
Secondo un articolo del The Telegraph, anche Babbo Natale sarebbe diventato un problema politico. A sostenerlo è un blog ufficiale dei Brighton and Hove Museums, che invita a “decolonizzare” Father Christmas perché «troppo bianco», troppo occidentale e colpevole di giudicare i bambini attraverso la dicotomia “buono/cattivo”.
Nel post si sostiene che la tradizione della lista dei “naughty and nice” rappresenti una «binary occidentale» che insegna ai bambini che «il colonizzatore ha il potere di giudicare tutte le persone». Babbo Natale, descritto come un’autorità universale che decide chi merita i doni, incarnerebbe dunque «assunzioni coloniali di superiorità culturale». Da qui la proposta: smettere di giudicare i bambini, trasformare Santa in un personaggio “più diverso”, farlo lavorare in fabbrica “alla pari” con gli elfi e persino affiancargli – o sostituirlo con – una “Mother Christmas”, per combattere patriarcato e colonialismo insieme.
Il museo suggerisce ai genitori di «sfidare lo sguardo coloniale», concentrandosi sulla gioia anziché sulla valutazione morale, e di raccontare storie in cui Santa non giudica, ma “impara” dalle culture che incontra. Una narrazione che, nelle intenzioni, dovrebbe privilegiare lo scambio culturale al posto dell’autorità.
Le reazioni, come riporta il Telegraph, non si sono fatte attendere. Lord Young, fondatore della Free Speech Union, ha definito il documento «po-faced», ironizzando sull’idea che i bambini di altri Paesi possano offendersi se Babbo Natale scende dal camino. Ancora più duro il giudizio di Alka Sehgal Cuthbert, direttrice di Don’t Divide Us, che parla di un’operazione «intellettualmente vacua», un gioco di «faux radicalismo anti-occidentale» che mira a rompere il senso di appartenenza a una cultura comune. Per entrambi, il museo è un serio candidato al titolo di “Grinch dell’anno”.
Di fronte alle polemiche, un portavoce dei musei ha ridimensionato il caso, spiegando che il blog – scritto nel 2023 – voleva «stimolare riflessione e dibattito», non dire alle persone come celebrare il Natale. L’obiettivo, affermano, sarebbe quello di incoraggiare curiosità e pensiero critico, mostrando come anche le storie più familiari riflettano prospettive storiche e culturali specifiche.
Resta però una domanda di fondo, che il Telegraph implicitamente solleva: fino a che punto la rilettura ideologica può spingersi senza scivolare nel grottesco? Quando anche Babbo Natale diventa un “dispositivo di potere” da smontare, il rischio non è tanto quello di decolonizzare le fiabe, quanto di svuotarle di ciò che le rende universali: la capacità di parlare, semplicemente, ai bambini.
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