Toc toc Mattarella, ma una parolina su Israele cacciata dal Festival di Venezia no?

Le Associazioni dell'amicizia Italia-Israele protestano per la lettera del Capo dello Stato in cui non menziona il boicottaggio alla festa del Cinema

9.9k 79
fanelli venezia mattarella 3

“La Mostra del Cinema di Venezia boicotta Israele, ma il Presidente Mattarella non se ne accorge”. Il titolo del comunicato stampa diffuso oggi dalla Federazione delle Associazioni Italia-Israele, è una sintesi giornalistica perfetta che non richiederebbe altro commento. Alla vigilia della manifestazione pro-Pal anche nei canali della Serenissima, Bruno Gazzo, presidente delle Associazioni che da anni, talora voce isolata, difendono il diritto di Israele a esistere e cercano di diffondere quella che è ormai “un’altra verità”, cronicamente marginalizzata e soffocata dalla cultura, o presunta tale, dominante, ha ripubblicato la nota del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in cui cultura, solidarietà e umanità si mischiamo in un cocktail nel quale non si fa il minimo cenno al fatto che nella grande arena della cultura e della solidarietà di cui si fregia la Mostra del Cinema, è stato espulso tutto ciò che “odorava” di Israele. Attrici, attori, registi cacciati perché appartenenti a uno Stato, che è ormai terribilmente comodo definire genocida.

“Il cinema è parte essenziale e irrinunziabile della cultura italiana; ne esprime, nel mondo, il genio; trasmette e consolida bellezza, speranza, valori. Il contributo del cinema è particolarmente prezioso in questo periodo nella vita del mondo che manifesta sovente il bisogno di recuperare solidità culturale e senso di umana solidarietà.” “Bella lettera signor Presidente”. Commenta la Federazione dell’amicizia Italia-Israele, ma precisa nel suo comunicato: “Peccato signor Presidente Mattarella che questo Festival ha boicottato Israele e gli artisti ebrei israeliani! Questo suo silenzio ci intristisce a addolora, perché noi abbiamo memoria di quelle leggi razziali fasciste del 1938 che esclusero gli ebrei dalla vita sociale in Italia”.

Brucia questo paragone? Speriamo di si. Come speriamo che i medici e gli infermieri che oggi digiunano per Gaza, trovino il tempo di saltare il cornetto e il cappuccino di domani mattina per gli ostaggi israeliani (non sono prigionieri, ma ostaggi) che Hamas si rifiuta di liberare. Medici e infermieri che digiunano per solidarietà, e che sono affiancati da Asl, che in uno Stato di diritto, dovrebbero tacere. Medici che boicottano e cestinano farmaci salva vita perché Israele le sue aziende…non possono salvare vite, come accade ogni giorno in ogni sperduto ambulatorio della sanità italiana. E allora facciamo pure morire i malati che ne hanno bisogno.

E domani tutti insieme appassionatamente nelle calli di Venezia, sino al red carpet con le benedizioni culturali della Repubblica. Sperando che alla prossima celebrazione della Shoah ci sia risparmiata almeno la commozione e la voce rotta dal pianto. In primis quella di Don Nandino Capovilla, cristiano con una guancia sola, che si strappa le vesti per Gaza e che non ha mai speso una parola per un Paese che in un anno è stato bersaglio da Gaza e dal Sud del Libano di 30mila razzi e droni esplosivi, tantomeno per le ragazze stuprate il 7 di ottobre e per gli ostaggi lasciati a marcire nei tunnel della Striscia.

Bruno Dardani, 28 agosto 2025

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version