Cronaca

Tocchi la sinistra e muori. L’errore fatale di Askatasuna

Il centro sociale finalmente sgomberato dopo 30 anni di illegalità. La sinistra non protesta. Cosa è cambiato? Gli antifà si sono

askatasuna cartello
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Askatasuna chiude i battenti dopo quasi trent’anni di “onorato” servizio. E così un altro simbolo della guerriglia urbana e di violazioni antigovernative ieri mattina, 18 dicembre 2025, è stato sgomberato, sequestrato e sigillato in un’operazione di polizia giudiziaria che segna il punto finale di una lunga vicenda di conflitti, contestazioni e polemiche.

Il centro sociale sorgeva in uno spazio occupato (strano…) dal 1996 in corso Regina Margherita, a Torino. L’immobile, che per quasi tre decenni ha ospitato il centro sociale anarchico e anticapitalista, è stato evacuato all’alba: diverse persone sono state trovate ai piani superiori dello stabile, nonostante l’accordo di massima con il Comune autorizzasse l’uso solo del piano terra. La prefettura torinese ha dunque comunicato al Comune il mancato rispetto delle condizioni del “patto” finora in vigore, implicando la violazione delle prescrizioni relative all’accesso ai locali, il che ha fatto decadere l’accordo di collaborazione che prevedeva l’uso dello spazio per attività sociali in cambio del rispetto di criteri di sicurezza e igiene.

L’operazione dello sgombero, questa volta fortunatamente tempestiva e inflessibile, è stata inoltre motivata dalle autorità in quanto legata alle indagini sugli assalti avvenuti nelle manifestazioni degli ultimi mesi, in particolare al raid alla redazione del quotidiano La Stampa del 28 novembre, oltre ad attacchi alla sede dello spazio per eventi OGR e agli uffici dell’industria della difesa Leonardo. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, citato dai media, ha definito lo sgombero “un chiaro segnale dallo Stato: non c’è spazio per la violenza nel nostro Paese”.

A dire il vero già nelle settimane precedenti la pressione politica sul centro sociale era salita: esponenti del centrodestra avevano chiesto con insistenza la chiusura definitiva di Askatasuna. E anche dal centrosinistra si sono levate non poche voci di critica. Ieri, per la prima volta forse, eccezion fatta per i partiti ultraradicali (i cui membri si presentano con la kefiah in parlamento) stanno rimanendo in silenzio e fischiettano di fronte allo sgombro. Come mai?

Eppure le lotte e le violenze di Askatasuna non sono una novità degli ultimi mesi. Queste ultime sono venute alla ribalta di recente per via della forte radicalizzione dei Pro Pal, ma bisogna dire che il suddetto coacervo di facinorosi ha da sempre la sovversione e la guerriglia nel suo genoma: ad esempio non si possono non citare gli scontri degli esponenti di Askatasuna con le forze dell’ordine per i cantieri dell’alta velocità Torino-Lione (ad opera dei movimenti no TAV). Proprio per i suddetti scontri, 28 membri di Askatasuna sono stati rinviati a giudizio e 18 di essi recentemente condannati. Insomma il centro sociale non è diventato estremo ora con la storia dei Pro Pal. Lo è sempre stato.

Come mai allora solo adesso la sinistra plaude allo sgombero? Come mai solo ora straccia il “patto” col Comune che invece fino a ieri difendeva? Semplice: i fedelissimi di Askatasuna hanno commesso un errore imperdonabile. Hanno assaltato la sede di un giornale, La Stampa, assai vicino all’ideologia di sinistra. Una forma di fuoco amico che la sacra compagnia dei compagni non può tollerare. E quindi il Pd di turno non sa davvero da che parte stare, schierarsi con i ragazzi ma voltare le spalle ad un importante editore, oppure giustificare lo sgombero anche alla luce della devastazione della sede de La Stampa, perdendo tuttavia un potenziale segmento di giovani infiammati?

Pensate alla differenza di reazione tra quanto avvenuto ieri e le proteste di Pisa, con tanto di manganellate, che scandalizzarono fino al midollo il Pd ed Elly Schlein. Sono state due risposte parimenti “muscolari” dello Stato. Eppure per Pisa si mobilitarono tutti, per Askatasuna oggi non più. Come mai? Perché nessuno se la sente più di difenderli dopo che hanno “toccato” la “libera stampa”.

Il che, ovviamente, denota una certa ipocrisia. Per i liberali, infatti, ogni atto violento è un problema da isolare; la sinistra invece ha sempre quell’anima godereccia e tornacontista che la orienta a disinsteressarsi completamente quando avviene qualche scontro con la polizia, qualche marcia antisemita, qualche coccola all’Islam radicale ma che la spinge a giurare vendetta se viene toccato uno degli organi di stampa a lei vicina.

Askatasuna andava chiuso anni fa. Andava chiuso perché occupazione illegale. Andava chiuso quando i suoi militanti sfasciavano Torino. Andava chiuso quando sono stati condannati per vari reati, anche gravi. Andava chiuso quando i No Tav hanno messo a ferro e fuoco la Val di Susa, quando hanno sparato razzi e bombe carta, quando hanno sequestrato un uomo in divisa rovinandogli la carriera. Ma se Piantedosi avesse ordinato lo sgombero prima dell’attacco alla Stampa, sarebbe stato sommerso di critiche. Invece ora nessuno, nemmeno a sinistra, osa contestare. Meglio tardi che mai.

Alessandro Bonelli, 19 dicembre 2025

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