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Superbonus, i 4 errori del governo Conte

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Come quasi tutte da quegli scappati di casa del M5s, anche quella del Superbonus 110% era una pensata fuori di testa. Naturalmente le intenzioni volevano essere buone, ma sappiamo dove conducono le vie lastricate di buone intenzioni, come osservava quel Marx che ben sapeva dove avrebbero condotto le buone intenzioni che lo animavano. Nel caso del Superbonus, si tratterebbe di dare l’aìre al settore edilizio. Ma a chiunque con la testa sulle spalle e il cervello dentro la testa non può sfuggire che qualcosa non funziona in uno Stato che risarcisce con 110 i cittadini che spendono 100. Il risultato sarebbe – così almeno denuncia il premier – un buco di 38 miliardi, cosa della quale non ci meravigliamo affatto.

Sono almeno quattro gli errori commessi da chi quel Superbonus ha partorito.

1. Il primo dei quali, già detto, di questo Stato insipiente che pagava 110 a chi spendeva 100: a mio modesto avviso, un errore a prescindere.

2. Il secondo errore della pensata è che non sia sovvenuto alla mente di chi l’ha avuta che gli importi della spesa sarebbero saliti alle stelle, visto che l’intero meccanismo veniva portato fuori dalle regole del mercato. In un sistema di mercato, i proprietari che desideravano migliorare le condizioni del proprio immobile avrebbero chiesto preventivi, e gli aspiranti esecutori, per assicurarsi la committenza, avrebbero gareggiato cercando ognuno di mantenere pretese sufficientemente basse per vincere e sufficientemente alte da essere remunerative, come giusto che fosse. Con lo Stato che paga tutto – anzi il 10% in più di tutto – il committente perde ogni interesse a cercare la migliore offerta. Per questi, pagare 100 o 300 non cambia, visto che non è lui a pagare. Infatti, con l’istituzione del Superbonus, i prezzi sono triplicati.

3. Il terzo errore è stato non aver previsto che sarebbero sparite dal mercato le attività non comprese nel bonus: per esempio, chi desiderava solo ritinteggiare le pareti interne di un grande edificio condominiale, non trovava ditte disponibili per il lavoro, essendo tutte impegnate col Superbonus. O, se ne trovava qualcuna, i prezzi erano diventati proibitivi. Come corollario di questo errore son fioriti interventi totalmente inutili, che molti committenti mai si sarebbero sognati di attuare con denaro delle proprie tasche. Per dire: per evitare la spesa per lavori ritenuti necessari – la tinteggiatura delle pareti interne, nel nostro esempio – sono stati aggiunti lavori non necessari, se non addirittura inutili,  pur di soddisfare i requisiti previsti dal bonus e farsi pagare la tinteggiatura dallo Stato.

Conosco chi desiderava cambiare gli infissi di casa propria (spesa 30 mila) ma, per rientrare nel superbonus ha dovuto incappottare i muri e installare il tetto fotovoltaico (spesa 200 mila). La perversa logica è stata quella di chi non bada a spese pur di risparmiare. Che in pochi mesi si sia raggiunto un buco di 38 miliardi non desta alcuna meraviglia, e non bisogna essere dei premi Nobel in Economia per capirlo, ma basta avere il buonsenso dell’economia esercitata da ogni buon padre di famiglia, giacché il decorso di tutta la faccenda s’è reso possibile solo perché è stata seguita la detta perversa logica.

4. Ma v’è un errore ancora più grave, un errore di natura ideologica, un bubbone malefico che sembra difficilissimo da estirpare, e che non attiene agli aspetti quantitativi del bonus, ma a quelli qualitativi. La condizione per godere del bonus è il presunto efficientamento energetico degli edifici, che è una cosa che, da sola, non sta né in cielo né in terra, e vieppiù non ci sta se si considerano gli interventi previsti. Pareti con coibentazione ottimale costruite sul nascere degli edifici sono una cosa, ma incappottare edifici già in essere ha dei costi che dal presunto risparmio energetico potrebbero essere ammortizzati in due secoli. Per dirne un’altra: in alcuni casi, per raggiungere i requisiti per godere del bonus è stato necessario che l’eventuale nuovo impianto termico fosse alimentato da pannelli fotovoltaici, ma questi funzionano bene d’estate, mentre l’impianto termico è attivo d’inverno. Grande, eh?

È la stessa attestazione di prestazione energetica (l’Ape) che qualche testa d’uovo s’inventò alcuni anni fa che non ha ragion d’essere. I consumi energetici dipendono quasi al 100% dalle abitudini del singolo. Infissi con isolamento acustico e con ottimale tenuta termica sono benvenuti, ma il loro vantaggio è il benessere della vita dentro casa e non il risparmio energetico in sé, che con un po’ d’aritmetica non è difficile stimare in poche unità percentuali. Un condominio incappottato è pressoché inutile se i condòmini – com’è buona pratica che sia – arieggiano gli ambienti più volte al giorno.

Dare aìre al settore edilizio è cosa ottima, ma su interventi che generano ricchezza, non sulla fuffa a Cinque stelle. Basti solo pensare che con 38 miliardi lo Stato avrebbe potuto installare 10 reattori nucleari e dimezzare la bolletta elettrica di tutti gli italiani. La posizione del ministro Giorgetti è encomiabile ed egli è un bravo amministratore della cosa pubblica. Purtroppo deve vedersela con quelli che il suo collega Crosetto ha apostrofato con parola sintetica ma efficace.

Franco Battaglia, 26 novembre 2022