Caffè avvelenato

Tecnico o politico?

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar abbiamo sentito l’appello a non politicizzare il referendum sulla riforma della giustizia. E ne capiamo le ragioni: la maggioranza non vuole commettere l’errore che incastrò Matteo Renzi, il quale trasformò la consultazione sulla sua riforma costituzionale in un plebiscito sul suo governo, anzi, sulla sua persona. E fu costretto a dimettersi, avendo perso.

Bisogna però essere onesti: le questioni tecniche – separazione delle carriere, doppio Csm eccetera – la gente che viene qui al bar non le mastica bene come le nostre bombe alla crema. Diciamoci la verità: chi voterà, voterà contro questa magistratura (quella che rimanda a zonzo uno straniero con 23 condanne, ad esempio), oppure contro questo esecutivo.

Forse gli italiani si lasceranno spaventare dal monito delle opposizioni sull’indipendenza delle toghe a rischio. E forse, per come ha impostato la campagna, se il No prevalesse, il centrodestra non sarebbe tenuto a fare la fine di Renzi nel 2016. Ma il segnale politico non si potrebbe ignorare.

Guardiamo in faccia la realtà: il puramente tecnico non esiste. È una foglia di fico. E quel che sarebbe peggio, in caso di sconfitta del Sì, non sarebbe tanto la bocciatura di Giorgia Meloni, quanto l’occasione perduta per l’Italia. Perché se salta questo giro, la giustizia non la si cambia più. Peggio per tutti.

Il Barista, 18 febbraio 2026

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