
Non si ferma lo scontro armato tra Israele e Iran. I fatti sono noti, le implicazioni enormi. Benjamin Netanyahu ha lanciato una serie di raid aerei mirati su siti strategici iraniani, colpendo installazioni nucleari e basi militari. La Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, ha definito l’offensiva israeliana un “grave errore” e annunciato ritorsioni contro il “regime sionista”. Teheran ha iniziato un’intensa risposta missilistica, estendendo il conflitto anche a Gaza. Trump, lasciando anticipatamente il G7 in Canada, ha chiesto agli abitanti di Teheran di lasciare la capitale e ha minacciato Khamenei, descrivendolo come un “bersaglio facile”. Al momento, gli Stati Uniti non hanno compiuto attacchi diretti, ma hanno fornito supporto con cacciatorpediniere e jet militari posizionati nella regione, monitorando l’evolversi della situazione. Ed è proprio sul possibile coinvolgimento americano che ora si concentrano tutte le attenzioni.
Durante una serie di incontri nella Situation Room della Casa Bianca, Trump e il suo team di sicurezza nazionale hanno discusso diverse opzioni per affrontare la crisi. Il presidente ha dichiarato più volte di avere il controllo totale dei cieli sopra l’Iran, sottolineando la superiorità tecnologica americana rispetto ai sistemi difensivi iraniani. “Nessuno fa le cose meglio dei buoni vecchi Stati Uniti”, ha aggiunto in un post sui social media.
Una delle ipotesi principali è l’impiego del Massive Ordnance Penetrator, una bomba “bunker buster” progettata per colpire siti sotterranei come l’impianto di Fordow, situato sotto una montagna. Israele non possiede le capacità tecniche per colpire efficacemente quel sito e sta facendo pressioni sugli Stati Uniti affinché intervengano direttamente. Il Senatore Lindsey Graham ha dichiarato: “Se possiamo aiutare Israele, dobbiamo farlo”.
La decisione non è stata presa ancora. O almeno non ufficialmente. “Attaccare i siti nucleari iraniani? Potrei farlo o non farlo. Ma non lo dirò in pubblico”, ha detto Donald Trump rispondendo ai giornalisti al seguito alla Casa Bianca e invitando Netanyahu a “continuare così”. Secondo il presidente, Teheran si trova “in guai grossi e vuole negoziare” ma “forse è troppo tardi”. “Ci hanno contattato – ha spiegato The Donald – Hanno ipotizzato di venire alla Casa Bianca. Ma mi sembra tardi…anche se non è mai troppo tardi. Dico solo due semplici parole: resa incondizionata”. Trump ha poi aggiunto di aver offerto all’Iran “l’ultimatum definitivo” perché ha “perso la pazienza”: “Niente è finito fino a quando è finito. Sapete la guerra è molto complessa, molte cose brutte possono succedere, ci possono essere molte svolte, quindi non so”. Secondo il presidente Usa, “la prossima settimana sarà molto grande, forse meno di una settimana, forse meno”.
Negoziati in bilico
Nonostante le pressioni israeliane, fino a pochi giorni fa Trump insistette per trovare un accordo diplomatico con l’Iran. Nel corso degli ultimi mesi, diversi colloqui tra le delegazioni di Usa e Iran si sono svolti a Muscat, ma sono stati sospesi a causa dell’intensificarsi del conflitto. L’obiettivo di Washington rimane il disarmo nucleare di Teheran, ma la finestra per negoziare sembra chiudersi rapidamente.
Da parte iraniana, Khamenei ha risposto alle dichiarazioni di Trump definendo qualsiasi intervento statunitense una scelta che provocherebbe “danni irreparabili”. Al tempo stesso, l’Iran ha intensificato i propri attacchi contro Israele, provocando decine di vittime e feriti. Secondo l’AIEA, alcune delle infrastrutture sotterranee presenti a Natanz avrebbero già subito danni significativi. La missione iraniana presso l’Onu ha poi replicato alle parole del presidente Usa: “Nessun funzionario iraniano ha mai chiesto di strisciare ai
cancelli della Casa Bianca”. L’unica cosa più spregevole delle sue bugie è la sua codarda minaccia di `eliminare´ la Guida Suprema dell’Iran. L’Iran NON negozia sotto costrizione, NON accetterà la pace sotto costrizione, e certamente NON con un guerrafondaio”.
Divergenze tra i leader mondiali
La crisi in Medio Oriente ha diviso i leader internazionali. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso il proprio sostegno alle operazioni israeliane, descrivendole come “il lavoro sporco… che Israele sta facendo per tutti noi”. Al contrario, il presidente francese Emmanuel Macron ha esortato a cercare soluzioni diplomatiche, sottolineando i rischi di destabilizzazione per l’intera regione. Anche la leader europea Kaja Kallas ha chiesto una de-escalation immediata, mettendo in guardia contro il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.
Intanto, il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ribadito l’intenzione di continuare le operazioni contro i simboli di potere del regime iraniano. Dalla Striscia di Gaza, le forze israeliane hanno intensificato i raid aerei, con tragiche conseguenze per i civili.
Il futuro dell’alleanza Usa-Israele
Netanyahu ha spinto per mesi affinché gli Stati Uniti intervenissero direttamente nel conflitto. Già dal dicembre 2024, Israele aveva pianificato gli attacchi contro Teheran, come confermato da fonti americane. Tuttavia, l’imminenza di un intervento statunitense rimane incerta. Al Congresso americano, un gruppo bipartisan ha proposto una risoluzione per limitare l’uso della forza militare senza un’autorizzazione preventiva.
Nonostante le divisioni interne sul tema, Trump sembra intenzionato a portare avanti la sua strategia aggressiva nei confronti di Teheran, un cambiamento rispetto alla sua iniziale campagna elettorale incentrata sul ridurre il coinvolgimento americano nei conflitti internazionali.
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