Trump e Conte due pugili suonati

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Alla Casa Bianca come a Palazzo Chigi si aggirano furiosi due animali politici feriti in cerca di venir fuori dai pasticci in cui si sono cacciati. Ma mentre Donald Trump si affida alle nuove tecnologie della scienza politica, quel quantum politics teorizzato dal presidente armeno Armen Sarkissian che attraverso gli algoritmi interpreta perfettamente il sentimento e le emozioni popolari, Giuseppe Conte insegue le vecchie logiche dello show televisivo del Grande Fratello e si fa sbeffeggiare ormai da tutti quando rilancia il desueto format degli Stati Generali dell’economia.

In realtà dalla sua gli è rimasto, con i sodali del Fatto Quotidiano, solo il sindacalista Maurizio Landini, il quale è il padrone assoluto ormai del Ministero del Lavoro con la ministra grillina Nunzia Catalfo che si è piegata completamente ai disegni assistenzialisti della Cgil, sovraccaricando l’Inps di compiti che non gli appartengono come la distribuzione di bonus. In Italia ormai si aspetta una mossa del Presidente Mattarella per convincere Mario Draghi, o una personalità dello stesso livello, a gestire la difficile fase della ricostruzione fino alla scadenza della legislatura, magari con l’ingresso nell’esecutivo di quei segretari di partito che vorranno entrarci, mentre negli Stati Uniti la battaglia si risolverà a novembre con le elezioni.

L’insidia più pericolosa per Trump è il ricostituito asse tra due famiglie che contano tra i democratici Usa, gli Obama e i Clinton, che hanno deciso di mettere sotto tutela Joe Biden. Secondo un sondaggio arrivato da Tel Aviv ed in queste ore sulla scrivania del Presidente, Biden potrebbe vincere se convincesse Michelle Obama a correre con lui come vicepresidente oppure, in alternativa, chiedesse a Barack di assumere il ruolo di Segretario di Stato. Se Biden avesse un incidente di percorso e dovesse lasciare anzitempo l’incarico, Michelle gli succederebbe immediatamente. Diversamente, Biden ha già lasciato intendere, qualora eletto, di non aspirare a un secondo mandato. In tale caso, la sua vice sarebbe la naturale candidata alla successione.

Ma gli Obama e i Clinton devono guardarsi dall’abilissima Nancy Pelosi, l’affascinante e potente italo-americana speaker della Camera, pronta a lanciare nella mischia Alexandria Ocasio-Cortez, sua protetta e segreta apprendista. Dal canto suo, Trump si gioca il tutto per tutto drammatizzando gli scontri delle ultime ore tanto da rinchiudersi, come gli hanno suggerito gli algoritmi, nel bunker sotterraneo della Casa Bianca e cercando una mossa vincente in politica estera come, ad esempio, il clamoroso annuncio a sorpresa di un accordo con l’Iran che rilancerebbe ulteriormente l’economia. Ma in questo gioco di fantapolitica come si muovono Mosca e Pechino?

È indubbio che Cina e Russia stiano facendo tutto il possibile per amplificare mediaticamente le proteste violente e i saccheggi negli Stati Uniti, dimostrare le contraddizioni di chi usa la clava morale e democratica contro gli autoritarismi eurasiatici e gettare benzina sul fuoco dell’anti-trumpismo globale. Tuttavia, così facendo Putin e Xi rischiano paradossalmente di favorire Donald Trump, di cui molti elettori americani apprezzano il pugno di ferro e la risolutezza nel ripristinare l’ordine e la legalità. Infine, e questo è un aspetto decisivo, i dati economici americani sono sorprendentemente positivi, molti dei 40 milioni di disoccupati creati dal Covid torneranno presto a lavorare e le borse segnalano forte ottimismo, mentre in Italia a crescere saranno solo la povertà e il disagio sociale, viste le inutili bugie. Senza volerlo, Cina e Russia rischiano di tirare la volata a Trump. Perché forse pure loro, come l’Italia, preferiscono un Presidente repubblicano, sia pure scapestrato come lui, a un democratico: più pragmatico e meno ideologico.

Luigi Bisignani, Il Tempo 7 giugno 2020

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