Tanto pe cambià

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar abbiamo deciso: votiamo sì al referendum sulla giustizia. Non siamo dei grandi esperti, ma a differenza di qualche cantante che spaccia il no per un atto femminista, non abbiamo paura di sbagliare. Non abbiamo paura che le cose cambino, ma che restino come sono.

Durante questa campagna elettorale ci pare che se ne siano dette di tutti i colori: magistrati che trattavano da delinquenti gli elettori decisi ad approvare la riforma e che davano dei mascalzoni ai giornalisti; funzionari che evocavano plotoni di esecuzione e l’opportunità di “liberarsi” delle toghe; comici in disarmo arruolati per fare propaganda raccontando menzogne patenti; politici che invocavano il ricorso alle clientele.

Non è stato uno spettacolo edificante, come quasi sempre accade nelle campagne elettorali. Ma al di là delle ragioni tecniche, che forse non siamo in grado di apprezzare fino in fondo, pensiamo che si tratti di scegliere tra due alternative: se vince il sì, si manda a una classe di intoccabili il messaggio che quella non è una categoria irriformabile, che non ci sono rendite eterne e intangibili. Tanto altro potrò ancora essere migliorato, ma magari questa consapevolezza renderà i magistrati più attenti a esercitare la giustizia nell’interesse di quel popolo in nome del quale emettono le loro sentenze. Se vince il no, passerà il messaggio opposto.

Non sappiamo se i giudici si “vendicheranno”. Di sicuro, sarà stata un’occasione sfumata, probabilmente l’ultima. A meno che, un giorno, non arrivi la sinistra a compiere quello che già nel recente passato aveva auspicato e che oggi, pur di andare contro Giorgia Meloni, rinnega. Già ce li vediamo: contrordine, compagni, le carriere vano separate…

Il Barista, 18 marzo 2026

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