L’astensione di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sulla giornata dedicata a Enzo Tortora non è soltanto una sgrammaticatura parlamentare: è l’ennesima dimostrazione di una subcultura giustizialista difficile da estirpare. Ha perfettamente ragione la figlia, Gaia, quando definisce “ridicole” le giustificazioni addotte e “incommentabili” i protagonisti di questa scelta.
Rifugiarsi dietro cavilli tecnici e pretesti procedurali per non sostenere un’iniziativa che rende omaggio alla figura simbolo delle vittime della malagiustizia significa cedere all’ipocrisia più becera. Enzo Tortora non appartiene a una parte politica: rappresenta una ferita ancora aperta nella storia della Repubblica e un monito permanente a tutela delle garanzie di ogni cittadino.
Vedere le opposizioni sfilarsi davanti a un atto di civiltà per puro calcolo politico, o forse per non scontentare i soliti pm-star, è un gesto destinato a lasciare il segno. Per una sinistra autenticamente liberale e garantista, il garantismo dovrebbe rappresentare un pilastro irrinunciabile e un presidio di libertà, non una bandiera di convenienza da ammainare al primo soffio di partito.
Arrampicarsi sugli specchi evocando la mancanza di un adeguato confronto in commissione per giustificare un’astensione che, nei fatti, equivale a una presa di distanza dal provvedimento è semplicemente vergognoso. Invece di cogliere l’occasione per fare i conti con gli errori del passato e riaffermare il primato del giusto processo, si è preferito rimanere ostaggio di un manettarismo di ritorno.
È l’ennesima occasione persa: una scelta che finisce per trasformare una doverosa memoria collettiva nell’ennesimo squallido teatrino ideologico.
Salvatore Di Bartolo, 5 agosto 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


