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Svelato il segreto per sconfiggere la sinistra

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C’è un filo sottile, ma non per questo poco significativo, che lega il Sud e il Nord dell’Europa, ovvero la vittoria di larga misura di Isabel Diaz Ayuso a Madrid e quella altrettanto importante in molti collegi britannici dei Tories di Boris Johnson. E che, se colto, può essere utile forse anche al centrodestra italiano per mettere definitivamente ko la sinistra. La vecchia e la nuova: cioè quella dei socialisti e di Podemos in Spagna, ma anche quella del soft Labour di Keir Starmer che non si è mostrato affatto capace di riconquistare i consensi che l’hard Labour di Jeremy Corbyn aveva fatto volatizzare. E, chissà?, forse anche in Italia la “strana alleanza” fra Pd e Cinque Stelle.

Governare (bene) e vincere

Questo filo comune si chiama, banalmente, buon governo: cioè un governo che cerchi di rispondere ai bisogni concreti dei cittadini e non rincorra le ideologie, che capisca e vada incontro alle esigenze reali della maggioranza silenziosa di coloro che lavorano e vogliono semplicemente vivere la loro vita e non rincorra i simboli e i miti delle minoranze organizzate e attive più o meno radical chic. Quei radical chic che non hanno esitato a definire “irresponsabili” le politiche di gestione della pandemia di Diaz Ayuso e di Johnson e che invece alla fine si sono loro dimostrati inefficienti, inefficaci e per l’appunto poco responsabili. Sia beninteso, la politica epidemiologica madrilena e quella britannica sono state molto diverse anche fra di loro, oltre che rispetto a quelle seguite generalmente in Europa e a livello nazionale in Spagna. Ma entrambe hanno intercettato qualche mese fa la voglia di ripartire, ovvero la stanchezza delle persone che si vedevano costrette al lockdown senza una spiegazione razionale. Isabel e Boris si sono dati di fare con la forza della ragione e la passione (democratica) di chi ama e non disprezza il popolo. Mentre i sinistri, chiamiamoli scherzosamente così, si gingillavano immaginando “nuove normalità” e modi di vita più ecosostenibili e digitali, come è ora di moda dire, e quasi benedicevano inconsciamente il virus per la possibilità che dava loro di tenere a bada gli individui e farne così docile plastichina (vi ricordate il DAS?) per modellare nuove e “più belle” composizioni.

La via spagnola e quella inglese

Due vie diverse, ma un unico obiettivo, quelle madrilena e britannica. Boris Johnson ha giocato la carta dei vaccini, senza titubanze e equilibrismi, con qualche azzardo ma soprattutto con la consapevolezza che, data questa Unione Europea centralizzata e burocratica, la Brexit sarebbe stata già in questa prima occasione un vantaggio e non un handicap per l’azione. Diaz Ayuso ha invece puntato su quel “rischio calcolato” a cui Mario Draghi, con le ali tarpate da una parte della sua maggioranza, è arrivato solo adesso. Fra l’altro, l’impietoso confronto fra la campagna di vaccinazione inglese e quella europea ha fatto sorgere qualche dubbio anche fra i più “europeisti” dei sudditi di Sua Maestà: stando ai primi sondaggi relativi alle elezioni scozzesi, la spinta propulsiva dell’indipendentismo sembra essersi, se non arrestata, ridimensionata.