Adesso la Cdu-Csu ha un problema grosso come una casa. Grosso come il 44,5% degli elettori che in Sassonia si sono presentati al voto scegliendo l’ultradestra. Un trionfo oltre le aspettative per l’Afd, che ora rischia di trascinare giù dal piedistallo anche il cancelliere Friedrich Merz.
Partiamo dai numeri, freddi come il tracollo dei cristiano-democratici. In cinque anni l’Alternativa per la Germania ha raddoppiato i suoi consensi, passando dal 20,8% al 44,6%. La Cdu, guidata dal governatore uscente Sven Schulze, è andata nella direzione opposta: dal 37,1% è scesa al 16,9%. Gli altri partiti sono rimasti più o meno invariati e tutti sotto il 10%: la Linke (8,4%), la Spd (9,1%), i Verdi (8,9%) e la BSW, i populisti di sinistra, al 5,2%. Il tutto condito da un’affluenza record del 75%. Bene. Da qui, conoscendo un po’ la Germania, occorre analizzare il risultato sotto due punti di vista. Quello locale e quello nazionale.
In Sassonia, paradossalmente, il governo sarà tutto da costruire e tutt’altro che semplice. Per governare all’Afd servono 44 seggi e al momento ne ha ottenuti 39. Le uniche due soluzioni sono: un’alleanza tra gli estremi di destra e sinistra, Afd e Bsw, che potrebbero trovare consonanze soprattutto sull’immigrazione; oppure un’ammucchiata di tutti gli avversari dell’Afd, Bsw inclusa, al solo scopo di escludere il vincitore Ulrich Siegmund da ogni amministrazione. Difficile, ovviamente, che una simile alleanza possa durare a lungo. Infatti, l’Afd ha già fatto sapere che non intende scendere a compromessi e che, qualora non riuscisse a formare un governo, chiederà di tornare alle urne per ottenere il 50% dei voti e dei seggi. In realtà, Bsw è l’unico partito che non aveva escluso l’alleanza con Afd, rifiutando il “muro” anti-Alternative. “Naturalmente, per noi dell’AfD, uno scenario di governo con il BSW è molto interessante”, ha detto Alice Weidel in un’intervista. Ma non si esclude nemmeno un governo di minoranza: alla terza lettura per l’elezione del presidente della Sassonia, a cui ovviamente Siegmund si presenterà, basterà la maggioranza relativa dei deputati e Bsw potrebbe accontentarsi di astenersi per permettere all’Afd di formare il suo primo governo della storia.
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La scossa della Sassonia avrà però ripercussioni anche a Berlino. Ne sono convinti un po’ tutti. Non solo l’Spd, ma si vocifera che anche all’interno della Cdu-Csu ci sia chi vorrebbe silurare anzitempo Friedrich Merz. Ieri – proprio mentre si stava per palesare l’incubo Afd – il cancelliere ha riunito il Praesidium del partito per capire come reagire. È andato tutto peggio di come immaginavano i sondaggi, anche quelli più negativi. Scendere sotto la soglia del 20% puzza di umiliazione lontano un miglio e dimostra che il partito che fu egemone nell’ex Ddr ormai non scalda più i cuori della gente. Colpa di Angela Merkel e delle sue folli politiche di apertura ai migranti siriani? Facile. Colpa di Merz, che non ha saputo dare una svolta al suo partito e al suo governo? Altrettanto facile. Il gradimento del cancelliere è al 15% in tutta la Germania e ora la Cdu teme che tenerselo stretto possa far crollare a tal punto i voti da consegnare l’intera Germania, e non solo la Sassonia, all’ultradestra di Alice Weidel. In fondo, i sondaggi dicono che a livello nazionale il primo partito è l’Afd, con 6-7 punti di vantaggio sulla Cdu-Csu, che senza l’alleanza col partito bavarese sarebbe sotto il 20%. Insomma: un disastro. E oggi Merz dovrebbe parlare alla Germania…
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