Giustizia

Stragi di mafia, crolla un altro castello: archiviate le accuse per Dell’Utri e Berlusconi

Che brutta settimana per Travaglio&co: dopo il caso Minetti, adesso anche la Procura di Firenze chiude il capitolo delle stragi del 1993

Marcello dell'Utri e Silvio Berlusconi (immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Si chiude con un’archiviazione la posizione di Marcello Dell’Utri nell’inchiesta della Procura di Firenze sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993. La decisione è stata presa dal gip del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, che il 15 gennaio scorso ha firmato il decreto di archiviazione.

Nel provvedimento il giudice evidenzia “l’assenza di elementi concreti” in grado di dimostrare l’esistenza di rapporti o contatti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, e di conseguenza con Dell’Utri, storico collaboratore dell’ex presidente del Consiglio. L’esito arriva al termine di un lungo filone investigativo che si è protratto per oltre trent’anni. Quella disposta dal gip fiorentino rappresenta la sesta archiviazione maturata nell’ambito delle indagini sui presunti ispiratori esterni delle stragi mafiose del 1993.

Il castello di carte, crollato come se niente fosse, ma che intanto ha riempito anni e anni di giornali, parte lontano. Parte dall’inchiesta della Dda di Firenze sulle stragi che colpirono il capoluogo toscano ma anche Milano e Roma. Dell’Utri e Berlusconi erano stati iscritti per “plurimi reati” legati all’associazione per delinquere di stampo mafioso e concorso in stragi per gli attentati avvenuti il 27 maggio 1993 a Firenze, il 27 luglio 1993 a Milano, il 28 luglio 1993 a Roma e il mancato attentato allo stadio Olimpico di Roma del 23 gennaio 1994).L’ipotesi dei pm era che la campagna di stragi fosse finalizzata a favorire in qualche modo l’ascesa politica di Forza Italia e del Cavaliere. Dell’Utri era stato indagato perché, sempre secondo la ricostruzione, smentita però oggi dal Gip, avrebbe sollecitato il boss Giuseppe Graviano a commettere gli attentati e avrebbe indicato i luoghi da colpire. I tutto per creare il terrore utile a far avanzare la creatura politica di Berlusconi. Tutto ricostruzioni che Dell’Utri ha sempre definito “fantasiose” e che oggi il Gip certifica come tali.

Durissima la nota di Marina Berlusconi: “L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze, comunque, mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese. Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata”. E ancora: “È la sesta volta che l’assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei Pubblici ministeri. È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico”. La figlia del Cav ricorda che “sono stati i governi Berlusconi a rendere stabile il carcere duro per i boss mafiosi, a introdurre il primo Codice antimafia e a istituire l’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali”. Per Marina “questi sono i fatti, tanto concreti quanto inconfutabili. Tutto il resto è una vergognosa e illogica mistificazione che, oltre ad aver rappresentato un gravissimo spreco di tempo e risorse per il nostro Paese, ha avvelenato la vita di uno dei suoi protagonisti. Ora che mio padre non c’è più, chi potrà mai restituirgli il tempo trascorso sotto il peso di queste accuse, terribili e infondate? E qualcuno risponderà mai del falso spacciato per vero? La mia speranza, oggi, è che sia davvero l’ultima volta che mi trovo costretta a sollevare pubblicamente queste domande. Di certo, dentro di me, non smetterò mai di pormele. Perché il tempo passa, ma la cicatrice dell’ingiustizia resta per sempre”.

Una domanda, poi, si pone Marina Berlusconi: “Stupisce – e molto – che il decreto di archiviazione del Tribunale di Firenze risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?”.

Sulla stessa linea anche Antonio Tajani: “Ci sono voluti trent’anni e sei archiviazioni per accertare e confermare la totale estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alle stragi di mafia del ’93 a Firenze. Altro che mandanti occulti. Di inquietante e occulto c’è solo l’azione di quella parte di magistratura che ha usato false accuse, che già si smentivano da sole, come una clava politica cercando di riscrivere la storia della nostra democrazia. È indegna di questo Paese la lentezza con cui si è arrivati a questa conclusione, e disgustoso l’accanimento con il quale si è cercato di neutralizzare politicamente il fondatore di Forza Italia e il suo partito. Finalmente giustizia è fatta, ma è incredibile che una decisione presa il 15 gennaio diventi pubblica soltanto adesso. Tutto questo dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia fondamentale la nostra battaglia per una giustizia giusta ed efficiente per tutti i cittadini”.

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