Tre motivi per cui Schlein sbaglia ad esultare

Alle elezioni regionali, la sinistra ha "strappato" Campania e Puglia a sé stessa. E il Pd ci ha pure rimesso un governatore

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Incuranti del fatto che vi sia assai poco per cui esaltarsi, piddini e aspiranti campolarghisti vari esultano per l’esito già ampiamente prevedibile della tornata elettorale regionale appena archiviata. A dispetto dell’illusoria euforia palesata nelle scorse ore dai vari leader di campo largo, va debitamente precisato che, soprattutto nel caso del Partito Democratico, esistono veramente poche ragioni per cui potersi rallegrare.

Al netto delle dichiarazioni di circostanza e delle celebrazioni di rito officiate in pompa magna dai segretari di partito, il quadro che queste ultime regionali ci restituiscono è tutt’altro che rassicurante per dem e compagni. In Veneto, il candidato Pd Giovanni Manildo si è fermato al 30% circa, venendo più che doppiato dal candidato leghista Alberto Stefani. Esito, anche questo, già da tempo scritto e alquanto scontato, si dirà, per cui, meglio soffermarsi sull’analisi del voto delle due regioni in cui le flotte campolarghiste hanno avuto la meglio.

In Puglia, più che di una vittoria del candidato presidente dem si è trattata di una netta affermazione personale di Antonio Decaro, già sindaco di Bari per un decennio, recordman di preferenze alle ultime Elezioni Europee, stimato trasversalmente dal popolo pugliese e non solo. Attenzione però: perché, a partire da oggi, il buon Decaro dovrà vedersela e suo malgrado convivere con cacicchi e capibastone vari, Emiliano su tutti, ancora influentissimi nel centrosinistra pugliese e ben lontani dall’essere marginalizzati come aveva auspicato a suo tempo Schlein. Inoltre Decaro non è propriamente un “uomo di Elly”, tutt’altro, tanto che in molti lo considerano il prossimo candidato alla segreteria dem non appena l’attuale inquilino del Nazareno perderà la fiducia del partito.

Ancora più intricata è, poi, la situazione maturata in Campania, dove il Partito Democratico ha dovuto cedere la poltrona di governatore al candidato pentastellato Roberto Fico, la cui presidenza sarà con ogni probabilità contraddistinta da un’inevitabile coabitazione con quei cacicchi risultati determinati nell’economia del successo campolarghista. Come previsto, infatti, l’apporto elettorale delle liste facenti riferimento al governatore uscente Vincenzo De Luca e ai sindaci di Napoli e Benevento, Gaetano Manfredi e Clemente Mastella, hanno fatto la differenza, consentendo alla coalizione guidata da Fico di imporsi sullo sfidante di centrodestra. Tanto bene, se ci si concentra sul mero risultato elettorale centrato. Tanto male, se si ragiona sul fatto che il neo governatore pentastellato si troverà perennemente ostaggio dei voraci appetiti clientelari degli stessi capibastone che, con i loro voti, lo hanno eretto alla carica di presidente della Regione Campania.

In estrema sintesi, dunque, l’esito favorevole delle due partite giocate rispettivamente in terra pugliese e campana è principalmente da ascrivere al peso elettorale dei singoli o a logiche marcatamente clientelari spesso e volentieri premianti nelle tornate elettorali amministrative o regionali. Per le ragioni di cui sopra, Schlein e compagni farebbero meglio a tenere a bada le spinte euforiche i facili entusiasmi post-elettorali. Dati, modelli e schemi andati in scena nelle ultime settimane in Puglia e Campania non sono né indicativi né facilmente replicabili o assolutamente efficaci su scala nazionale in vista delle prossime Elezioni Politiche.

Salvatore Di Bartolo, 25 novembre 2025

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