Giustizia

Strage di Bologna, dubitare della sentenza di può

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Davvero è obbligatorio schierarsi con una sentenza definitiva per non essere tacciati di negazionismo o di nostalgie fasciste? Davvero non è più lecito dubitare delle sentenze definitive, ad esempio di quella che condannò definitivamente il piccolo delinquente di borgata Scarantino per l’attentato che uccise Borsellino e la sua scorta? O di quella, oggi ancora di attualità, che condannò definitivamente Alberto Stasi per il delitto di Garlasco?

Davvero è obbligatorio in un paese che si basa su istituzioni liberali identificare la verità giudiziaria e quella storica, principio da paese teocratico e per nulla democratico?

Davvero si può dimenticare l’appello “E se fossero innocenti” promosso nel 1994 anche da personalità autorevoli della sinistra riguardo agli imputati, giudiziariamente colpevoli, della strage, e fra loro c’erano Giacomo Mancini, Rossana Rossanda, Luigi Manconi, Mauro Palma, Franca Chiaromonte, Carla Rocchi, Mimmo Pinto. Andrea Colombo, Ersilia Salvato, Giovanni Minoli, Niccolò Amato, Luigi Covatta, Letizia Paolozzi e altri ancora?

Può una sentenza definitiva cancellare i dubbi, o peggio mobilitare la buona coscienza collettiva contro i reprobi che non vi si arrendono?

Marco Taradash, 3 agosto 2026

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