Fabiola Sciabbarrasi, modella e moglie di Pino Daniele, è stata ospite di Hoara Borselli nel podcast Sette Vite nel corso del quale ha ripercorso la sua storia con il cantautore napoletano scomparso improvvisamente nel gennaio 2015. Pochi giorni prima aveva cantato per il Capodanno in diretta televisiva. Che cosa aveva cantato e perché? Nell’intervista, Fabiola è tornata anche su un altro protagonista di quella vicenda: Massimo Troisi, l’attore che nel 1993 li presentò e che morì l’anno successivo, senza poter più far parte, nemmeno indirettamente, degli anni a venire della loro storia.
È da questi due elementi del racconto — il ruolo di Troisi come “Cupido” della coppia e un dettaglio sull’ultimo concerto di Pino — che nasce l’esercizio che segue: un “cosa sarebbe successo se” costruito sulle parole e le interpretazioni della stessa Fabiola.
C’è una frase, verso la fine della lunga chiacchierata che Fabiola Sciabbarrasi ha concesso a Hoara Borselli, che da sola vale “il prezzo del biglietto”: quella in cui la moglie di Pino Daniele racconta cosa avrebbe fatto Massimo Troisi se fosse stato ancora vivo negli ultimi, difficili mesi del loro rapporto. Non una battuta buttata lì, ma quasi una diagnosi: l’attore napoletano, dice Fabiola, sarebbe stato “l’elemento fondamentale” per far tornare insieme lei e Pino? L’uomo che li aveva fatti incontrare per primo sarebbe potuto essere anche l’unico capace di farli riavvicinare.
È da qui che parte un sogno che tanti fan di Massimo e Pino oggi condividerebbero: che cosa sarebbe successo se Massimo Troisi non fosse morto nel 1994 e se lui e Pino Daniele fossero arrivati insieme fino a quel Capodanno di trent’anni dopo… gli ultimi giorni di vita del cantautore napoletano?
Intanto, riavvolgiamo il nastro: fu proprio Troisi a presentarle Pino Daniele cinque anni dopo il loro primo incontro, quando fu proprio lui ad accompagnarla a casa e a scriversi il numero sulla sua agenda. “Ti presento la donna della tua vita” ha detto Massimo a Pino, secondo il racconto di Fabiola. L’attore diventa così una sorta di custode naturale della coppia: qualcuno che conosceva entrambi abbastanza a fondo da poter dire le cose che nessun altro aveva il coraggio di dire.
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Fabiola lo dice esplicitamente: Massimo “aveva una capacità interpretativa anche dei silenzi”, sapeva leggere gli umori di entrambi. E soprattutto, aggiunge con un’espressione che è già un piccolo ritratto, avrebbe probabilmente detto a entrambi, con l’ironia che gli era propria, di smetterla, “levate mano”, di finirla con gli screzi che li stavano allontanando. Se quella intuizione fosse fondata, la domanda diventa inevitabile: un Massimo Troisi vivo nel 2015 avrebbe davvero potuto essere il mediatore che mancò? O è più semplicemente il modo in cui il dolore, a distanza di tempo, cerca un varco per immaginare un finale diverso.
Il secondo tassello del “cosa sarebbe successo se” riguarda una serata precisa: il concerto di Capodanno in diretta Rai, quattro giorni prima della morte di Pino Daniele, nel gennaio 2015. Fabiola racconta che quella sera furono eseguiti “Io per lei” e “Amore senza fine”. Brani che probabilmente non erano previsti nella scaletta.
Lei quella diretta non la seguì ma con il tempo è arrivata a una convinzione: quei brani, semplicemente sbagliati per un contesto da “notte di Capodanno”, fossero un messaggio in codice rivolto a loro due. Una dichiarazione mandata in mondovisione a chi, quella sera, aveva scelto di non ascoltare.
È un dettaglio che, letto oggi, acquista il peso di un presagio. Se quel segnale fosse arrivato — se Fabiola avesse acceso la televisione quella notte, se le parole di quelle due canzoni fossero state raccolte e non lasciate cadere — la storia tra i due si sarebbe chiusa diversamente nei quattro giorni che restavano? O il destino, come dice lei stessa parlando del caso e del non caso nella loro storia, aveva già scritto un’altra pagina, indipendente da qualunque riavvicinamento?
Fabiola non crede che quella separazione sarebbe diventata un divorzio formale. Pensa che lei e Pino avrebbero continuato a discutere, ad “arrabbiarsi” — usa proprio questa parola ma che non sarebbero riusciti a disfare quel “noi” fortemente voluto fin dall’inizio. È la stessa logica per cui, oggi, associa la fine imminente e improvvisa del gennaio 2015 non a una rottura definitiva ma a un capitolo interrotto a metà: due persone che si erano allontanate, colte da un destino che non ha lasciato il tempo per chiudere il cerchio.
Ecco allora il vero gioco delle ipotesi, quello che lega insieme i due fili del racconto di Fabiola: un Massimo Troisi ancora presente per intercedere, e un segnale — quello delle canzoni di Capodanno — colto e non lasciato cadere. In questo scenario alternativo, i quattro giorni che separarono quel concerto dalla scomparsa di Pino Daniele non sarebbero stati gli ultimi di una storia in sospeso ma l’inizio di un nuovo inizio. Non sappiamo, ovviamente, se sarebbe bastato. Ma è proprio la sensazione di un tempo mancato per pochissimo — quel “non abbiamo avuto il tempo di dircelo”, come lo definisce Fabiola stessa — a rendere questa ipotesi tanto struggente quanto impossibile da verificare.
Resta, come dice lei nel libro che ha dedicato a questa parte fondamentale della sua vita, “l’amore intorno”: ciò che è accaduto davvero, al netto di ogni “se”.
Ivan Mazzoletti, 5 agosto 2026
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