo che i destinatari di queste pubblicazioni siano lettori ignari dei veri giochi politici. Almeno tre le possibili chiavi di lettura. La prima: rassicurare la popolazione che la Russia è perfettamente in grado di fronteggiare l’attacco che la NATO starebbe preordinando. La seconda, più probabile: se la Russia attacca, è perché ci stavano attaccando loro, la cornice ideologica dentro la quale incastrare poi tutte le successive narrazioni. La terza: convincere il lettore russo che l’Occidente è diviso, fragile, in crisi, e che la Russia ha una finestra di opportunità storica per un’azione militare.
Per il pubblico russo probabilmente il circuito informativo si chiude con questa amplificazione emotiva che serve a legittimare, forse non remote, scelte di aggressione. La NATO si esercita, i commentatori russi interpretano una imminente azione. Ecco come viene creata una guerra con le sole parole, un lessico epico che maschera intenti che non paiono solo difensivi.
E quando la costruzione narrativa giunge al suo apice – accerchiamento, assalto, attacco imminente – arriva il passaggio rassicurante: la Russia possiede il nucleare. La garanzia suprema. Nessuno oserà davvero aggredirli. L’esercitazione NATO diventa minaccia esistenziale e la deterrenza russa assume il ruolo di necessità. La risposta, inevitabilmente, è atomica.
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Non è tutto di sana pianta inventato: sapientemente, ci sono fatti veri e ci sono conclusioni false. È la disinformazione più potente. Un esempio di menzogna costruita con cura: l’Europa si muove, l’Europa si rafforza, l’Europa si coordina, l’Europa si addestra – dunque l’Europa vuole attaccare la Russia.
È un sillogismo manipolato. La realtà è l’opposto: l’Europa si addestra perché teme mire espansive russe e non perché vuole attaccare. Ma l’auspicio è che vi sia, tra i lettori di quella stampa, chi, sa distinguere la cronaca dalla costruzione narrativa di regime, l’informazione dalla spazzatura. Come in un paese libero.
Forse il mondo dovrebbe parlarsi di più e meglio. Nel dubbio facciamo bene a prepararci sempre.
Teresa Casamichela, 7 marzo 2026
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