Qui al bar ci capita sempre più spesso di rimanere perplessi dinanzi a certe esternazioni della magistratura. Forse perché siamo in clima di campagna elettorale referendaria. Cominciamo dalla bizzarra interpolazione della Procura ligure, che nelle carte dell’inchiesta su Hannoun ci ha tenuto a sottolineare che la vicenda “non cancella i crimini di Israele”. Viene da domandarsi: e cosa c’entrano i crimini di Israele? Pensavamo che i giudici dovessero occuparsi di reati e di circostanze di fatto che con quelli avessero una qualche attinenza. Che senso dovrebbe avere una precisazione del genere? Si invocheranno le attenuanti per gli indagati? È normale che dei magistrati si esprimano in questi termini nei documenti ufficiali? Per quale motivo dovrebbero comunicare al pubblico che non condividono le politiche di Israele? Chi li ha interpellati per fare tribuna politica? Altrettanto bizzarra ci era sembrata, a suo tempo, la sentenza con cui l’imam di Torino, Shahin, era stato liberato dal Cpr: secondo la magistratura, non andava espulso. Si era “perfettamente integrato”, diceva la Corte d’Appello. Ieri, però, si è scoperto che il suo nome ricorre più volte nelle carte dell’inchiesta di Genova. Per carità: noi siamo garantisti. E lui non è indagato. Ma a quanto pare, tra ex jihadisti (alcuni morti in Siria) e pro Pal che finanziavano Hamas fingendo di spedire aiuti umanitari, quel signore aveva frequentazioni piuttosto discutibili. Che concetto di “integrazione” hanno i nostri giudici? Pure l’imam meritava il trattamento speciale in virtù dei crimini di Israele?
Il barista, 29 dicembre 2025
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