Esteri

“Telefonano tutti in Florida…”. Sorpresa a NY: cosa succede dopo Mamdani

Il discorso della vittoria del neo sindaco della Grande Mela mette in allarme i milionari di Manhattan. Che però pagano già il 48% delle tasse della città

zhoran mamdani new york Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Gli elettori che hanno creduto alla propaganda del “free stuff 4 all”, roba gratis per tutti, hanno eletto un tipo che ha fatto campagna elettorale al grido del “tassiamo i quartieri bianchi” e ora restano scioccati quando inizia il discorso di insediamento con una frase di Eugene Debs, socialista americano di fine ’800 (una specie di Bernie Sanders ma con molti più anni di galera). Solo a New York!

Già! Zohran Mamdani vince le elezioni a sindaco, afferra il microfono e sforna un discorso dal sapore meno “hope and change” e più “bastoniamo i ricchi”. Complimenti, New York! La parte più comica? Il grande piano di Mamdani è “far pagare ai ricchi la loro giusta parte”. Peccato che a New York l’1% più ricco già versi il 48% di tutte le entrate fiscali della città.

Nel frattempo, in Florida, gli agenti immobiliari stanno già rispondendo alle chiamate dei milionari di Manhattan in fuga, alla ricerca di un bel CAP tax-free. Perché c’è una cosa da sapere sul “tassare i ricchi”: loro possono permettersi di andarsene. Ovviamente diranno che si spostano per i rigidi inverni Newyorkesi, o perché “i ragazzi ormai sono cresciuti, è ora di ritirarci in una villetta con la staccionata bianca”. Ma sappiamo tutti che il vero sole che li attira è quello fiscale. E quando tutti i “ricchi cattivi” avranno fatto le valigie, chi pagherà le promesse di Mamdani? Spoiler: non sarà quello con i capelli blu che si è vantato su X di aver votato tre volte.

“Tre volte” direte voi… già, perché proprio quando pensi che la sceneggiatura non possa farsi più surreale, su X (ex Twitter) spuntano video di gente che si vanta di aver votato più volte. Sì, perché a New York, così come nella maggior parte degli stati democratici, serve un documento per: guidare, compare sigarette, comprare alcol, entrare nella maggior parte dei locali e ristoranti (per la verifica dell’età), per salire in aereo, per accedere ad una camera di hotel ma non per votare! No, perché i democratici sostengono che sarebbe discriminatorio nei confronti di chi non si può permettere un documento di identità (wait, what??). Quindi per votare ti chiedono solo di dire il nome e l’indirizzo, e via verso un futuro migliore.

 

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Zohran non fa nemmeno in tempo a scoprire se il suo nuovo ufficio dispone di un bagno “gender neutral” che abbandona il sorriso amichevole della campagna e lo sostituisce col ghigno famelico del risentito sociale in cerca di vendetta.

Dichiara guerra a Trump, ad ICE (agenzia incaricata di occuparsi dei clandestini), al 50% dei cittadini che non lo hanno votato, ai ricchi (usando la parola “padrone”, roba che in America non si sentiva dai tempi delle miniere), ai proprietari di casa che secondo lui tengono in ostaggio la popolazione — dimenticando che pagano in “property tax” venti o trenta volte la nostra IMU. E persino ai democratici che governano New York da tempo immemore.

Insomma, tra autobus gratuiti, affitti controllati, la guerra al sistema (anche quello che lo ha appoggiato) sembra di sentire i 5 Stelle ai tempi del “reddito di cittadinanza” e dell’“internet gratis per tutti”. Sappiamo bene come è finita.

E tale è lo shock che persino CNN, quella che ultimamente si trova costretta ad ammettere che Trump cresce nei sondaggi, inizia a preoccuparsi della deriva socialista che in soli 2 giorni ha preso il neo eletto sindaco. Arriva Van Jones, costuttore del noto news network che ai tempi faceva sembrare Che Guevara un moderato, a scandalizzarsi per la “retorica divisiva” di Mamdani. Davvero, Van? Quest’uomo ha fatto campagna promettendo di tassare i quartieri bianchi. Non era un sottotesto, era il testo. È come stupirsi che Landini indice l’ennesimo sciopero di venerdì! Cioè, i media che ne hanno alimentato l’ascesa ora fingono stupore per il fumo dell’incendio che loro stessi hanno acceso.

New York ha voluto giocare a fare la rivoluzione. Peccato che, come in tutte le rivoluzioni urbane, quelli con i soldi hanno sempre un piano di fuga e una casa in Florida. E quando anche l’ultimo “padrone” avrà caricato Louis Vuitton e commercialista sul SUV direzione Miami, chi pagherà le promesse del sindaco socialista?

Forse i “tre voti” di qualche idealista su X basteranno per sentirsi giusti, ma non per finanziare i conti della città. Nel frattempo i “ricchi migranti newyorkesi” dovranno capire se in Florida o in Texas saranno i benvenuti. Questa gente ha il viziaccio di scappare dai disastri che hanno contribuito a creare, per poi tentare di esportare le stesse idee malsane nel posto dove si rifugiano (vi ricorda di qualcuno?).

Intanto Ron De Santis, dalla soleggiata Florida, già minaccia ironicamente i liberal in fuga di non azzardarsi a portare con sé le loro “stupid politics”!

Cesare Rascel, 9 ottobre 2025

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