Tank e paludi: ora la guerra fa bene al clima

Dalle trincee alla torba, dall’agricoltura alla malaria: la nuova strategia anti-russa è trasformare i confini in acquitrini

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carri armati fango

Pensare che era così semplice. Ma quali cazzo di dazi, di sanzioni, guerre commerciali e voltafaccia, riarmi e riconversioni da industria automobilistica a bellica, peraltro un dejavu perché anche sotto il nazismo i tedeschi pensando di far cosa gradita al Fuhrer concepirono un veicolo tipo un carrarmato civile e venne fuori il “Maggiolino”, che per fortuna poi continuò per la sua strada su percorsi assai meno bellicosi, Per risolvere la guerra col sovietico invasor, per impantanare i tank neozaristi bastava, basta ridurre il mondo una palude: così ci guadagna anche il clima.

Pare un delirio da Greta Thunberg e sì, lo so che voi fremete, quella fonte già volete: e io ve la giro, è un roba un po’ allucinante di un certo sito united24media. 24 è il numero di cazzate espresso in migliaia, tipo i baci di Celentano: “Mentre l’Europa affronta crescenti preoccupazioni per la difesa e il cambiamento climatico, paesi come la Polonia e la Finlandia stanno cercando sempre più di ripristinare le paludi come soluzione strategica. Traendo ispirazione dall’uso da parte dell’Ucraina delle pianure alluvionali paludose per interrompere l’avanzata della Russia su Kiev nel 2022, queste nazioni stanno esplorando come la rivitalizzazione delle zone umide ricche di torba possa proteggere i confini e combattere il riscaldamento globale, secondo quanto riportato da Politico il 26 agosto”.

Poi la faccenda continua, sempre più demenziale, ma direi che possiamo finirla qua, se volete ve la cercate, ve la gustate. E insomma, i Paesi Nato “rianimano le paludi”, proprio così, per difendere i confini dalla Russia e combattere il cambiamento climatico: si ride, ma molto amaro, come il fiele, perché in questa distopia, in questo delirio sta tutto il senso di un tempo senza senso e senza sbocco. Non è manicomio fine a se stesso, è la conferma delle ipnosi, dei miraggi della èlite che si concentra nella Narrazione, la quale cosa, come si teorizza a Davos, ai raduni del WEF, “è l’unica cosa vera ed è nostra”.

È il mondo paternalistico autoritario, è la fine delle democrazie garantistiche occidentali, dove la garanzia era intesa, almeno formalmente, almeno a dimensione residua, del cittadino, dell’individuo contro l’arroganza propagandistica dello Stato. È la follia del piano Schwaab, quel folle vestito da guerre stellari che voleva sfoltire il mondo della metà, “non avrai niente e sei felice”: lo hanno fatto fuori perché si era intestato mezzo mondo e lo accusano di violenze sessuali seriali; o quegli altri, il Timmermans dell’omonimo piano europeo che voleva rendere il mondo allo stato di natura primordiale: ecco, ci siamo, si torna alle paludi, al regno delle zanzare e della malaria, ovviamente per motivi umanitari, difendere il pianeta da se stesso, dall’uomo bianco tossico e capitalista, e dalle smanie neozariste di conquista.

Tutto si tiene, finanza, clima, pace bellica, riarmo industriale, nel segno del mondialismo autoritario che ti impone sacrifici e rinunce, distopie e follie, ma “per il tuo bene”. Disgrazia nella tragedia, manca il filtro dell’informazione fondata sul riscontro fattuale e sul caro vecchio buon sens0o: ridurre i confini europei, ma poi perché limitarci?, a un immenso acquitrino di stampo vietnamita è la più spaventosa delle pazzie, ma nessuno lo dice, tutto passa come cosa normale e più è da camicia di forza e più è considerata normale; a questa stregua si potrebbero complicare i passaggi di confine obbligando milioni di soldati, poi di cittadini, poi di tutti, a pisciarci dentro; si potrebbero costruire trincee di sopravvivenza con la merda, il ventaglio delle soluzioni immaginifiche è sconfinato, tutto è possibile a partire dall’impossibile.

Volendo, può diventare anche uno slogan: dopo “sorrisi & canzoni”, dopo “divani & divani”, “confini & paludi”. Non sto scherzando, o almeno non scherzano “loro”, non scherza la élite che ha trasformato la Narrazione in realtà, l’informazione in comunicazione che può essere tutto e il contrario di tutto ma certo non informazione, non giornalismo: “Nel febbraio 2022, il consulente per la difesa Oleksandr Dmitriev ha suggerito di inondare le paludi del fiume Irpin distruggendo una diga, sapendo che il terreno allagato avrebbe potuto impantanarsi i carri armati russi. Il suo piano ha avuto successo, fermando l’avanzata russa e creando immagini virali dei carri armati di Mosca bloccati nel fango. Questa strategia di difesa creativa ha ispirato i paesi lungo il confine orientale della NATO a prendere in considerazione approcci simili per fortificare i loro confini affrontando al contempo le questioni climatiche”.

E che je vòi dì? Il mondo esplode nella sua guerra totale frammentata, in Cina fanno le parate monstre con una dotazione bellica spropositata, ma il nostro D’Alema, impettito come non mai, ci vede “un grande segnale di pace” e tutti i leader giurano di lavorare per la pace; e aggiungono che stanno lavorando a certi programmi di riciclaggio delle cellule, della genetica, in funzione dell’eternità: non lo sanno che se tirano giù tutti e 8 i miliardi di abitanti di questo sconvolto pianeta, ci restano sotto anche loro? E, in ogni caso, chi vorrebbe sopravvivere in un mondo ridotto a palude? “Tuttavia, metà delle torbiere dell’UE sono state prosciugate per l’agricoltura, che rilascia i gas serra immagazzinati e rende il terreno più percorribile per i veicoli militari. In risposta, i governi europei stanno valutando il ripristino delle torbiere come un modo per affrontare molteplici sfide. Il progetto di fortificazione del confine con lo Scudo orientale della Polonia, del valore di 2,5 miliardi di dollari, avviato nel 2024, include il ripristino delle torbiere come parte delle sue misure di protezione ambientale”.

Giusto: per risolvere la fame e le carestie, aumentiamole; aboliamo l’agricoltura e trasformiamo tutto in torbiere, così i carrarmati non passano. Tanto a risolvere il problema degli aiuti, dei generi di necessità, ci pensa Greta con la Flotilla dove a bordo se beve, se magna, se balla. Ma che spettacolo questo mondo che danza mentre affonda nelle sabbie mobili della sua demenza, ma ipocrita, ma vanitosa, ma vana. “So vain”, come dicono gli inglesi, per dire così vuoto, così pieno di sé. Di palude.

Max Del Papa, 10 settembre 2025

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