
Domenica 24 agosto, quartiere Tor Tre Teste, Roma. È l’alba. Una donna di sessant’anni porta a spasso il suo cane in un parco di Roma. Un gesto normale che dovrebbe rappresentare la libertà quotidiana di ciascuno di noi. E invece si trasforma in incubo: viene aggredita, violentata, rapinata. Il responsabile è stato fermato qualche ora fa. È un ventiseienne gambiano, irregolare, si è difeso dicendo di aver agito sotto l’effetto del crack.
Correndo il rischio di essere accusati di populismo, non ci si può esimere dal dire che quando si verifica un episodio di questo tipo e si legge un titolo di giornale, si può indovinare con discreta facilità la dinamica dell’accaduto, la tipologia di assalto, l’etnia dell’assalitore. Insomma, ogni volta la stessa storia. Alcuni, solitamente quelli che rompono più le scatole sul patriarcato imperante, ci raccontano che sono casi isolati, episodi marginali. Ma i casi isolati si accumulano, e alla fine compongono un mosaico inquietante. Sempre più cittadini si ritrovano vittime di individui che non avrebbero mai dovuto varcare le nostre frontiere. Di irregolari che sono qui a fare il bello e il cattivo tempo, ad occupare, a commettere crimini di minore o maggiore entità, a condurre una vita senza regole.
Il prodotto di ciò che per anni è stata una vera e propria accoglienza senza filtri, un “venite tutti” che non ha mai fatto distinzione tra chi fugge davvero da una guerra, chi è socialmente e professionalmente utile per il nostro paese e chi invece viene a spacciare, drogarsi e violentare. E chi prova a sollevare dubbi viene subito zittito con accuse di intolleranza. Il risultato è che migliaia di irregolari restano qui, indisturbati. Non ci vuole molto a capirlo: chi non ha titolo per stare in Italia, chi è potenzialmente pericoloso, deve essere mandato via, subito. Senza tergiversare, senza appelli retorici alla fratellanza universale. Senza spot contro i CPR, senza ispezioni a sorpresa atte a dimostrare presunti soprusi dello Stato verso di loro. Non è questione di odio, ma di buonsenso. È difesa della nostra vita quotidiana, di chi vorrebbe soltanto passeggiare in un parco senza rischiare di non tornare più a casa.
Il problema è che, da troppo tempo, si preferisce guardare dall’altra parte. Si preferisce chiudere gli occhi davanti al degrado delle nostre città, fingere che non esista, raccontarci che “va tutto bene”. Così però accade che l’irregolarità tollerata diventi sempre più spesso criminalità brutale, e che un gesto normale come portare a spasso il cane si trasformi in una tragedia. E così è successo a Roma, di nuovo. Quindi, chi da giorni disquisisce sulla presunta molestia sessuale di un medico prima di una risonanza a causa di una frase sicuramente infelice, abbia almeno la decenza di non raccontarci che il problema migranti irregolari esiste solo nella testa di chi nutre un pregiudizio. Non è così, esiste un problema sistemico. E bisogna trovare una soluzione per il bene di tutti.
Alessandro Bonelli, 26 agosto 2025
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