
Nella puntata di Otto e Mezzo di venerdì sera, Lilli Gruber ha pronunciato un sillogismo da far impallidire: “Mentre il governo parla di nuovi pacchetti al decreto sicurezza, uno studente muore accoltellato a scuola”, sottendendo con le sue parole – ci pare – una sorta di colpevolezza da parte dell’esecutivo in merito ad una tragedia totalmente imprevedibile e peraltro parte di una cultura, quelle delle lame, importata attraverso anni di sinistra e di migrazioni sregolate.
La frase, pronunciata con il consueto tono sarcastico e intellettuale come incipit della trasmissione, arriva poco dopo la notizia del decesso in ospedale di Youssef Abanoub Safwat Roushdi Zaki, studente italiano di 18 anni di origini egiziane, morto all’ospedale Sant’Andrea di La Spezia.
Youssef è stato accoltellato all’interno dell’Istituto Professionale “Einaudi-Chiodo” da un compagno di 19 anni di origine marocchina, Atif Zouahir, a quanto pare per motivi di gelosia legati a una ragazza. Un solo fendente al fianco, inferto con violenza sotto al costato. Dopo ore di agonia, è deceduto. Zouahir rischia anche l’aggravante della premeditazione, essendosi portato il coltello da casa.
Proprio mentre la notizia della morte del ragazzo rimbalzava su tutti i tg, Gruber sceglieva dunque di usare l’episodio per sferzare un attacco banale e sterile al governo Meloni, come se il problema fosse il decreto sicurezza e non la violenza dilagante fra i giovani, soprattutto figli di migranti.
Eppure il decreto sicurezza fortemente voluto dal Governo prevede proprio maggiori controlli nelle scuole, interventi rapidi sulle baby gang nel tentativo di arginare la violenza dilagante e ormai senza fine di una fetta abbastanza consistente di questa generazione che, a causa del grande senso di impunità imperante, si sente libera di rapinare, accerchiare, accoltellare come nulla fosse. Misure che però, spesso secondo Gruber e i suoi ospiti, sarebbero “repressive” e “autoritarie”. E così la conduttrice di Otto e mezzo ci parla sempre insistentemente di quanto sarebbe importante insistere sull’educazione sentimentale e di come gli episodi di delinquenza giovanile derivino da una sorta di disagio generazionale. Poi però quando ci scappa il morto la colpa è di Meloni.
Dunque l’altra il modus operandi di Gruber sembra essersi palesato nuovamente: un 18enne è stato ucciso a scuola con un coltello portato da casa e Gruber, che si premura sempre di definire liberticidi e pericolosi i tentativi di riforma da parte dell’esecutivo, accusa quest’ultimo di inerzia sul tema sicurezza. Ma come si può risolvere il problema della violenza giovanile se non stroncando sul nascere, con forza e fermezza, chi abusa? E non è forse più un tema di educazione familiare, magari di contesto in cui si cresce, piuttosto che di misure politiche? Invece di interrogarsi sulle vere responsabilità, però, Lilli preferisce trasformare una tragedia in un’arma politica.
Riconoscimento speciale di onestà intellettuale a Giovanni Floris che, ospite della puntata nonché notoriamente non proprio un giornalista super partes relativamente al Governo Meloni, ha detto chiaramente come chiaramente l’accoltellamento di La Spezia non sia imputabile all’esecutivo.
Alessandro Bonelli, 18 gennaio 2026
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